“Ferite a morte” di Serena Dandini

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fotocon Lella Costa, Orsetta de’ Rossi, Rita Pelusio

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Il Teatro Comunale di Vicenza ha inaugurato la nuova stagione artistica “Luoghi del Contemporaneo-Prosa” prendendo posizione contro il femminicidio. Una scelta importante che ha grandi donne come testimonial, a partire da Serena Dandini che firma la regia di “Ferite a morte”, spettacolo portato in scena da Lella Costa, una vera gigantessa, dalla commovente Orsetta de’Rossi e dalla strabiliante Rita Pelusio. Un gruppo di donne militanti, affiatate e intelligenti che hanno affrontato il femminicidio con un approccio politicamente corretto, senza toni gridati ma anche senza attenuanti o concessioni.

Solo la verità dei fatti nella loro drammaticità.

Storie, storie di donne uccise che la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza ha voluto raccontare per l’avvicinarsi della giornata contro la violenza alle donne il 25 novembre – giornata internazionale istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999 per dare voce e spazio ad un dramma di portata mondiale, che si consuma spesso all’interno dell’ambiente domestico.

Dramma trasversale che non conosce distinzione di età, ceto sociale o paese di provenienza.

Uno spettacolo che fa arrivare il messaggio forte e chiaro.

Fa venire la pelle d’oca Lella Costa quando inizia lo spettacolo recitando: avevamo il mostro in casa e non ce ne eravamo accorti.

Tutti i monologhi di ‘Ferite a morte’ – spiega Serena Dandini – ci parlano dei delitti annunciati, degli omicidi di donne da parte degli uomini che avrebbero invece dovuto amarle e proteggerle. Dietro le persiane chiuse delle case di tutto il mondo si nasconde una sofferenza silenziosa e l’omicidio è solo la punta di un iceberg di un percorso di soprusi e dolore che risponde al nome di violenza domestica. Per questo pensiamo che non bisogna smettere di parlarne e cercare, anche attraverso il teatro, di sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica.

Uno spettacolo drammatico ma giocato, a contrasto, con un linguaggio che riesce ad essere anche leggero e ironico. E per questo fa ancora più male. Importantissimo il finale, quando insieme sul palco le attrici raccontano perché le donne faticano a denunciare e come fare per riconoscere e quindi uscire dalla violenza, e salvarsi: non perdonare sperando che il tuo uomo cambi, cambiare la serratura di casa, rivolgersi ai centri anti violenza, farsi aiutare dai parenti, non aver paura di essere giudicata, soprattutto non scambiare i 100 sms al giorno come forma di amore: chi ti controlla non ti ama. Se le donne sapranno cogliere e capire i segnali della violenza riusciranno a mettersi in salvo. Di questo si deve parlare, ancora e ancora.

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