Un due tre…Stella

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fotoCommedia scritta e diretta da Fabio Gravina

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Dopo due mesi di repliche esaltanti, ‘Un due tre…Stella!’, frizzante commedia di Fabio Gravina, chiude domenica 29 maggio la stagione 2015-16 del teatro Prati di Roma inaugurata lo scorso ottobre da ‘Due dozzine di rose scarlatte’ di Aldo De Benedetti. Vi si racconta, con il pungente umorismo della vigile introspezione, il dramma delle miserie umane e la furia degli imprevedibili tsunami che scoperchiano passioni contrastanti in libera uscita. Il tradimento e una girandola di intrighi, menzogne e bugie pietose sono i capisaldi che sostanziano la trama. Spettacolo di ordinaria attualità e consueta follia che segue a ‘Lo sbaglio di essere vivo’ dello stesso De Benedetti e consolida il primato di una comicità proverbiale, surreale e pensosa, lieve e al contempo lacerante e amara, mai becera o chiassosa, raffinata ed arguta. Si chiude così nel migliore dei modi un cartellone sapientemente articolato denso di buongusto, estro ed eleganza che connotano la personalità del suo garbato ispiratore, mentore indiscusso di una compagnia stabile accuratamente addestrata. Poco incline agli incantesimi di novità inappropriate e incontrollate e a sperimentazioni pasticciate, la produzione del teatro Prati da oltre tre lustri pone al centro di ogni proposta la scrupolosa attenzione alla sfera dei sentimenti che tormentano l’individuo e agli aspetti tragicomici che scaturiscono da comportamenti impulsivi, superficiali e ne complicano la grama esistenza. Ha il pregio di aver fidelizzato in un periodo difficile un pubblico esigente e affezionato, alla ricerca della prosa di tradizione e di una autenticità di radici da non disperdere per riempire di contenuti una solida casa comune. Fare riflettere lo spettatore mettendolo di fronte alle sue debolezze, ai suoi vizi reconditi, insinuando, con il dubbio, una sensazione di vitale benessere è la formula di un sano divertimento, misurato e intelligente, sobrio e senza fronzoli. Il risultato raggiunto è oltremodo positivo e impreziosisce ancor più un piccolo salotto la cui programmazione negli anni ha ottenuto crescenti consensi di critica, all’insegna di buoni propositi e valori irrinunciabili perseguiti con coerenza ed onestà intellettuale e confortati da un successo sacrosanto. Il merito va ad un Direttore artistico d’alto lignaggio che si è assunto l’onere di rigenerare la commedia d’autore, da Scarpetta ai De Filippo, ad altri autori contemporanei meno rappresentati ma di assoluto spessore, coniugandola al presente e innovandola, sorretto sempre da paziente determinazione e prodiga lungimiranza. ‘Un due tre…Stella!’ è l’ultima invenzione dell’apprezzato repertorio di testi scritti dal commediografo Fabio Gravina giunto ormai al tredicesimo sigillo. I tradimenti come le gelosie e gli inganni appartengono alla protostoria del genere umano e questa commedia ne riproduce la quintessenza. È ambientata in uno dei tanti condomini affollati che corredano le nostre aree urbane, dove si consumano intrecci amorosi trasversali mentre sguardi indiscreti e inciuci impertinenti rischiano di turbare equilibri faticosamente conquistati e fieramente difesi. Quando l’imprevisto si intromette ed ha i contorni a strisce di un paio di pantaloni anonimo che viene ritrovato e poi scompare, le spiegazioni sono tante ma nessuna convincente e generano sospetti e accuse che cambiano le prospettive del gioco. Il confronto si fa serrato, le posizioni si modificano, si compattano alleati inaspettati. Gli altrui drammi si percepiscono in modo equivoco, enigmatico, a volte sprezzante, rappresentano processi estranei alla sfera personale, inducono una delirante, perversa presunzione di immunità che quando alla fine si dissolve fa intravedere verità nascoste, fa star male. Si può rimanere preda dell’euforia per poi essere travolti da risvolti impietosi e inimmaginabili, in una inconsapevole danza al massacro ordita per salvare il salvabile e se stessi. Quando tutto sembra perduto, si evocano soluzioni rassicuranti e sbiadite che preservano la facciata e allontanano la minaccia. La normalità può così ipocritamente ripartire mentre si definiscono nuove strategie. È il senso accomodante della commedia della vita, come di questa.     

Corrado Stella è il protagonista di una storia di corna e mortificazioni, è un onesto impiegato la cui ascesa è agevolata graziosamente dall’intercessione di Claudia, l’amata consorte che si prodiga a sua insaputa con il di lui capoufficio Carlo per avanzamenti invece meritati secondo convinzione dell’ignaro dipendente. La scena iniziale sconfessa la tesi del buon travet che dovrebbe essere in viaggio per Milano dove si inaugura la nuova sede, consegnando ai due teneri amanti nel fine settimana l’appartamento a disposizione per i propri istinti. Ma ben presto il rientro anticipato di Corrado sotto il diluvio si aggiunge all’infortunio provocato dalla foga di Carlo e, di fronte alle due imbarazzanti presenze, obbliga la confusa Claudia, inguainata in baby doll e scarpe da collezione, a banali sotterfugi e palesi contraddizioni. Le confidenze di Corrado alla moglie circa un collega divenuto responsabile di settore per grazia ricevuta dalla moglie fedifraga innesca la farsa e coinvolge nella tresca lo stesso Carlo che non potrà occultarsi ancora a lungo. Il confronto dialettico si fa scontro. Le scintille sono in agguato, come i sospetti misti a fraintendimenti che si fanno strada tortuosamente nell’animo di Corrado quando un uomo in mutande sul balcone sotto la bufera implora ospitalità agli esterrefatti coniugi. È Mario, altro seduttore di donne altrui, atterrato da un appartamento attiguo per la inopinata comparsa di un analogo marito guastafeste. Ammette di essere l’amante di Anna, vicina di casa e moglie di Sergio, amici della coppia. Siamo di fronte alla fotocopia inquietante dell’originale in essere. Interrogativi e domande inquisitorie si affastellano incalzanti e i pensieri di ognuno sono tasselli che si sovrappongono ma confliggono e men che meno coincidono. Far salvo l’onore e preservare la riservatezza altrui senza rinunciare alla propria sembra essere il leitmotiv della disputa. Mezze verità, rancori sopiti, accordi femminili esibiti come antitrofei mentre il sospetto di Corrado entra nel vivo. Quando il placido Sergio bussa alla porta e propone la versione riflessa di fatti appena narrati, il tarlo del doppio ha il sopravvento, le preoccupazioni di Corrado Stella si complicano e diventano incubo, mentre lo spasso non darà più tregua. Il contraddittorio fra i due non ha prezzo ma non è ancora al colmo. Il duetto è un affabulare irrefrenabile in cui ansia e timori assalgono gli sventurati, dovrebbe essere angosciante ma fa il pieno di risate. La sponda di Corrado alias Fabio Gravina è da manuale. Un pantalone e una camicia da uomo ritrovata da Sergio nell’armadio sono la prova provata del tradimento, o almeno così pare. Il cugino d’Australia, la moglie segregata a scopo precauzionale, un paio di pantaloni ballerino che troverà l’agognato proprietario ma aprirà nuovi foschi scenari, Carlo che cede i propri a Mario per solidarietà fra amanti sfigati predisponendo un tentativo di fuga dalla grondaia, complice l’assenza provvidenziale di Corrado. Insomma, un tourbillon di situazioni paradossali e grottesche. L’immobilità forzata di Carlo non aiuta. L’incontro fra capoufficio meneghino e sottoposto capitolino non è più rinviabile ed è una sfida inconciliabile fra eloqui opposti che non scalfisce la fiducia dell’irreprensibile Corrado finché non rispuntano i pantaloni zebrati. Le motivazioni di Carlo sono una favola per bambini che incendiano la platea. Il petulante Sergio esce ed entra a volontà, fa il ficcanaso per vocazione ed è quasi rassegnato alla patente di cornuto quando…Manca pur sempre un pantalone all’appello, le richieste di Sergio sono insidiose, da fuoco fitto ma la spiegazione dovuta sarà da gran finale, unica e irripetibile, incontenibile ed efficace nel ragionamento demenziale come nelle conclusioni strampalate debitamente taciute o solo accennate, convincenti perché incomprensibili. Lo scioglilingua impetuoso dell’imbonitore Corrado , sorretto da mimica e gestualità esemplari, stronca le residue resistenze di un Sergio disorientato da ammiccamenti e verità rivelate e ne spegne la struggente ansia da indagine. È la ciliegina sulla torta che non ti aspetti, venti minuti di assolo che non consente repliche. È lezione di comicità d’altri tempi, il trionfo di un grandissimo capocomico che sale in cattedra e si avvale di due superbi attori caricaturali, Bruno Governale e Giuseppe Cantore, che interpretano i personaggi di Carlo e Sergio con intensità espressiva consapevole esasperatamente recitata. Esaltano al meglio la centralità del protagonista Corrado, la cui normalità è conquistata sul campo e legittimata infine nella scena che chiude la commedia davanti ad un piatto di rigatoni alla amatriciana. Il dubbio rimane ma è ormai leggero e sopportabile e sospende il confine tra burla e realtà perché l’uomo si nutre di apparenze e la verità, soprattutto quando è scomoda, è meglio non saperla e non è mai inoppugnabile. Bravissimi gli attori. Arianna Ninchi asseconda il personaggio di Claudia, moglie e amante, con disinvolta ‘forzatura’, al pari di Bruno Governale e Giuseppe Cantore. Il primo è una macchietta irresistibile, il secondo è una divertente parodia del commendatur bauscia. Matteo Micheli è il solito intraprendente dongiovanni che in questa puntata si deve accontentare. Temperamento toscano, simpatia naturale, sempre puntuale e diligente, proviene dal cabaret e si vede! Fabio Gravina è Corrado Stella, un gigante, mai così trascinatore, strepitoso attore e regista accorto, oltreché autore collaudato. Un autentico mattatore!

Le scene sono curate da Francesco De Summa, i costumi sono di Paola Riolo, in attesa di rientro da protagonista sulla scena, le musiche di stampo sudamericano sono di Mariano Perrella.

  

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