La scuola

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fotodi Domenico Starnone

con Silvio Orlando

e con (in ordine alfabetico): Vittorio Ciorcalo, Roberto Citran, Marina Massironi, Roberto Nobile, Antonio Petrocelli, Maria Laura Rondanini.

Regia: Daniele Luchetti

Disegno luci: Pasquale Mari

Scene: Giancarlo Basili

Costumi: Maria Rita Barbera

Produzione: Cardellino srl

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Tempo di scrutini in un istituto superiore romano. I docenti, a causa di infiltrazioni idriche, si riuniscono in palestra, luogo che diventerà mercato di voti e campo di battaglie personali. Le bocciature e le promozioni, infatti, costituiranno il pretesto per riportare a galla rancori non sopiti, frustrazioni irrisolte e ridicole velleità artistiche. Il campionario umano è vario e la mission dell’insegnante, come si usa dire oggi nell’inarrestabile processo di internazionalizzazione della lingua e delle istituzioni, è dissimilmente interpretata: si passa da chi è convinto che l’istruzione non sia per chiunque a chi crede ancora nella buonafede degli alunni, da chi fa dell’insegnamento il secondo lavoro a chi è più innamorata del proprio ego che del mestiere scelto.

Questo è lo spaccato della scuola nella trasposizione teatrale dell’omonimo film di Daniele Luchetti del 1995, a sua volta adattamento di Sottobanco di Domenico Starnone. Il testo è vecchio e l’azione, dal secondo atto in poi, tende a rallentare fino a raggiungere ritmi surreali a tratti noiosi. Tuttavia, si ride, anche amaramente, perché il meccanismo della commedia funziona ancora. Offre, infatti, spunti di riflessione su alcune falle del sistema scolastico italiano, quali l’edilizia e la progressiva perdita di autorità sociale del docente, non tamponate a distanza di vent’anni, nonostante ogni nuovo Governo si riempia la bocca di puntualmente irrealizzati provvedimenti risolutivi. Chi ci rimette sono loro, i professori. Fino al liceo fatichiamo a comprendere il logorio fisico e mentale a cui si sottopongono e solo in età adulta realizziamo quanto, in realtà, insegnare sia un compito assai impegnativo. Se da giovani ci barricavamo dietro ai banchi contro il nemico alla cattedra, da adulti l’ignoranza e l’arroganza dell’utenza odierna ci sprona a sostenere questi “partigiani dello scibile”. Con i limiti di ogni persona, essi sanno ancora dedicarsi anima e corpo ai discenti, giustificandone o demonizzandone i pregi e i difetti, a conferma di quanto non siano esclusivamente meri giudici del sapere.

Un unico ambiente, ideato da Giancarlo Basili e nitidamente illuminato da Pasquale Mari, esplicita la linearità cronologica della vicenda. La regia di Daniele Luchetti si affida completamente agli attori, permettendo a ognuno di far risaltare quell’ideale connubio tra professionalità e spontaneità che rende la recitazione quasi naturale.

Silvio Orlando, dopo aver vestito i panni di Shylock con esiti discutibili ne Il mercante di Venezia di Valerio Binasco, ritrova qui la più congeniale natura comica, pelle che abita con agio e indiscutibile disinvoltura, di un fiducioso professore di lettere. Marina Massironi diverte nel ruolo dell’insegnante nevrotica, ma sembra risparmiarsi un po’ rispetto a quanto ci aveva abituato negli anni della carriera cinematografica e televisiva. Il cast si avvale della consolidata esperienza di volti noti, quali Vittorio Ciorcalo, Roberto Citran, Roberto Nobile, Antonio Petrocelli, Maria Laura Rondanini, che gestiscono brillantemente i dialoghi e le situazioni paradossali.

Applausi entusiasti da parte del foltissimo pubblico.

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