Orchidee

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fotouno spettacolo di Pippo Delbono-Compagnia Pippo Delbono
con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella
Immagini e film Pippo Delbono
Luci Robert John Resteghini
Musiche di Enzo Avitabile e Deep Purple, Miles Davis, Philip Glass, Victor Démé, Joan Baez, Nino Rota, Angélique Ionatos, Wim Mertens, Pietro Mascagni

Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma Nuova Scena- Arena del Sole- Teatro Stabile di Bologna Théâtre du Rond Point- Parigi, Maison de la Culture d’Amiens- Centre de Création et de Production

 

Scena vuota, luci accese, Pippo Delbono parla dalla regia, dietro di noi: è iniziato Orchidee.

Come scrive Delbono: “L’orchidea è il fiore più bello ma anche il più malvagio perché non riconosci quello che è vero da quello che è finto. Come questo nostro tempo. In Orchidee c’è il tentativo di fermare un tempo che sto attraversando. Un tempo confuso dove mi sento, ci sentiamo, in tanti, credo, sperduti […] Con la sensazione di aver perduto qualcosa. Per sempre. Forse la fede politica, rivoluzionaria, umana, spirituale. Orchidee nasce da un grande vuoto che mi ha lasciato mia madre quando è partita per sempre. Ma nasce anche da tanti vuoti, tanti abbandoni. Ma Orchidee parla anche del bisogno vitale di riempire quel vuoto.”

Non c’è, quindi, rappresentazione ma unicamente esperienza teatrale e viscerale di un viaggio che ricerca il senso delle cose, dove la finzione della rappresentazione è esclusa in favore di un teatro fatto di azioni e soprattutto di corpi e di voce innestati in una sovrapposizione palpitante.

Delbono ci mette di fronte a noi stessi e alle nostre stesse duplicità: aneliamo la libertà e l’amore profondo e al contempo creiamo un mondo di chimere che ci disorientano.

Proprio come quel dolce bambino nel tempo Child In Time, che si sente all’inizio, dobbiamo vedere la linea che divide il bene dal male, il vero dal falso, in questo mondo in cui la gente si fa confortare dall’amore messo in scena da Shakespeare e poi condanna quello degli omosessuali, o che si scandalizza per un corpo nudo o in carne e poi ne desidera uno finto, magari di plastica che non ha niente di umano.

È come se il Pippo-bambino si faccia orientare dal silenzio di sua madre che muore, e faccia nascere quest’opera : una ricerca che parte dal più profondo sentimento e accadimento, quello del lutto, così da penetrare nel suo tempo, e cogliere l’urgenza di un umano ed onesto bisogno di verità, libertà e amore.

L’artista ligure ci mostra tutto ciò con un estremo gusto compositivo, sia delle musiche dai Deep Purple ai cantanti napoletani, sia dei brani teatrali dei grandi classici (che non rinnega mai, ma di cui, anzi, ne porta viva la tragicità) come Shakespeare e Čechov, sia soprattutto delle immagini filmate da lui stesso e piene di umanità, che messe in scena fellinianamente, come quadri animati.

Orchidee non è uno spettacolo bensì un atto creativo: il tentativo di mettere insieme i pezzi della vita, di dare un luogo a questo nostro tempo per orientarci e capire a che punto stiamo.

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