“Marat-Sade” di Peter Weiss

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fotoNanni Garella da anni cura la salute mentale dei pazienti psichiatrici dell’Associazione Arte e Salute di Bologna con l’attività artistica. Ora, attraverso il percorso teatrale, decide di portare in scena «La persecuzione e l’assassinio di Jean-Paul Marat» di Peter Weiss, un classico dell’avanguardia del secondo Novecento. Si narra la storia del marchese De Sade che, realmente internato per molti anni nel manicomio di Charenton, dirige un dramma che rievoca l’uccisione di Marat facendo recitare nei vari ruoli i pazienti del manicomio stesso. Quale migliore occasione per Garella di proporre una sua personale rilettura dell’opera facendo interpretare i personaggi degli internati del manicomio di Charenton dai pazienti/attori dell’Associazione Arte e Salute? Una duplice identificazione, il teatro nel teatro e persone con problemi psichiatrici che interpretano i ruoli degli internati nel manicomio francese. In quello che il regista definisce “dramma musicale di discendenza brechtiana” (a mio avviso anche teatro didascalico) gli unici attori professionisti sono il bravissimo Nanni Garella nei panni di De Sade e la splendida, intensa Laura Marinoni nel ruolo di Charlotte Corday. Nella sua rilettura Garella adatta il testo di Peter Weiss alle possibilità e alle esigenze della compagnia sottoponendolo al rischio di rendere lo spettacolo meno brillante di quanto il testo suggerirebbe. Dice infatti il regista: “Il lavoro di drammaturgia è stato lungo: siamo partiti dallo studio della Rivoluzione Francese, per poi arrivare a quello dei personaggi e infine alla lettura della pièce e all’interpretazione delle canzoni, musicate ex novo da Saverio Vita ispirate a Weill e Eisler, cercando di tagliare il tutto a nostra misura. Un’esperienza entusiasmante sia per gli attori-pazienti sia per me e Laura Marinoni”.

La storia in breve. Marat è un rivoluzionario plebeo, deluso che, per una malattia della pelle, dirige l’attività politica seduto in una vasca da bagno. Giunge dalla provincia la girondina Charlotte Cordey che vuole uccidere Marat perché lo ritiene il principale sobillatore della guerra civile. Giunta da Caen chiede di essere ricevuta da Marat, ma viene respinta. Ritenta più tardi e munita di una lettera di presentazione riesce ad essere ammessa alla sua presenza. Marat è nella vasca da bagno, una mensola grezza è coperta di carte, di lettere aperte e di fogli iniziati. Charlotte evita di fermare il suo sguardo su di lui estrae il coltello e lo pugnala morte. (Quattro giorni dopo verrà ghigliottinata).

La pièce sottolinea il pessimismo individualistico di De Sade, il suo scetticismo sulla natura umana più che la fede rivoluzionaria del tribuno. È uno scontro fra l’intellettuale divin marchese esegeta del male assoluto e l’utopia visionaria del rivoluzionario Marat.

La domanda che alla fine, rientrati nella dura realtà quotidiana, ci poniamo: Il manicomio è metafora della vita?

Il meccanismo teatrale funziona alla perfezione grazie alla regia di Nanni Garella. Le scene sono semplici e funzionali.

Alla fine i bravissimi attori/pazienti escono dai rispettivi personaggi, ognuno riprende la propria identità e in coro gridano al mondo la loro istanza di amore e libertà. Sono tutti degni di menzione con Laura Marinoni, Nanni Garella, ricordiamo Nicola Berti, Giorgia Bolognini, Luca Formica, Pamela Giannasi, Maria Rosa Iattoni, Iole Mazzetti, Fabio Molinari, Mirco Nanni, Lucio Polazzi Deborah Quintavalle, Moreno Rimondi, Roberto Risi.

Ed è proprio sulle note di “All you need is love” dei Beatles che si chiude metaforicamente il sipario. Interminabili gli applausi di un pubblico entusiasta e commosso che è stato coinvolto e posto nella condizione di attore anziché di passivo spettatore.

 

 

 

 

 

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