Dal Profondo

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Ogni giorno ci arrivano notizie di morti improvvise, incidenti, risse, sparatorie,
in cui spesso vengono coinvolti degli innocenti.
Leggiamo le prime righe e poi giriamo la pagina, non per indifferenza o insensibilità,
ma perché la mole di informazioni cui siamo soggetti provoca l’assuefazione. E’così,
non è colpa di nessuno.
L’intento del racconto, soffermandosi su un fatto – purtroppo frequente ai nostri giorni –
è di stimolare una riflessione sulle conseguenze di queste tragedie: che cosa succede
a quelli che rimangono? Quale sarà la loro vita dal giorno dopo in avanti?
Non ci sono intenti moralistici o didattici, è un’indagine sulla sofferenza attraverso
il microcosmo della mente di un uomo.

Lo spettacolo
In seguito alla perdita improvvisa dell’unica figlia, un padre e una madre
sprofondano in un abisso di disperazione. La madre viene colpita da un ictus e
non parla più, il padre – il narratore – schiacciato da questi eventi, attraverso i
pensieri, le domande esistenziali, le riflessioni su se stesso e sulle persone
che lo circondano, entra in una dimensione ‘onirica’ dove il vero e il falso, il
reale e l’irreale, il possibile e il non possibile si fondono. E’ una situazione
tragica e grottesca allo stesso tempo, il narratore non si rende conto di essersi
addentrato in un tunnel senza via d’uscita. Ma una persona verrà in suo aiuto,
facendogli intravedere la possibilità e la necessità, per lui e sua moglie, di
continuare a vivere, seppur dolorosamente, in maniera accettabile per
entrambi.

Lo spettacolo si sviluppa attraverso un  racconto in 12 quadri in forma di monologo a più voci, con l’ausilio di immagini e di un meccanismo scenico a tapis roulant.
Il narratore è l’attore principale al quale si affiancano altri attori che di volta
in volta interpretano i vari ruoli. Tra un quadro e l’altro sono gli stessi attori a
fare i cambi di scena.

Durata 75 minuti

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