Santa impresa

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Foto di Andrea Macchia

di Laura Curino e Anagoor

con Laura Curino

regia Simone Derai

progetto scenico Anagoor

luci Lucio Diana

musiche Mauro Martinuz

ideazione video Anagoor e Giulio Favotto

ideazione e realizzazione costumi Federica De Bona e Silvia Bragagnolo

progetto drammaturgico Laura Curino e Simone Derai

assistente alla regia Marco Menegoni

assistente alla drammaturgia Beatrice Marzorati

produzione Fondazione del Teatro Stabile di Torino

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Laura Curino e Anagoor tornano a lavorare insieme per la terza volta dopo aver affrontato le biografie e la Storia del Teatrogiornale di Roberto Cavosi e dopo aver incrociato le forze in Rivelazione, sette meditazioni intorno a Giorgione per tracciare un’impossibile biografia del maestro di Castelfranco sullo sfondo della storia di una Venezia al suo acme.

In Santa impresa narrano l’intelligenza e lo spirito di quegli uomini straordinari riuniti comunemente sotto la definizione di “santi sociali”, che a Torino si presero cura delle necessità, dei dolori e delle ferite del popolo e soprattutto dei giovani dell’Italia appena nata.

Nessuna regione come il Piemonte – scrive la Compagnia – ha avuto tra il 1811, l’anno in cui nasce san Giuseppe Cafasso, e il 1888, l’anno in cui muore don Bosco, una così alta concentrazione di vite straordinarie che hanno scelto i poveri e per loro si sono impegnati in imprese che hanno lasciato un segno nelle loro vite e nella città: convitti per i giovani, ospedali per i malati, scuole e cortili per i ragazzi.

L’ingegno creativo della città genera idee destinate a diventare grandi imprese economiche. La moda, il cinema, le automobili. E genera anche sfruttamento, ingiustizia, malattia, abbandono. Siamo abituati a pensare che proprio in contrasto ed opposizione a questo stato di cose i santi sociali trovarono il loro ruolo ed il fulcro della loro attività. Forse non è soltanto così. Il vento rinnovatore del Risorgimento spira sugli uni e sugli altri.

È questo affascinante intreccio fra spirito e scienza, fra fabbrica e studio, sopruso e giustizia, oscurantismo e libera circolazione delle idee a nutrire alcune delle imprese di “bene” più intense ed interessanti della nostra storia, imprese che hanno spesso varcato i confini nazionali, per diffondersi nel mondo.

Facile il cinismo, facile l’agiografia: quella di raccontare il “bene” è sempre impresa ardua. Ma ogni impresa lo è. Raccontare le vite degli uomini è un’impresa altrettanto ardua. Raccontare la vita di un santo lo è ancora di più. L’immagine di Don Bosco, per esempio (uno dei primi santi fotografati della storia), è impressa nella mente di moltissimi di noi, che si siano frequentati gli oratori o meno. Ma chi è stato l’uomo dietro l’icona? E come è possibile oggi ricostruirne il volto? C’è sempre un’immensa sproporzione tra la fissità di un volto che si è cristallizzato nell’immaginario collettivo e la mobilità inafferrabile di una vita vera. E nel caso di personalità carismatiche come quella di Don Bosco e dei santi suoi contemporanei, capaci di dare il via ad imprese ed opere che, pur impregnate del proprio fuoco, vanno ben al di là della propria persona, coinvolgendo, trascinando, toccando ed influenzando molti, estendendosi nello spazio e nel tempo, invadendo i campi del fare umano quanto quelli dello spirito, come tracciarne un ritratto veritiero?

Non c’è biografia di Giovanni Bosco che non citi due sogni fatti in tempi diversi quando il futuro santo aveva rispettivamente nove e quarantasette anni. Nel primo un Giovanni bambino immagina una marea brulicante di bambini inferociti da domare con la dolcezza. Nel secondo sogno un Don Bosco ormai adulto assiste sgomento ad una cruenta battaglia combattuta sul mare in tempesta. Veri o romanzati che siano, contaminati o meno dal potere poetico della memoria, torna anche nei sogni il vento di un secolo visionario e il senso romantico della sproporzione tra l’individuo e l’orizzonte, il singolo di fronte all’impresa che giganteggia. Una sorta di vocazione alla missione immensa≫.

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INFO: Tel. 011 5169555

Orari degli spettacoli: martedì e giovedì ore 19.30; mercoledì, venerdì e sabato ore 20.45; domenica ore 15.30. Lunedì riposo.

Prezzo dei biglietti: Intero € 27,00. Ridotto di legge (under 25 – over 60) € 24,00.

Biglietteria del Teatro Stabile di Torino | Teatro Gobetti – via Rossini 8, Torino.

Dal martedì al sabato, dalle ore 13.00 alle ore 19.00. Domenica e lunedì riposo.

Tel. 011 5169555 – Numero verde 800235333

Vendita on-line: www.teatrostabiletorino.it

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