International Opera Awards 2013 – Oscar della Lirica III Edizione

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fotoTeatro Comunale di Bologna

(Sabato 18 maggio 2013)

 

Il programma celebrativo del 250° anniversario del Teatro Comunale di Bologna comprendeva anche la serata degli Oscar della Lirica, promossa e organizzata dalla Fondazione Verona per l’Arena e dalla Fondazione Teatro Comunale, per la consegna dei premi a cantanti e personaggi dello spettacolo scelti tra una lista di candidati.

Il premio, nato nel 1995 per volontà di Alfredo Troisi, si prefigge l’obiettivo di “valorizzare e contribuire al rilancio della musica lirica, alla diffusione dell’arte del canto e dell’opera che è innanzitutto disciplina di vita e di cultura, scuola di sacrificio e di impegno, di studio e dedizione costanti“.

Vincitori dell’edizione 2013 sono risultati il tenore Gregory Kunde (assente), il soprano Daniela Dessì, il mezzosoprano Elisabetta Fiorillo (assente), il basso Roberto Scandiuzzi (assente), il baritono Bruno Praticò, l’orchestra del Teatro Comunale Di Bologna (ha ritirato il premio il suo direttore Michele Mariotti, che lo ha consegnato al primo violino Emanuele Benfenati), la costumista Brigitte Reiffenstuel, il corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma con il coreografo Misha Van Hoecke.

I cantanti sono stati premiati con una statuetta che rappresenta la Nike di Samotracia e gli altri con un premio in scatola che da lontano abbiamo solo intravisto.

Sono stati conferiti anche un Premio Speciale alla memoria di Luciano Pavarotti consegnato a Nicoletta Mantovani da Giovanni Allevi (ospite d’onore della serata), un Premio Speciale Opera al cinema a Franco Zeffirelli (Ilenia Sirtori in rappresentanza dello sponsor principale Korff ha consegnato il premio ad una luccicante Priscilla Fiazza nipote di Zeffirelli), un Premio Speciale alla carriera al soprano Raina Kabaivanska (accolta in palcoscenico da una standing ovation) per i suoi cinquantacinque anni di attività con quattrocento produzioni di Tosca e quattrocento di Madama Butterfly, un Premio Speciale per la New Generation al tenore Stefano Tanzillo della Fondazione Luciano Pavarotti premiato da Nicoletta Mantovani e al mezzosoprano Chiara Amarù.

Sono stati premiati poi il Sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna Francesco Ernani per mano di Daniela Traldi presidente di Conflirica, il sindaco di Bologna Virginio Merola (assente sostituito dall’assessore Patrizia Gabellini) per mano di Giorgio di Bisceglie della Fondazione Verona per l’Arena, ed è stata data una medaglia del Presidente Napolitano all’ideatore degli oscar della lirica Alfredo Troisi.

Infine è stato premiato dallo sponsor Jaguar Italia anche Alfonso Signorini, direttore del settimanale Chi, anche lui melomane e per l’occasione garbato e simpatico conduttore della bella serata evento, che aveva la regia di Giovanna Nocetti.

I cantanti hanno offerto al pubblico un brano del loro repertorio.

Stefano Tanzillo, un tenore ventiquattrenne di belle promesse ma con una tecnica di respirazione e d’emissione da acquisire, ha aperto le esibizioni con la nota aria del Duca di Mantova “Ella mi fu rapita” da Rigoletto di Verdi (voce chiara di bel timbro, fiati corti e tutto quel che comporta un canto non in maschera).

Poi è entrata Chiara Amarù e si è aperto l’universo, perché il mezzosoprano è una rossiniana doc, ha una vocalità importante, estesa, voluminosa, con suoni rotondi fin dalla prima nota e ben impostati in ogni registro e con precisa proiezione del suono, voce densa e robusta negli affondi, duttile e agilissima nella fitta coloratura, nel canto di sbalzo e nei salti d’ottava dai trilli e dagli slanci acuti agli appoggi gravi pieni e consistenti, canta in maschera e fa uso delle mezze voci e della messa di voce. Ha cantato magnificamente l’aria “Nacqui all’affanno” dalla Cenerentola di Rossini che ha concluso coi fuochi d’artificio del rondò finale “Non più mesta”.

In sostituzione dei cantanti assenti è stata chiamata all’ultimo momento Dimitra Theodossiou che abita a Bologna a due passi dal teatro e che aveva vinto l’anno scorso il premio oscar della lirica. La scelta è stata azzeccatissima, perché il soprano greco si è presentata col cavallo di battaglia dei suoi esordi, un brano che soltanto una cantante con una grande voce può affrontare con sicurezza, un genere di canto spinto e lanciato che il soprano aveva via via sostituito con modulazioni più dolci e più intimistiche. Mi è piaciuto molto quindi sentire di nuovo la Theodossiou nella difficilissima aria di Odabella  con cabaletta “Santo di patria” da Attila di Verdi, affrontata con voce imponente e spiegata, slanci acuti formidabili e vibranti con salti temerari alle sonorità piene della zona grave, cesello della messa di voce, agilità vertiginose nei virtuosismi della cabaletta, naturalezza d’emissione, incisività d’accento, interpretazione intensa.

Bruno Praticò con soprabito di broccato bianco come un marajà ha snocciolato con dizione chiarissima e possente mezzo vocale la zampillante cascata di note del suo pezzo forte, l’aria di Don Magnifico “Miei rampolli femminini” dalla Cenerentola di Rossini, corredandola della sua nota mimica. Gli ha consegnato il premio l’assessore alla Provincia Maria Bernadetta Chiusoli.

Daniela Dessì, premiata da Raina Kabaivanska come artista cantante e regina del canto lirico (ma già la Dessì era stata incoronata regina della lirica nel 2007 dall’Associazione Musicale Mario Tiberini), ci ha donato una splendida interpretazione di “Io son l’umile ancella” da Adriana Lecouvreur di Cilea, con una voce dal colore vellutato e dal suono denso, mezze voci deliziose e messa di voce perfetta, struggenti filati in pianissimo poi rinforzati, una voce che dà i brividi e trasmette le vibrazioni dell’anima.

Annunciato come Guest Star della serata, il pianista-compositore-direttore Giovanni Allevi è entrato correndo in palcoscenico col suo look abituale (maglietta nera a maniche corte, jeans neri, capelli neri ricci arruffati) e la sua nota aria “allunata”, ha scambiato due parole affannose col presentatore (lo sappiamo come fa), poi ha ben diretto l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna che ha eseguito la sua composizione “A perfect day ”, un brano sinfonico con un tema di base reiterato all’infinito dalle varie sezioni orchestrali con tempi uguali ma con registri e sonorità diversi. Poi se n’è andato. Niente esibizione al pianoforte quindi.

Cambiando genere di musica Giovanna Nocetti, in veste di cantante con chitarra in mano si è esibita in un omaggio a Lucio Dalla, cantando Caruso e duettando con la potenza vocale dello strepitoso soprano Francesca Patanè.

Poi tre ballerini del teatro dell’opera di Roma (Alessandra e due maschietti) hanno fatto qualche passo di danza partendo dalla platea su coreografia di Misha Van Hoecke, presentato in palcoscenico.

Il pittore Serafio Rudari, posizionato sul palco sinistro di boccascena, ha dipinto in contemporanea un quadro che ha poi donato al Sovrintendente del teatro Francesco Ernani.
L’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna era diretta da Elisabetta Maschio, che indossava un elegante abito lungo di chiffon blu chiaro con maniche a pipistrello stretto in vita da un’alta fascia dorata e nel dirigere assumeva pose e movenze sinuose anche appoggiandosi ogni tanto alla sbarra come una ballerina.

 

 

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