Colazione da Voltaire

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fotoQuesta sera ho il piacere di assistere alle pièce “Colazione da Voltaire” tratto dal “Dizionario Filosofico” di Voltaire.

La regia e l’adattamento di Alessandro Pazzi ci conducono in un’atmosfera tipica dell’epoca del’700.

Uno studio, una comoda vellutata poltrona, ed una brocca colma di cioccolata bollente di cui il filosofo ne era molto goloso. D’altronde egli era amante dei piaceri.

Nel 1754, presso la corte di Federico Secondo di Prussia, durante una cena, complice il dio Bacco, venne chiesto ad ognuno degli intellettuali di scrivere una voce del dizionario. Voltaire fu l’unico a cimentarsi nell’arduo compito. Così nacque il Dizionario Filosofico.

Il filosofo dei lumi indossando una raffinata vestaglia di seta, tratta argomenti come l’etica, il buon senso, la religione, e lo fa con la raffinata ironia che lo contraddistingueva con chiara e vivace spregiudicatezza. Un uomo con un sarcasmo che non risparmiava nessuno, a tal punto da avere come suo grande nemico Rousseau, con il quale quale avviò una discussione filosofica sulla provvidenza divina, nella quale Voltaire da anticlericale quale era non credette affatto. La superstizione non aveva spazio per il filosofo, ma solo la ragione. Un uomo libero, con la bramosia di esplorare, di esperire.

“I pensieri non sanno i vestiti che indossiamo”, è così che il filosofo induce il suo fedele servo ed assistente Cleante in riflessioni, educandolo a porsi il come le cose si sviluppino e non il perché; penetrare il mondo circostante, evitare la contemplazione e andare oltre l’idea.

Guardare alla molteplicità dei modi, è cosi che Voltaire, tra una cioccolata e l’altra racconta di un’epoca moderna, di una nuova immagine del mondo, criticando quelle verità mai prima affrontate, e continuando a inserirle sempre all’interno di un senso critico ben definito.

Sublime interpretazione degli attori, Alessandro Pazzi nelle vesti del filosofo e Matteo Bertuetti in quelle di Cleante. Alessandro Pazzi ha regalato al pubblico un appuntamento imperdibile, quello con la nostra mente, con la nostra anima, con il Mondo composto da simboli, codici, i quali mutano, invecchiano, muoiono per poi avere nuova vita.

E così, dopo l’ultima, tazza anche Voltaire può andare nelle braccia di Orfeo…

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