L’inganno felice

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fotoR.O.F. 2015

Pesaro, Teatro Rossini

Farsa in un atto di Giuseppe Foppa, musica di Gioachino Rossini.

(21 agosto 2015)

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La landa pietrosa con ingressi alle miniere e minatori con picconi e carriole al lavoro dà la sensazione d’immensa solitudine ma non di tristezza, è un pezzo di mondo dove più che la parola serve la rassegnazione, è il regno del silenzio ma domina la luce. Luce bianca su un cielo bianco con qualche nuvola screziata, sopra una landa bianco-grigiastra con pozzanghere e antri neri, in lontananza la linea blu del mare, dove scorre lentamente una piccola nave illuminata. A poco a poco la luminosità diminuisce e vien la notte, ma all’apparir dell’alba successiva le tende dei militari montate in corso d’opera vengono smontate e si ritorna alla scena iniziale.

I minatori e perfino la protagonista indossano umili costumi, i militari portano eleganti divise bianche e blu.

Così lo scenografo costumista Richard Hudson e il regista Graham Vick ci avevano presentato L’inganno felice nel 1994 col disegno luci di Matthew Richardson e così il R.O.F. ce lo ripropone in questa edizione 2015.

L’impatto visivo è di grande piacevolezza, è un affresco quasi poetico.

fotoGradevolissimo anche l’impatto uditivo con la leggerezza degli archi e la freschezza dell’invenzione musicale della frizzante Sinfonia restituita con cura dall’Orchestra Sinfonica Rossini diretta da Denis Vlasenko. L’orchestra sottolinea con precisione le situazioni, come da dettato rossiniano, entra con garbo nella musica patetica che introduce Isabella e sottolinea i suoi gorgheggi con le volatine degli archi, è fluida e fluttuante all’arrivo dei militari e diventa sfiziosa nella cavatina di Bertrando “Qual tenero diletto”, l’orchestra accompagna le voci ma non le sovrasta, sostiene il ritmo nel terzetto Tarabotto-Bertrando-Isabella e diventa complice nel duetto Batone-Tarabotto, la levigatezza del suono orchestrale emerge nel Finale notturno, cui segue un tempo danzante nel canto d’insieme, bravo il corno.

Gli artisti son tutti bravi attori. Sul piano vocale si distinguono le voci scure, ma son quasi tutti perfetti, solo il tenore deve acquisire maggior fluidità d’emissione, ma è ancora giovane e non manca di buona volontà.

La grande voce di basso autentico di Carlo Lepore conferisce importanza a Tarabotto, tratteggiato con dizione chiara e credibilità scenica, inoltre la bellezza del timbro, la maestosità del suono (fantastico nel duetto con Batone), la fluidità della linea di canto e d’emissione in ogni registro, la perizia tecnica nello sciorinare la pioggia di note del sillabato veloce fanno di Lepore uno dei cantanti rossiniani di riferimento.

fotoBravissimo anche l’interprete di Batone, il baritono Davide Luciano, dalla voce scura e robusta, rotonda e sonora, duttile e di bel timbro, il canto è morbido, gli appoggi sono pieni, le larghe arcate si espandono agevolmente in zona acuta, il sillabato è disinvolto.

Nel magnifico duetto Batone – Tarabotto “Va taluno mormorando” le due belle voci scure a confronto espandono sonorità consistenti e frenesia nella fitta coloratura.

Nelle vesti di Isabella Mariangela Sicilia esibisce voce melodiosa e squillante, dal bel colore mezzosopranile e dal suono molto gradevole, luminosa in zona acuta, pastosa in zona medio grave, canta molto bene con malinconica morbidezza e delicatezza del suono (aria “Al più dolce e caro oggetto”), sa modulare e produrre bei filati rinforzati, ma anche eseguire i trilli, i gorgheggi, le fioriture della coloratura rossiniana con buona pronuncia.

fotoScenicamente elegante il Duca Bertrando di Vassilis Kavayas, un tenore dal bel timbro chiaro, in grado di alleggerire i suoni e di salire agevolmente in zona acuta, la voce è duttile, l’emissione attenta, la dizione chiara, necessita di maggior studio per padroneggiare Rossini.

Giulio Mastrototaro, baritono esteso, interpreta a dovere il ruolo dell’infido Ormondo.

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