Libera Nos

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da Libera nos a Malo di Luigi Meneghello
di Antonia Spaliviero, Gabriele Vacis, Marco Paolini
regia
Gabriele Vacis
con Mirko Artuso Natalino Balasso e Christophe Mileschi
musiche Roberto Tarasco 
Fondazione del Teatro Stabile di Torino
 

Il Teatro Stabile di Torino rinnova il suo impegno internazionale presentando per la terza volta, in poco più di un anno, un suo spettacolo sui palcoscenici parigini. Dopo Operette Morali di Giacomo Leopardi con la regia di Mario Martone (Théâtre de La Ville, 14 – 15 giugno 2011) e Fatzer Fragment / Getting Lost Faster di Bertolt Brecht con la regia di Fabrizio Arcuri (Théâtre des Abbesses, 6 – 7 giugno 2012) giovedi 27 settembre 2012, alle ore 19.00, andrà in scena all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi LIBERA NOS tratto da Libera nos a Malo di Luigi Meneghello. Il testo – scritto da Antonia Spaliviero, Gabriele Vacis, Marco Paolini – è affidato alla regia di Gabriele Vacis, con le musiche di Roberto Tarasco. La lettura scenica (in versione bilingue) prodotta dal Teatro Stabile di Torino, sarà interpretata da Mirko Artuso, Natalino Balasso e Christophe Mileschi (che ha tradotto Libera nos a Malo di Meneghello in francese).  

Cogliendo la fisicità e la poetica del romanzo di Meneghello, Libera Nos ripercorre attraverso il dialetto vicentino, ma anche con la raffinatezza della lingua italiana scritta, il lieve e terribile tempo dell’infanzia. Del “piccolo borgo” dell’infanzia rivivono sulla scena gli esilaranti e talvolta tragici personaggi, la vita paesana, il duro lavoro, le bande, le bambine poi donne, le zie e gli zii, i matti, i professori, le generazioni che arrivano e quelle che vanno, il vecchio e il nuovo che si affrontano.

Luigi Meneghello è nato a Malo (Vicenza) nel 1922. Ha insegnato a lungo a Reading in Inghilterra. La sua prima opera,
Libera nos a Malo (1963), è ormai considerata dalla critica uno dei maggiori libri del secondo Novecento italiano. Scrittore della memoria e della rievocazione del tempo dell’infanzia, Meneghello ha un carattere stilistico del tutto personale. Nei suoi libri utilizza una sorta di patois, con frequenti innesti di neologismi ed elementi gergali che esprimono un personale gusto del grottesco e dello scavo linguistico-filologico.

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