“IL VECCHIO E IL CIELO” in scena fino al 9 maggio al Piccolo Teatro Grassi di Milano

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Per un vecchio preside comincia una nuova vita. Nel primo giorno di pensione la sua mente è affollata da mille propositi per dare sostanza a questa nuova libertà. E’ l’eccitazione del primo momento che gli fa sognare nuove frontiere, nuove avventure e lo spinge a tagliare i ponti con la compagna e con la figlia. Ma è l’incontro imprevisto con un clochard, personaggio surreale, che lo costringerà ad uscire da una realtà virtuale e prendere coscienza dell’intrinseca debolezza della terza età. Il barbone diventa il deus ex machina della situazione, prende metaforicamente per mano il pensionato, ne assume l’identità e lo traghetta dolcemente sulla sponda della vecchiaia. L’incontro con il clochard rappresenta il risveglio della propria coscienza con la quale il vecchio avrà un rapporto conflittuale fino al giorno in cui sarà obbligato a guardarsi allo specchio e si renderà conto del vuoto esistenziale in cui inconsapevolmente si dibatte.

Non c’è niente di forte, di sconvolgente nella pièce “Il vecchio e il cielo di Cesare Lievi in scena in questi giorni al Piccolo Teatro Grassi. Preceduto da recensioni molto positive la commedia non delude ma ridimensiona fortemente le aspettative per l’eccessiva normalità del testo. Lo spettacolo non crea emozioni forti e intense negli spettatori vaccinati come sono da una realtà ben più dura e sconvolgente. Non è un trattato sulla caducità della vita umana, ma uno spaccato familiare e sociale a bassa tensione. Un racconto sussurrato sul crollo delle aspettative, sulle delusioni che, col passare degli anni, si moltiplicano e che portano ad esorcizzare il futuro rifugiandosi nel carpe diem. Quello che premeva all’autore era mettere al centro lo scontro fra realtà e sogni e le contraddizioni della famiglia che è spesso una fucina di rancori, incomprensioni, egoismi, avidità.

Interessante il gioco di luci e colori di Luigi Saccomandi, molto belli i cambi a vista delle scene di Josef Frommwieser, funzionali le musiche curate da Flàvio Martins Dos Santos e i costumi di Marina Luxardo.

Convincente l’interpretazione di Gigi Angelillo, Ludovica Modugno, Paolo Fagiolo e Giuseppina Turra. Attenta la regia di Cesare Lievi.

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