Morte di un commesso viaggiatore

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fotodi Arthur Miller

traduzione di Masolino d’Amico

regia Elio De Capitani

scene e costumi Carlo Sala

luci Michele Ceglia

suono Giuseppe Marzoli

con Elio De Capitani, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Federico Vanni, Andrea Germani, Gabriele Calindri, Alice Redini, Vincenzo Zampa, Vanessa Korn/Marta Pizzigallo

produzione Teatro dell’Elfo

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Morte di un commesso viaggiatore” andato in scena con grande successo al Teatro Cagnoni di Vigevano ha messo a “nudo” il dramma familiare con prestazioni interpretative ad altissimo livello.

Un uomo che ha perso tutto: il lavoro, la fiducia in sé stesso, persino la stima dei propri figli, un uomo che assiste allo sgretolarsi dei propri sogni come neve al sole, un uomo che cerca invano l’ultimo drammatico e straziante tentativo di lasciarsi dietro qualcosa che permetta ai suoi cari di “riuscire” dove lui ha fallito.

Il dramma in due atti di Arthur Miller, messo in scena per la prima volta a New York nel 1949 da Elia Kazan, è tra le opere più importanti e conosciute del teatro contemporaneo in quanto dipana lungo la trama i miti americani attraverso i sogni di ricchezza, dedizione al lavoro, ricerca del successo ma inevitabilmente anche gli esatti contrari e cioè illusioni, sogni infranti, l’irrealtà in un contesto politico, sociologico di notevole entità psicologica.

Un classico del Novecento che Elio De Capitani, regista e protagonista, affronta con enorme maestrìa e consumata professionalità: una sensibile e attenta operazione teatrale di potente spessore e valenza. Accanto a De Capitani nella magistrale interpretazione di Willy appare ricca di sfumature Cristina Crippa nel ruolo della moglie Linda; i figli dei protagonisti (Biff e Happy) sono interpretati da Angelo Di Genio e Marco Bonadei, attori di ottima presenza scenica e talento, come lo sono pure Vincenzo Zampa (Howard), Andrea Germani (Bernard), Federico Vanni (Charlie), Gabriele Calindri (zio Ben) e due giovani e capaci attrici: Alice Redini e Marta Pizzigallo. Un cast grandemente affiatato, il quale ha elargito momenti di “puro” teatro in un susseguirsi di emozioni e turbamenti.

Il protagonista Willy ormai in completa depressione, parla da solo, rivive ad occhi aperti scene e fantasmi del passato e in una sorta di delirio rimarca le situazioni significative della propria vita attraverso ricordi e flashback in cui la sua crescente follia trova spazio in attente ricostruzioni registiche e stilistiche. La storia del sogno di Loman, ma anche del sogno americano nella società del dopoguerra sarà destinato ad infrangersi contro una realtà che porta all’’abbattimento e conduce verso un sentimento di prostrazione, di profondo abbattimento morale e psicologico dell’’individuo minando la dignità nel suo essere.

Miller narra nel proprio capolavoro gli ultimi due giorni di vita di un commesso viaggiatore, prima del tragico suicidio, riuscendo a mettere in luce, oltre alla precarietà della condizione socio-economica e lavorativa (di grande attualità oggigiorno) il dramma di un fallimento esistenziale.

Una storia molto dolorosa ma di struggente bellezza letteraria.

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