Un’onesta lavoratrice

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un'onestalavoratriceL’atmosfera è intima ed insieme accogliente. Non siamo a teatro ma in un salotto di Bagnoli, periferia di Napoli, a pochi passi da Pozzuoli. Fuori la brezza del mare, dentro ci aspetta un esperimento fuori dagli schemi: il teatro in una casa. Non c’è palco, né quinte, né sipario eppure siamo di fronte a quel teatro che piace e cattura anche senza elementi a cui normalmente il pubblico è abituato. Per la rassegna “Il teatro cerca casa” ideata da Manlio Santanelli, e coordinata da Livia Coletta e Ileana Bonadies, questa sera assistiamo ad un monologo alquanto singolare “Un’onesta lavoratrice” scritto dall’esordiente Antonella Platì e diretto da Nello Mascia. In scena una bravissima Federica Aiello a vestire il burqa di una divertentissima professionista del terrore. Una donna kamikaze, il suo vero nome è impronunciabile, l’ha dovuto trasformare in Mira per la legge del minimo sforzo. Di ritorno dalla spesa (bombe a mano, proiettili, mine antiuomo e quant’altro), dopo aver schivato le avances del vicino, ribattezzato “omm’ azzeccuso” inizia a narrare la sua storia nell’attesa di una telefonata dei capi. Discende da una famiglia di terroristi, e non ha mai sbagliato l’obiettivo. È stata inviata a Napoli per un attentato. Strano ma vero, nessuno aveva mai pensato a Napoli come possibile obiettivo per un attentato e Mira inizia a capirne le ragioni. Vatti a fidare dei pullman, mai puntuali, e poi quando arrivano dove la piazzi la bomba con tutta la folla che c’è? E come fare un attentato all’ospedale se devi fare i conti con il parcheggiatore abusivo che non ti lascia parcheggiare l’auto-ordigno? Continuamente interrotta da telefonate e citofonate Mira inizia a capitolare e dal suo divertentissimo monologo vengono fuori i difetti e le contraddizioni di una città impossibile. Insomma una ironica donna kamikaze in un città difficile da vivere e anche da attentare. Il testo estremamente leggero e ironico non irride solo la figura della donna terrorista ma la stessa città di Napoli che fa capitolare anche il più affidabile dei professionisti del terrore.

Tra il pubblico anche il regista dello spettacolo Nello Mascia e l’autrice esordiente Antonella Platì a cui abbiamo rivolto qualche domanda.

Come hai lavorato alla regia di questo testo considerando che non siamo in teatro?

“Ho accettato l’invito di Federica per questa regia ma trattandosi di un monologo tutto è affidato alla bravura dell’interprete. Non fungo proprio da regista in questo caso, ma le ho dato solo dei consigli. Il monologo del resto riesce grazie all’attore e Federica è stata bravissima”

In una nota di regia parli di “teatro olfattivo” in riferimento al progetto “Il teatro cerca casa” che cosa intendevi?

“Era una provocazione, ma una provocazione veritiera. Ormai siamo abituati agli attori che recitano con il microfono, che non sanno più usare il diaframma, che non sanno impostare la voce, poiché c’è un eccesso di attori televisivi. Durante questi esperimenti puoi vedere la bravura dell’attore, sentirne la fatica e il sudore, percepirne tutto lo sforzo”

Antonella il tuo testo è molto leggero ed ironico forse anche merito della protagonista femminile?

“Si inizialmente il testo era scritto per un ruolo maschile, ma poi Federica leggendolo mi ha convinta a cambiarlo e a riscriverlo totalmente al femminile. Il testo ci ha guadagnato, è decisamente più divertente e paradossale, non si ironizza però solo sulla donna terrorista ma soprattutto sulla città”

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