Prometheus #2

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fotoda Eschilo a Robert Lowell

Note di Raffaele Di Florio

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Portare in scena un testo della tragedia greca nel terzo millennio, significa interrogarsi ancora una volta con nuovi strumenti di conoscenza e sapere. Prometeo, figura della mitologia greca, ha rappresentano nella storia della cultura occidentale il simbolo di ribellione e sfida alle autorità e alle imposizioni; ma soprattutto, Prometeo è eletto come metafora del pensiero (Promethéus, colui che comprende in anticipo, che prevede), archetipo di un sapere sciolto dai vincoli del mito, della falsificazione e dell’ideologia.

L’Argomento. Spinto dal suo grande amore per gli uomini, volendo migliorare le loro misere sorti, “Prometeo” ruba il fuoco agli dei e ne fa dono ai mortali. Zeus allora, ostile alla stirpe umana, interviene punendolo, senza tener in alcun conto l’aiuto datogli da Prometeo nella lotta contro il padre Chronos. Il titano viene incatenato su una rupe deserta della Scizia dove, ogni giorno, l’aquila di Zeus si pasce del suo fegato, che sempre si riforma. Questo ingiusto tormento fa nascere una grande collera nell’animo di Prometeo, che diviene così l’irriducibile ribelle, scagliando contro Zeus oscure parole, nelle quali, fra l’altro, fa menzione di un segreto noto a lui solo, riguardante una non lontana caduta ignominiosa del padre celeste. Zeus allora, durante un tremendo cataclisma lo scaraventa sottoterra, ricoprendolo di enormi macigni. Passeranno molti millenni prima che Prometeo possa venire liberato.

Da Eschilo a Heiner Muller, da Gabriel Fauré a Luigi Nono, da Jan Cossiers a Dirck van Baburen, la letteratura, la musica e le arti figurative ne hanno esaltato e consacrato il mito. Proporre oggi il “nostro” Promethéus non è solo un nuovo confronto della sua modernità con la nostra contemporaneità, ma è per noi, soprattutto, un dialogo mai interrotto con i “classici”, interrogarli per poi, usando i linguaggi multimediali in simbiosi con l’artigianato della scena teatrale, far risuonare nello spettatore le domande che in noi, a volte, non trovano risposte adeguate.

Metodologia di Lavoro. Nella nostra pratica teatrale ogni lavoro ha un “suo metodo”, dettato ovviamente dalla tematica, ma soprattutto dalla collaborazione degli “attori” coinvolti nel progetto. Un comune denominatore che denota “l’estetica” del nostro lavoro è il valore che si attribuisce in egual misura al testo, al suono ed allo spazio. In #Prometheus#1 si manifesta in due aspetti tra loro interconnessi: φωνή (voce) e φως (luce). La composizione musicale si focalizza intorno alla Parola: significato ed significante sono potenziati dal canto e dal suono. Lo spazio scenico, indicato come luogo “statico”, rivela la sua dinamicità attraverso l’amplificazione visiva (luci e videoproiezioni), trasfigurando l’officiante in scena. La “presenza/assenza” del Titano si manifesta scenicamente nell’unica forma, a nostro parere, che possa avvicinarsi alla rappresentazione del divino secondo la cultura occidentale.

La fusione dei linguaggi ha il preciso riferimento in Peter Brook, nostro padre spirituale, il quale attraverso il suo lavoro ha sempre trasmesso l’idea che il teatro fosse non una tra le arti sceniche, ma il grande contenitore che tutte le contiene. Il luogo, il contesto in cui la danza, la musica e tutte le possibili espressioni creative hanno il massimo grado di sviluppo e di espansione, con l’obbiettivo di arrivare al cuore dello spettatore.

Raffaele Di Florio

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Raffaele Di Florio si è formato a Napoli presso l’Accademia di Belle Arti, diploma in Scenografia, Università Popolare dello Spettacolo, diploma Regia, ed ha frequentato laboratori teatrali condotti, tra gli altri, da Eugenio Barba, Yves Le Breton, Leo de Berardinis, Julie Ann Stanzak, Rena Mirecka.

In qualità di videomaker, ha diretto vari cortometraggi, dedicati ad artisti e a personaggi del mondo della cultura. Come scenografo ha elaborato spazi scenici per lavori firmati da Andrea De Rosa, Lisa Ferlazzo Natoli, Nello Mascia, Antonella Monetti, Anna Redi.

È stato fondatore, con Davide Iodice e Marina Rippa, della compagnia Liberamente, con la quale ha lavorato in qualità di attore, scenografo e regista.

Con Antonello Cossia e Riccardo Veno ha dato vita alla firma artistica cossiadiflorioveno.

Ha condotto seminari di educazione teatrale per ragazzi a rischio, laboratori teatrali per attori e corsi di formazione per operatori teatrali.

È stato assistente di scena di Carmelo Bene.

Ha collaborato, in teatro, con artisti quali Mimmo Paladino e Lello Esposito.

Nei teatri d’Opera lirica ha collaborato con Giancarlo Corbelli, Filippo Crivelli, Costantin Costa Gravas, Hugo de Ana, Andrea De Rosa, Roberto De Simone, Jean Kalman, Mario Martone, Graham Vick.

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