Karma letale

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fotoMarco Zadra è un comico raffinato ed elegante, nello stile e nel look, che non punta sull’effetto immediato della battuta crassa che suscita la risata, quanto piuttosto sulla comicità delle situazioni paradossali che creano spaesamento e sugli equivoci derivanti da incomprensioni e travisamenti.

Con la consueta nonchalance ci propone il suo ultimo lavoro scritto, diretto e interpretato, indagando sul mondo ultraterreno, una sorta di esperienza di pre-morte, in cui si può decidere di andare oltre o tornare indietro. Esperienza che può toccare tutti senza differenze culturali o di ceto, egocentrici o altruisti, innamorati di sé o di un’altra persona al punto da sacrificarle la vita, farmacodipendenti o salutisti elettrizzati fin dalle prime ore del mattino, stipati dentro i vagoni della metropolitana alla stazione della Magliana o ignari dell’abbandono in cui versano le periferie.

L’attore romano ambienta nella capitale la sua storia, nel più tipico degli ospedali cittadini, il Fatebenefratelli. Il protagonista, di professione attore, è da anni in cura da un famoso psicanalista, ma non riesce a risolvere i problemi esistenziali. Non gli rimane altro che il suicidio per uscire dalle spire dell’angoscia di vivere che lo attanaglia.

Sul terrazzo del palazzo, vestito distintamente, passa in rassegna i motivi che lo inducono a tale gesto, quasi a volerne trovare altri più convincenti che lo distolgano. Arriva un uomo in tuta bianca che vuole mettere in atto lo stesso proposito. I due si fanno forza reciprocamente e, dopo qualche ripensamento, si affidano alla sorte, gemellati dallo stesso destino.

Il desiderio si realizza a metà: eccoli nel reparto di terapia intensiva, nella stanza 22 arredata come un salotto, con un telefono nero che comunica con la terra e uno bianco che mette in contatto con l’aldilà, una porta a sinistra da cui entrano bizzarri e vitali personaggi che trasmettono gioia di vivere e una a destra da cui di tanto in tanto fa capolino con una vistosissima capigliatura riccia il pianista Sam del film Casablanca, le cui immagini con Ingrid Bergman e Humphrey Bogart scorrono sul fondo.

Il suo compagno di sventura è un idraulico, Felice Diconoscerla, con cui inizia, appunto, a fare conoscenza: è in cura dallo stesso psicanalista e ha scelto di suicidarsi per un amore non corrisposto, dopo un’indigestione di cozze coi peperoni. I due solidarizzano e si fanno confidenze sulla loro vita cercando di darsi reciproco conforto, ma si rendono contro che non possono toccarsi, il corpo è un’apparenza impalpabile, e l’idraulico è sordo da un orecchio dal quale travisa tutto quello che gli viene detto.

Gag, equivoci, freddure, allusioni tra Zadra e un sornione Gianluca Mandarini mettono in moto una scoppiettante girandola di comicità che rimpalla come in una partita a ping pong con un tempismo calibrato e un affiatamento di lunga consuetudine. Hanno l’aria di due compagnoni che si divertono un mondo, tenendo talvolta a freno la risata, soprattutto quando, in una sorta di fuori onda, Mandarini suggerisce sommessamente la battuta a Zadra che, fagocitato dalla natura di puro spirito, smarrisce la sequenza temporale degli sketch. Mandarini dissimula sotto un’apparenza bonaria i travagli interiori che hanno condotto il suo personaggio in quella sala di rianimazione, offrendo una insostituibile spalla alla garbata vis comica di Zadra. Tiko Rossi Vairo è lo stravagante personaggio che di tanto in tanto fa irruzione per allettare i due pazienti in coma a scegliere i piaceri della vita.

Il libero arbitrio, e non più lo psicanalista o gli psicofarmaci, indicherà loro la scelta giusta, facendo ridere il pubblico fino alla fine.

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