Uno, nessuno e centomila

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fotodi Luigi Pirandello

drammaturgia e regia Roberto Trifirò,

con Roberto Trifirò, Federica Armillis, Laura Piazza, Alessandro Tedeschi, Emanuela Villagrossi

scene e costumi Barbara Petrecca

assistente costumista Caterina Villa

disegno luci Toni Zappalà

Produzione Elsinor

Spettacolo realizzato con il contributo di Regione Lombardia – Progetto Next 2013

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Anche per la stagione 2014/2015 torna “Uno, nessuno e centomila” prodotto da Elsinor con la regia di Roberto Trifirò.

Insieme a “L’uomo, la bestia e la virtù” questo spettacolo fa parte di “Pirandello files”, progetto produttivo di Elsinor che esplora la poetica dello scrittore e drammaturgo siciliano.

L’opera di Pirandello che più si occupa dell’Io e del suo rapporto con gli altri è senz’altro “Uno, nessuno e centomila” che segue la ricerca dell’identità personale di un uomo, Vitangelo Moscarda, dalla prima consapevolezza fino alla conclusione provvisoria.

Nel romanzo il protagonista narra le vicende del “male” esistenziale della propria passata storia terrena e del “rimedio” messo in atto per trasfigurarla. Distruggere i centomila estranei che abitano in ognuno, le centomila opinioni che gli altri hanno di lui diventa per Moscarda una missione, un’ossessione che sgretola la realtà nell’infinito vortice del relativismo.

Il protagonista racconta la frantumazione della propria identità a partire da una banale osservazione sul suo naso compiuta dalla moglie e dalla conseguente apparizione, nello specchio, di un Moscarda dal naso storto, un doppio inquietante perché finora sconosciuto alla sua coscienza.

Chi era colui? Nessuno. Un povero corpo, senza nome, in attesa che qualcuno se lo prendesse. Ma, all’improvviso, mentre così pensavo, avvenne tal cosa che mi riempì di spavento più che stupore. Vidi davanti a me, non per mia volontà, l’apatica attonita faccia di quel povero corpo mortificato scomporsi pietosamente, arricciare il naso, arrovesciare gli occhi all’indietro, contrarre le labbra in su e provarsi ad aggrottar le ciglia, come per piangere; restare così un attimo sospeso e poi crollar due volte a scatto per lo scoppia d’una coppia di starnuti. S’era commosso da sé, per conto suo, ad un filo d’aria entrato chi sa donde, quel povero corpo mortificato, senza dirmene nulla e fuori della mia volontà.

<<Salute!>> gli dissi.

E guardai nello specchio il mio primo riso da matto.

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NOTE DI REGIA

Dopo le regìe e interpretazioni di “Non si sa come” e “Il piacere dell’onestà”, oltre a quelle tratte dalle novelle “Piccinì” e “Notizie del mondo”, prosegue con “Uno, nessuno e centomila” la mia ricerca sull’opera di Luigi Pirandello.

Partire da un testo letterario, come in questo caso, ha richiesto come primo passo una scrittura scenica pronta a modificarsi, a trasformarsi nel corso delle prove, principalmente nell’atto della traduzione corporea dei cinque personaggi che agiscono sul palcoscenico.

Lo spazio nudo, con un boccascena rifilato di nero, quasi incorniciato, un fondale trasparente, e gli elementi scenici che, magrittianamente, calano dall’alto, permea di onirismo la pièce dandone una visione espressionistica.

Il protagonista Vitangelo Moscarda si presenta come una paradossale antitesi moderna di Don Chisciotte: alimenta quella che appare come una malattia attraverso un’implacabile lucidità visionaria, che coincide con l’accanito strumento della “riflessione”, del ribaltamento di prospettiva, dove però l’antieroe non riesce a compiere la fuga definitiva – nell’universo che agli altri appare quello della follia – oltre ogni possibile purificazione che lo riconduca indietro, rinsavito e guarito.

Privilegiando la propensione ad analizzare ed esasperare il lato emotivo della realtà, rispetto a quello percettibile oggettivamente e a sollecitare gli occhi dell’anima in una ribellione dello spirito contro la materia, Vitangelo resta così al di là dello specchio che è finalmente riuscito a varcare, come una seconda Alice di Lewis Carrol. (Roberto Trifirò)

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