The Coast of Utopia di Tom Stoppard – Salvataggio –

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Si conclude al Teatro Argentina di Roma l’acclamata trilogia The Coast of Utopia, di Tom Stoppard. In scena (repliche fino a domenica) Salvataggio, capitolo conclusivo della monumentale trilogia che abbraccia un arco temporale che va dal 1853 al 1868.

Anche nell’ultimo capitolo resta intatto l’anima corale dello spettacolo che se nella prima parte, Viaggio, si concentrava soprattutto sulla figura di Bakunin, nel capitolo precedente (Naufragio) e in quello conclusivo è imperniato soprattutto sulla figura di Alexsandr Herzen membro e promotore di quella intellighenzia russa, fervente classe di opposizione all’assolutismo dello Zar.

Anche in Salvataggio, Marco Tullio Giordana riesce a orchestrare un nutrito cast nella coralità della vicenda, ritagliando a ciascun personaggio il suo spazio, concentrandosi su ogni scena molteplici ritratti psicologici ed emotivi.

Ai salti spazio-temporali da montaggio quasi cinematografico, Giordana avvicenda scene suggestive ambientate nella piovosa Londra, lascia susseguire i sogni-visioni di Herzen, concretizza sulla scena evocativi richiami a luoghi e momenti lontani, ma sempre presenti nell’animo dei protagonisti. Le scene e le luci di Gianni Carluccio animano con risoluta rapidità la ricostruzione di ogni palazzo di ogni luogo o non luogo attraverso un’illuminazione calda e accogliente.

In Salvataggio Stoppard racconta ancora l’epopea dell’intellighezia russa, illuminata però dalla saggezza della maturità. Il pubblico ritrova Aleksandr Herzen (l’intenso Luca Lazzareschi) che, dopo aver perso l’amatissima moglie, lascia Parigi e si trasferisce a Londra, patria deputata di tutti gli esuli politici. I figli crescono e in casa arrivano anche Nikita Ogarev (Fabrizio Parenti), suo amico d’infanzia e sua moglie Natasha (l’umorale Irene Petris), migliore amica della moglie morta.

Presto Aleksandr e Natasha si scoprono innamorati anche se il loro rapporto non sarà idiallico: fra litigi, nascite e riconciliazioni, Herzen si getta nuovamente nel mai sopito impegno politico ritrovando la passione nell’ideologia e nel conforto dei suoi amici esuli.

La sua casa diventa il punto d’incontro del benestante romanziere Turgenev (Giorgio Marchesi) criticato per il suo Padri e figli, del ciclonico Bakunin (Denis Fasolo), sempre alla ricerca di un nuovo progetto rivoluzionario in cui l’irruenza giovanile resta immutata, ma anche di Louis Blanc (Corrado Invernizzi), Marx (Francesco Biscione)…

L’Impero Russo è allo sbando dopo l’abolizione della servitù della gleba ed Herzen finanzia una stampa libera russa e polacca e si guarda indietro dissociandosi dagli intenti rivoluzionari e sanguinosi delle nuove e generazioni. Nel terzo capitolo della trilogia Stoppard continua a raccontare con taglio a tratti ironico e disilluso le vicende personali dei personaggi: il pubblico ritrova l’evoluzione di uomini e donne che hanno creduto nei principi di uguaglianza, che hanno creduto nell’Utopia rivoluzionaria. La trilogia si chiude sulla cosciente riflessione di Herzen: l’invito è andare avanti, anche se non esiste un approdo sicuro. È il momento del bilancio della rivoluzione, della maturità che porta con sé la consapevolezza che Utopia non esiste: il mondo è imperfetto, ma reale. Ed è proprio nella parabola evolutiva della consapevolezza acquisita di Herzen che si concretizza la tumultuosa parabola di Coast of Utopia.

I dialoghi di Stoppard sono brillanti e umoristici, politici e concreti e continuano a raccontare di uomini e donne alle prese con la vita e con la rivoluzione. Si chiude il sipario su una riuscita e imponente coproduzione (Teatro Stabile di Torino, Teatro di Roma, Zachar Produzioni di Michela Cescon) che ha avuto il coraggio di portare in scena, per la prima volta nell’Europa continentale, un grandioso affresco storico e umano che getta completamente lo spettatore in un magnifico romanzo russo dai risvolti umani.

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