Il barocco al Teatro Regio di Torino

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foto(22 novembre 2014)

 

Il Teatro Regio di Torino si è concesso un ampio spazio barocco organizzando tra una recita e l’altra del Giulio Cesare di Händel un concerto di ottima qualità e fattura con musiche di Händel e di Mozart eseguite dall’Orchestra del Regio diretta da Ottavio Dantone.

La prima parte è stata dedicata a Georg Friedrich Händel (1685-1759).

Water Music è una serie di movimenti orchestrali (raccolti in 3 suite) composti da Händel per il re Giorgio I che voleva un concerto sul fiume Tamigi, dove appunto Water Music debuttò nel 1717.

Dantone ha diretto l’Orchestra del Teatro Regio, composta per l’occasione da 11 violini, 3 viole, 2 violoncelli, 2 contrabbassi, 2 corni, 2 oboi, 1 fagotto e un cembalo, per l’esecuzione della suite n. 1 in fa maggiore HWV 348, che inizia con un’Ouverture raffinata (Largo – Allegro), seguita da nove movimenti (II. Adagio e staccato, III. Allegro, IV. Andante espressivo, V. Presto, VI. Air. Presto, VII. Minuet, VIII. Bourrée. Presto, IX. Hornpipe, X. Allegro moderato). L’accurata lettura del direttore e la bravura dei musicisti hanno restituito il fascino di questa musica vitale, colorita e molto comunicativa, con pagine accentate e sincopate che si alternano con la morbidezza degli insiemi e la leggerezza felpata della danza, per sfociare nella festosità della musica di corte che ci riporta ai salotti incipriati di parrucche e broccati; gli interventi solistici degli strumenti hanno fatto emergere le capacità virtuosistiche degli oboi lunari, dei corni pastosi, dei violini solari, dei fagotti sornioni.

Nel 1738 Händel pubblicò sei concerti per piccolo organo e orchestra per rendere piacevole l’attesa durante gli intervalli degli oratori rappresentati al Covent Garden. Händel diede un carattere nuovo, più mondano e brillante, all’organo impiegato fino ad allora per il servizio liturgico, lui stesso lo suonava ed era un virtuoso dello strumento come il castrato Farinelli lo era della voce.

fotoSeduto al piccolo organo, Ottavio Dantone ha eseguito con grande maestria ed eleganza il Concerto in fa maggiore per organo e orchestra op. 4 n. 4 HWV 292, sottolineando le peculiarità dei quattro movimenti: 1. musica scintillante tutta in acuto per organo solo col sostegno della sezione archi per il primo Allegro, 2. musica ovattata dell’organo sopra la mezza voce degli archi nell’ampio Andante di tono intimo e delicato, che dà spazio anche ad un organo più chiacchierino con note ribattute, 3. organo delicatissimo con qualche arcata per l’Adagio in minore, 4. scintillio di note saltellate e picchiettate per organo solo nell’Allegro finale con brevi accompagnamenti densi per un dialogo giocoso tra le voci.

Padronanza dello strumento, finezza del tocco, agilità delle dita di Dantone per una brillante esecuzione.

Nella seconda parte ha fatto il suo ingresso sua maestà Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), per cui l’orchestra s’è ingrandita. Per la Sinfonia n. 10 in sol maggiore K 74 l’organico era formato da 16 violini, 4 viole, 3 violoncelli, 3 contrabbassi, 2 corni, 2 oboi, per la Sinfonia n. 38 in re maggiore K 504 (Praga) si sono aggiunti ai precedenti 2 flauti, 2 trombe, 2 fagotti e timpani.

La Sinfonia n. 10 in sol maggiore K 74, composta a Milano nel 1770, durante il primo viaggio in Italia di Mozart quattordicenne, è un esempio di ouverture italiana in tre tempi: Allegro in sol magg con vivaci frasi ripetute dei violini seguite da un dialogo degli oboi sopra una nota tenuta dei corni, Andante in do magg che si allaccia al primo movimento con un rallentamento del ritmo, Rondò allegro in sol magg, dinamico, dominato da una frase ostinata degli archi.

Anche la Sinfonia n. 38 in re maggiore K 504, detta “Praga”, perché eseguita in quella città nel 1787, è formata come la precedente da tre movimenti, ma è di tutt’altra natura, sia perché appartiene a un Mozart più maturo, sia perché è più innovativa. Nell’alternarsi di potenza e leggerezza si avverte l’atmosfera misteriosa e il clima d’attesa che si respirano nel Don Giovanni.

fotoIl primo movimento è un ampio e solenne Adagio, col suono vellutato dei violini e quello denso dei fiati, cui segue l’Allegro con un intreccio di temi e di suoni. L’Andante centrale, una lenta e languida melodia un po’ soporifera, alterna molteplici temi ed è imperniato sulla delicata leggerezza degli archi. Il Presto finale è una pagina effervescente in cui s’intrecciano con ritmo incalzante volatine di violini, brontolii di fagotti, cinguettii di flauti in un amalgama sonoro di grande piacevolezza e termina in tono trionfale con l’intera orchestra.

La direzione attenta e partecipata di Ottavio Dantone, specialista del repertorio barocco, virtuoso del clavicembalo e fortepiano, direttore dal 1996 dell’orchestra barocca Accademia Bizantina, ha coinvolto l’Orchestra del Regio di Torino, che ha suonato magnificamente e ha coinvolto anche il pubblico che è rimasto molto soddisfatto.


 


 

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