“Gengè”

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Il protagonista,
Vitangelo Moscarda, è una persona ordinaria, che ha ereditato da giovane la
banca del padre e vive di rendita. Un giorno, in seguito all’osservazione da
parte della moglie che il suo naso è leggermente storto, inizia ad avere una
crisi di identità, a rendersi conto che le persone intorno a lui hanno
un’immagine della sua persona completamente diversa dalla sua. Da quel momento
l’obiettivo di Vitangelo sarà quello di scoprire chi è veramente lui. Decide
quindi di cambiare vita (rinunciando ad essere un usuraio) anche a costo della
propria rovina economica e contro il volere della moglie che nel frattempo è
andata via di casa. In questo suo gesto c’è il desiderio di un’opera di carità
ma anche quello di non essere considerato più dalla moglie come una marionetta.
Anche Anna Rosa, un’amica di sua moglie che lui conosce poco, gli racconta di
aver fatto di tutto per far intendere a sua moglie che Vitangelo non era lo
sciocco che lei immaginava e che non c’era in lui il male. Il protagonista
arriverà alla follia in un ospizio, dove però si sentirà libero da ogni regola,
in quanto le sue sensazioni lo porteranno a vedere il mondo con altri occhi.
Vitangelo Moscarda conclude che, per uscire dalla prigione in cui la vita
rinchiude, non basta cambiare nome: proprio perché la vita è una continua
evoluzione, il nome rappresenta la morte. Dunque, l’unico modo per vivere in
ogni istante è vivere attimo per attimo la vita, rinascendo continuamente in
modo diverso.

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