The Nightmare Before Christmas

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Natale o Halloween? I protagonisti di ‘The Nightmare Before Christmas’ non vogliono scegliere tra le due feste e, per risolvere il problema, decidono di unirle. O, almeno, di provarci. Nasce da questa bizzarra quanto simpatica idea il musical in scena al Teatro Roma fino al 14 dicembre, liberamente tratto dal fortunato film di animazione di Tim Burton per la regia e l’adattamento di Federico Malafronte.
“Il rapporto tra l’essere e l’apparire, la metamorfosi dei personaggi che si evolvono proprio mentre si sviluppa la trama. Sono questi i punti cardine sui quali si basa lo spettacolo ‘The Nightmare Before Christmas’ che, dell’originale, conserva solamente l’idea iniziale”. Con queste parole Federico Malafronte spiega il significato della sua opera. “Ho riflettuto molto su ogni scena e su ogni ruolo, tutti i personaggi ruotano intorno a una triade composta dal protagonista Jack, da Sally e dal dottore”.
“Il primo è insoddisfatto, all’inizio sembra che il suo problema sia rappresentato da chi lo circonda, solo dopo Jack scoprirà che il vero nodo è interiore, è nel suo animo. Sally è, apparentemente, la donna-bambola, creata dal dottore per ubbidire senza esternare qualità personali. La verità è che questa ‘bambola’ sarà l’unica a credere in un sentimento forte come quello dell’amore e, per questo motivo, riuscirà a conquistare il cuore e l’animo di Jack”.
“Sally è la Beatrice di Dante – sottolinea il giovane regista -, riesce a far evolvere la figura di Jack mentre gli abitanti di Halloween, metafora della gente comune, rimarrà sempre nel suo piccolo mondo, non crescerà. La figura del dottore, infine, vive con Sally un rapporto genitoriale e, quando quest’ultima staccherà il cordone ombelicale, sarà lo stesso dottore a crescere attraverso il dolore provato dal distacco”.

“Abbiamo ragionato a lungo sulla figura di Sally e sul ruolo della donna-bambola, oggi tanto discusso. Allo stesso tempo, mi sono interrogato su quanto Halloween sia una festa che non ci appartiene, a differenza del Natale; per questo motivo Halloween è stato ambientato in luoghi diversi da quelli tipicamente legati alla tradizione anglosassone. L’ambientazione è molto semplice e minimal, lo scenario è essenziale e tutto avviene di notte, quasi a simboleggiare il sonno nel quale sono avvolti tutti coloro che si lamentano della società, ma non fanno nulla per cambiarla”.
“Anche i costumi sono diversi da quelli del film – precisa ancora Malafronte -. Abbiamo prestato particolare attenzione a ogni minimo dettaglio legato ai vestiti dei personaggi in scena, scegliendo uno stile a metà tra il dark e il circense, quasi come se la società fosse un grande circo”. “La rivisitazione di quest’opera la rende totalmente diversa dall’originale che tutti conoscono, in questa versione c’è un approfondimento pensato e ragionato per lanciare un messaggio preciso,non basta essere in questa società. Bisogna esserci. Viviamo in un periodo privo di riferimenti ed è importante rispettare sempre questo imperativo”.

Dopo il successo ottenuto già lo scorso anno con il ‘Moulin Rouge’, la Nightday Production di Marco Venzi torna con uno spettacolo dedicato ad adulti e bambini, mettendo abilmente in scena una riflessione ironica sul vero senso del Natale. Attraverso i grotteschi personaggi di Halloween e il loro modo di interpretare le nostre festività, lo spettatore si interroga su quanto sia difficile, oggi, apprezzare l’importanza della celebrazione e i valori che ne delineano i tratti essenziali. Attraverso le rocambolesche vicissitudini di Jack e Sally e le esilaranti avventure degli altri protagonisti, il giovane Malafronte conduce il pubblico in una dimensione fiabesca dove, però, non mancheranno risate e divertimento. Il cast è formato da artisti professionisti, già interpreti di altri musical proposti sulla scena teatrale italiana, come Ilaria de Angelis (Fiordaliso in ‘Notre dame de Paris’), Diego Curzola, Roberto Fazioli, Caterina Gramaglia, Stefano Flamia, Simo ne Tromboni, Valentina Moretti. I costumi sono di Giulia Mariotti, la scenografia di Grazia Amendola, voci curate da Germana Patriarca e musiche di Matteo Zito.

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