Pietro il Matto

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fotodi Mimmo Grasso e Massimo Maraviglia

scritto pensando al Peer Gynt di Henrik Ibsen

regia Massimo Maraviglia

con Elisabetta Bevilacqua|Rosario D’Angelo|Silvio De Luca|Alessandro Errico

Rosario Giglio|Giulia Musciacco|Ettore Nigro|Cira Sorrentino

 

e la Compagnia Asylum 2013
Marco Aspride|Anna Bocchino|Clara Bocchino|Giulia De Pascale|Michele Di Mauro|Rebecca Furfaro

Paola Magliozzi|Raimonda Maraviglia|Stesy Raiano|Daniele Sannino|Luca Serafino|Luigi Ventura

 

musiche Canio Fidanza|eseguite da Francesco Calzolaro (clarinetto)|Ilaria Carbone (violino)|Federica Carbone (flauto)|Rolando Maraviglia (contrabbasso)|Andrea Pucci (corno)|Domenico Staiano (viola)|Alfonso Valletta (fagotto)|sound engineering Giuseppe Vastarella

costumi Lou Pfaffmann|training Caterina Leone|assistenti alla regia Raimonda Maraviglia, Anna e Clara Bocchino|oggetti di scena e grafica Luca Serafino|regista assistente Ettore Nigro|organizzazione Anna Marchitelli|direttore di produzione Carmine Di Franco

produzione Asylum Anteatro ai Vergini in collaborazione con Teen Théâtre e col patrocinio dell’Istituto Patafisico Partenopeo

 

Pietro il Matto è il nuovo spettacolo itinerante prodotto dall’Asylum Anteatro ai Vergini, un labirinto mobile in cui entrate e uscite non sono obbligate. E allo spettatore, più che di assistere a uno spettacolo, viene chiesto di entrare in un mondo e di compartecipare alla sua costruzione.

È stato scritto pensando al Peer Gynt di Henrik Ibsen, gli autori – Mimmo Grasso e Massimo Maraviglia, quest’ultimo firma anche la regia – ne hanno amato l’esuberanza immaginifica e il principio motore: l’idea di un uomo che combatte la sempiterna e comune battaglia tra la necessità del finito e il desiderio d’in-finito.

Pietro il Matto – spettacolo non unilineare in cui molte scene si ripetono e altre sono in simultanea, senza scenografie se non quelle naturalmente offerte dal luogo della rappresentazione, senza luci se non quelle naturali o fatte di lumi a candela – è un’ideale caccia al tesoro al Pietro che è in ognuno di noi («una sorta di poeta matto, il personaggio “incompiuto” di una favola inquieta in cui tutto è possibile»), un costruire e decostruire le possibili storie di Pietro, un abbandonarsi agli immaginari di un’infanzia d’altri tempi, un gioco ardimentoso di equilibri tra leggerezza radiosa e popolana grevità, tra Pulcinella, Munacielli e gli eroi dell’antica Grecia, tra Commedia dell’Arte e minimalismo orientale.

 

DATE:

v28|s29|d30 giugno ore 20.30

v12|s13|d14 luglio ore 20.30

Stufe di Nerone (via Stufe di Nerone 45|Bacoli)

 

s20|d21 luglio ore 20

Basiliche paleocristiane di Cimitile (Via Madonnelle|Napoli)

(lo spettacolo inizia alle 21, è preceduto dalla visita guidata alle basiliche

il cui prezzo è inserito nel costo del biglietto)

 

d28 luglio ore 21.30

CastCafè (Via Castello 50B|Bacoli)

 

Prezzo Intero 15 euro|Ridotto 10 per studenti e over 65

Prenotazione obbligatoria al 333 1198973|347 1012863

 

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E dopo aver girovagato per la Campania tra chiostri, foreste, ruderi e laghi

– debuttando il 21 giugno scorso nella piazza Giordano Bruno di Nola

e in altre trenta location della Regione –

Asylum Anteatro ai Vergini

ripropone a gran richiesta

 

Taranterra

un testo di poesia trasformato in spettacolo itinerante

di Mimmo Grasso

 

regia Massimo Maraviglia

 

con Ettore Nigro

e la compagnia Asylum 2013

Marco Aspride|Anna e Clara Bocchino|Sara Cotini|Silvio De Luca

Giulia De Pascale|Fabiana Fazio|Rebecca Furfaro|Paola Magliozzi

Raimonda Maraviglia|Monica Palomby|Teresa Raiano|Daniele Sannino

 

musiche originali Andrea Tarantino|voce soprano Leslie Visco

 

v5 luglio ore 20

Basiliche Paleocristiane di Cimitile (via Madonnelle|Napoli)

(lo spettacolo inizia alle 21, è preceduto dalla visita guidata alle basiliche

il cui prezzo è inserito nel costo del biglietto di 10 euro)

s6 luglio ore 21.30

CastCafè (Via Castello 50B|Bacoli) (intero 10 euro|ridotto 7)

 

v19 luglio

San Leucio|Caserta (intero 10 euro|ridotto 7) ora e location da definire

 

Prenotazione obbligatoria al 333 1198973|347 1012863

 

 

Taranterra è una messa in scena in cui gli attori danno vita agli oggetti, ai quadri e ai loro abitanti evocati dai versi, servendosi esclusivamente dei propri corpi, di tammorre, bastoni e tessuti che trasformano e ridisegnano lo spazio dell’azione, evocando ora la tenda nel deserto di un anacoreta, ora una processione, una penultima cena, una piazza d’armi, una distesa assolata di grano, un formicaio, un tempio, un pantano, una giostra, un giaciglio, una fossa, un solo luogo di ricongiungimento e a un tempo di separazione. Uno spettacolo pensato per essere rappresentato ovunque il teatro possa tornare a essere un momento collettivo di reciproco ri-conoscimento (o di ri-conoscenza?) profonda, tra chi offre e riceve, chi riceve e offre.

 

Taranterra è prima di tutto un poema in versi di Mimmo Grasso (pubblicato nel 2009, per i tipi de “Il filo di partenope”, in 200 esemplari numerati, con incisioni di Mario Persico e la copertina ottenuta impastando sabbia di un termitaio africano per avere l’effetto vento-di-scirocco) in cui il regista ha scorto due miracoli: «Il primo, quello di un uomo che guarisce attraverso la parola/azione, il secondo – comune a tutta la poesia quando è poesia – relativo alla dissoluzione della parola che da segno astratto si trasmuta in vibrazione guaritrice, percussione improvvisa che scuote dal sonno, soffio rigeneratore, scossa rivelatrice». Dunque, Taranterra non può, per le vie della ragione, diventare teatro, se teatro è storia, personaggi, azione, dialettica di posizioni, mimesi e catarsi. Di tutto questo in Taranterra c’è poco o nulla. Almeno in apparenza. Ma se il teatro è preghiera, rito, baccanale, sinfonia, corale, genesi o riscoperta di relazioni misteriche e analogiche tra i corpi e le loro espressioni sinestesiche, allora Taranterra diventa il testo drammaturgico per eccellenza. «Taranterra è una caosgonia, forse, o più semplicemente la storia irraccontabile dell’istante in cui un uomo (o l’uomo?) nasce/muore/nasce, o forse dell’attimo in cui l’eterno ritorno si trasmuta per sempre in ricordo placato, senza rancore, guarito». E il risultato è uno spettacolo dal forte impatto visivo e sonoro (dunque emozionale), sebbene fondi quasi esclusivamente la sua composizione sugli attori, veri e propri strumenti musicali, che interagiscono con altri più convenzionali strumenti musicali e una ridotta attrezzeria che a tratti ricorda quella dei giocolieri.

 

musiche Andrea Tarantino|voce soprano Leslie Visco|costumi Monica Palomby|consulenza scenica Armando Alovisi|disegno luci Ettore Nigro|training vocale Caterina Leone|aiuto regia Gennaro Schiano e Raimonda Maraviglia|fotografia Teresa Raiano|grafica Marco Di Lorenzo

 

 

Ufficio stampa Anna Marchitelli

marchitelli.comunicazione@gmail.com|333 1198973

 

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