Die Entführung aus dem Serail, la geniale grazia stilistica di Strehler

In scena al Teatro alla Scala di Milano fino al 1 luglio 2017

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Il Teatro alla Scala omaggia, con questa ripresa di Die Entführung aus dem Serail, una delle figure più importanti del teatro milanese e italiano del ‘900: Giorgio Strehler.

Dopo La Bohème di Zeffirelli, quindi, il Piermarini ci dà la possibilità di degustare un altro classico, con una produzione del 1965 che, nonostante gli anni, ci appare davvero moderna nella sua grazia stilistica. Una sperimentazione, quella di Strehler, intelligente e filologica, lontana dalle vanaglorie di molti registi contemporanei, che consente di apprezzare questo capolavoro in tutta la sua genuina genialità.

Il Singspiel di Mozart mescola sapientemente elementi dell’opera seria e dell’opera comica, che qui traspaiono in un equilibrio metafisico perfetto, dove i quattro personaggi, che pure rispondono ai caratteri delle maschere della commedia dell’arte, alternano alle parti recitate arie raffinate eppure ricolme di una potente freschezza, così palese da costituire un pilastro assoluto del teatro musicale, di tutti i tempi.

La soluzione di Strehler è stata quindi disegnare questo confine metafisico con le luci: l’opera seria viene rappresentata sulla ribalta, dove i cantanti si esibiscono nelle complesse e intense arie da solista, trasformandosi in ombre immateriali, che si staccano dallo sfondo grazie al sapiente gioco di luci ripreso da Marco Flibeck, mentre le parti comiche si svolgono sulle scene di Luciano Damiani (riprese qui da Carla Ceravolo), al quale viene tributato un altro omaggio importante nel decennale della scomparsa.

Bisogna dire che questa alternanza si volge in modo perfettamente funzionale, senza risultare forzosa, ma dando piuttosto il senso di quello che accade ai personaggi in un modo innovativo e incredibilmente moderno, eppure perfettamente allineato con libretto e spartito.

Anche le scene, che a prima vista possono apparire scolastiche e perfino banali, riprendono peculiarità tipiche delle macchine barocche, ridisegnandole però su un gusto più contemporaneo (per gli anni ’60), senza tralasciare la funzionalità necessaria alla regia.

Quel misto di esotismo (la turcheria) e settecento europeo, che è stato scritto e immaginato dallo stesso Mozart, appare quindi come una revisione raffinata ma divertente, perfettamente aderente al suo stile inconfondibile.

La concertazione del Maestro Zubin Mehta, che diresse la prima a suo tempo, ci appare molto diversa dalle interpretazioni mozartiane a cui siamo abituati oggi, come un vecchio vinile che ci piace estrarre dalla libreria e riascoltare di tanto in tanto. Non ci sono toni muscolari o slanci emotivi, ma piuttosto una quietezza estatica, che il maestro misura attraverso la bacchetta precisa, filologica e, forse, un po’ stanca.

Il cast è di caratura alta, a partire delle interpreti femminili: la Konstanze di Lenneke Ruiten è sorprendente in tutti gli aspetti. Nonostante qualche piccola imperfezione nei passaggi più complessi (e sono davvero tanti), la Ruiten è interprete raffinata, non eccessiva ma piuttosto passionale, e possiede un timbro ricco di colori e sfumature.

Anche Sabine Devieilhe, nel ruolo di Blonde, ha una parte meno ricca di sfaccettature rispetto a quella della collega, ma risulta comunque interessante e complessa, grazie ad una tecnica ineccepibile e ad una recitazione genuinamente divertente.

Perfetto anche l’Osmin di Tobias Kehrer, che riesce ad essere comico senza cadere nel macchiettismo esasperato. Bravi anche Mauro Peter, nel ruolo di Belmonte e Cornelius Obonya nel ruolo di Selim.

Teatro non proprio al completo ma pubblico entusiasta a fine recita, per quella che è stata forse la “chicca” più interessante regalataci fino ad ora dal teatro scaligero, durante questa stagione così volta alla ricerca e alla sperimentazione, ma anche alla riscoperta di un passato recente e glorioso.

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Die Entführung aus dem Serail

Singspiel in due atti

Libretto Christoph Friedrich Bretzner, rielaborato da

Johann Gottlieb Stephanie d. J.

(Edizione Alkor-Baerenreiter, Kassel. Neue Mozart Ausgabe

a cura di Gerhard Croll; rappr. per l’Italia Casa Musicale

Sonzogno di Piero Ostali) 

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

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Coro e Orchestra del Teatro alla Scala

Produzione Teatro alla Scala

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In occasione dei 20 anni dalla scomparsa di Giorgio Strehler e in occasione dei 10 anni dalla scomparsa di Luciano Damiani

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Direttore: Zubin Mehta

Regia: Giorgio Strehler (ripresa da Mattia Testi)

Scene e costumi: Luciano Damiani

Scene riprese da Carla Ceravolo

Costumi ripresi da Sybille Ulsamer

Luci: Marco Filibeck

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CAST

Konstanze: Lenneke Ruiten

Blonde: Sabine Devieilhe

Belmonte: Mauro Peter

Pedrillo: Maximilian Schmitt

Osmin: Tobias Kehrer

Selim: Cornelius Obonya

Servo Muto: Marco Merlini

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