Indiana Jones – I predatori dell’arca perduta

Il 28 e 29 giugno all'Auditorium di Milano

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Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

Direttore Ernst van Tiel

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Non c’è dubbio che Indiana Jones si è guadagnato un posto nella top ten list della speciale classifica immaginaria, riservata ai più popolari personaggi della storia del cinema. Sarà lui il protagonista del secondo appuntamento che laVerdi dedica alla grande produzione di Hollywood. Mercoledì 28 e giovedì 29 giugno, alle ore 20.30, Indiana Jones – I predatori dell’arca perduta (Raiders of the Lost Ark), sarà proiettato in lingua originale con sottotitoli sul grande schermo dell’Auditorium di Milano in largo Mahler, con la colonna sonora eseguita in sincrono dal vivo dall’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi.

Primo capitolo della serie di avventure cinematografiche del Dr. Henry Jones Jr. in arte Indiana Jones, professore universitario e archeologo avventuriero part-time, il film record d’incassi di Steven Spielberg del 1981, su soggetto di George Lucas e Philip Kaufman, che lanciò la futura star Harrison Ford, è il capostipite di una saga che già annovera quattro film, una serie televisiva e un quinto episodio in vista per il 2019.

laVerdi sarà guidata dallo specialista Ernst van Tiel: il conductor olandese – ormai di casa all’ Auditorium di Milano – direttore principale della Polish Baltic Philharmonic Orchestra dal 2012, ha tra l’altro diretto la Brussels Philharmonic nella registrazione della colonna sonora, composta da Ludovic Bource, del film The Artist, vincitrice di 5 Premi Oscar.

(Biglietti: euro 40,00/25,00; info e prenotazioni: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler, orari apertura: mar/dom, ore 10.00/19.00, tel. 02.83389401/2/3; on line: www.laverdi.org o www.vivaticket.it).

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Programma

I predatori dell’Arca perduta (Raiders of the Lost Ark)

(Steven Spielberg, 1981- Musica di John Williams)

Il ritorno della grande avventura di Emilio Audissino

Pubblicizzato ai tempi della sua uscita con lo slogan “The Return of the Great Adventure”, Raiders of the Lost Ark è il primo capitolo della serie di avventure cinematografiche del Dr Henry Jones Jr. – in arte Indiana Jones, professore universitario e archeologo avventuriero part-time – una saga che già annovera quattro film, una serie televisiva e un quinto episodio in vista per il 2019. La leggenda vuole che nel maggio 1977, su una spiaggia delle Hawaii, Steven Spielberg e George Lucas – amici di lunga data e reduci rispettivamente da Incontri ravvicinati del terzo tipo e Guerre Stellari – stessero costruendo un castello di sabbia. Lucas si era rintanato là fuggendo da Los Angeles – dove Guerre Stellari stava uscendo nelle sale – temendo che il film fosse una disfatta commerciale. Sulla spiaggia, George parlò di una sua vecchia idea. Era la storia – anzi una serie di avventure – con protagonista un impavido archeologo che girava il mondo in cerca di tesori. Spielberg convinse l’amico ad affidargli la regia, entusiasta di poter finalmente dirigere un film come quelli di James Bond.

Ma il mondo di Indiana Jones è quanto più lontano possa esserci dall’immaginario tecnologico e contemporaneo caratteristico dei vari film dell’agente segreto britannico. Le avventure di Indiana Jones sono ambientate negli anni ’30 – almeno le prime tre – e sono impregnate di un immaginario vintage. Raiders e i successivi episodi sono soprattutto un affettuoso omaggio al cinema di genere della Hollywood classica. George Lucas – che del film è produttore e ideatore – ha ammesso che “l’essenza di Raiders è un ritorno a un tipo di cinema più antico. Si tratta di un film d’avventura vagamente simile ai vecchi serial che davano nei cinema il sabato pomeriggio. A dire il vero, i serial erano dei film di serie C, mentre direi che Raiders è un film di serie B all’antica. Ciò che mi ha spinto a fare Raiders è stato il desiderio di rivedere questo tipo di film.” Spielberg si è preparato studiando i classici d’avventura della vecchia Hollywood: “Mi sono messo a riguardare i miei film preferiti degli anni ’30 e ’40 e ho riflettuto su quanto rapidamente ed economicamente fossero girati”. Infatti, rispetto a Lo squalo o Incontri ravvicinati del terzo tipo, lo stile in Raiders è più sobrio e funzionale, e guarda alla cosiddetta “regia invisibile” del periodo classico. E proprio in virtù di questi consci e palesi recuperi stilistici e omaggi al cinema della Hollywood classica, Raiders of the Lost Ark si può considerare un film neo-classico.

Altrettanto affettuosamente legata ai modelli musicali della Hollywood degli anni ’30 e ’40 è la funambolica partitura composta dal musicista di fiducia di Spielberg e Lucas, il pluripremiato John Williams. Nel 1981 Williams descriveva così il suo lavoro sul film: “Si tratta di un magnifico film d’avventura nello stile degli anni ’30 – come un film di Bogart e la Bacall ambientato nel medio-oriente. Ha una partitura di 80 minuti che ho composto tra dicembre e gennaio e che ho registrato a febbraio con la London Symphony Orchestra. È tutto nello stile di Max Steiner, cose come il tema dell’eroe e il grande tema d’amore”. Max Steiner – compositore della Hollywood classica conosciuto per le musiche di King Kong (1933), Via col Vento (1939) e Il tesoro della Sierra Madre (1948), per citare solo tre tra le centinaia di film su cui ha lavorato – ben rappresenta quello stile “antico.” La musica del cinema classico di Hollywood era basata sul turgido idioma musicale tardo-romatico ereditato da Wagner, Puccini, Rachmaninov, Richard Strauss; su tecniche operistiche quali il leitmotiv – ogni personaggio o situazione narrativa ha un proprio motivo musicale che viene ripreso ogni qualvolta tale personaggio o situazione si presenta, e rielaborato a seconda delle esigenza drammaturgiche; su una strettissima sincronizzazione tra gesti musicali e azioni visive – il cosiddetto “mickey-mousing”, dove se un personaggio cade da una scala, l’orchestra accompagna l’azione mimandola con una rapida scala discendente. E Williams recupera tutte queste caratteristiche, creando una sapiente partitura che ben esibisce sia l’affetto per quegli illustri capisaldi della musica per film, sia una rielaborazione ironica – e a tratti benevolmente caricaturale – all’insegna del divertissement: “I film di Indiana Jones sono stati molto divertenti da fare – spiega Williams -. Non c’era nulla che dovessi prendere troppo sul serio dal punto di vista musicale. Erano film spettacolari e sopra le righe. Voglio dire, c’erano i nazisti e l’orchestra sparava questi accordi drammatici come si usava negli anni ’40, sapete, con la settima in basso, che sono una specie di vecchio segnale per i personaggi militareschi o malvagi. Abbiamo fatto queste cose senza ritegno, solo per il divertimento di farle”.

A detta di molti il migliore film della serie, Raiders è esempio da manuale di una sceneggiatura che bilancia mirabilmente azione, humour, mistero, orrore, amore, fanta-storia, mito, e un film che andrebbe studiato per la perfetta regia di Spielberg che, con un’economia di mezzi rara nel cinema d’azione/avventura spesso frastornante dei giorni nostri, scandisce con precisione e sapienza un ritmo che non perde un colpo. Il film è impensabile senza la musica di Williams e l’indimenticabile marcia di Indiana Jones, che è ormai diventata l’identificativo sonoro della grande avventura. Sentire questa magistrale partitura suonata dal vivo permette di vedere (e ascoltare) Raiders of the Lost Ark con un coinvolgimento sensoriale mai provato prima, e di apprezzare appieno il genio drammaturgico e musicale di John Williams e la perfetta simbiosi tra la sua arte e quella di Steven Spielberg.

Emilio Audissino

autore del libro John Williams’s Film Music

University of Wisconsin Press, 2014

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Biografie

John Towner Williams nasce a Flushing, Queens (New York), l’8 febbraio 1932. Il padre è John Francis Williams, percussionista membro del celebre “Raymond Scott Quintette.” John inizia a suonare il pianoforte a sette anni, studiando anche il trombone, il clarinetto, la tuba, il violoncello e il fagotto.

Nel 1948 si trasferisce a Los Angeles con la famiglia. Dirige e arrangia per le orchestre studentesche fin dai tempi del liceo. Diventa allievo del pianista e orchestratore hollywoodiano Robert Van Epps e in seguito del compositore Mario Castelnuovo Tedesco. Frequenta anche i corsi di musica della UCLA – University of California at Los Angeles.

Dal 1952 al 1954 svolge il servizio militare in aeronautica, arrangiando e dirigendo musica per la banda militare. Si trasferisce poi a New York, dove viene ammesso alla prestigiosa Juillard School of Music studiando pianoforte con la famosissima Rosina Lhévinne ed avendo come compagno di classe Van Cliburn. Contemporaneamente lavora come pianista jazz nei locali della città.

Nel 1956 si trasferisce a Los Angeles e viene assunto dalla Columbia Pictures and Records come pianista. Attivo come compositore cinematografico dall’inizio degli anni ’60 – con il nome di “Johnny Williams” – nel 1969 riceve la prima nomination all’Oscar per Boon il saccheggiatore (The Reivers) e nel 1972 vince il primo dei suoi cinque Oscar per la direzione e gli arrangiamenti musicali di Il violinista sul tetto (Fiddler on the Roof).

Sugarland Express (1974) segna l’inizio di un lungo e fruttuoso sodalizio artistico con Steven Spielberg, che con Lo squalo (Jaws, 1975) darà enorme visibilità a entrambi – il film fa vincere a Williams il suo secondo Oscar (ma il primo per musiche originali).

Nel 1977 inizia il lungo percorso a fianco di George Lucas nella saga di Star Wars e vince il terzo Oscar. Williams continuerà a lavorare alla saga di Star Wars per i successivi 38 anni.

Nel 1980 viene nominato direttore della Boston Pops Orchestra (l’orchestra più famosa d’America). Nel 1985 compie la prima tournee americana con i Boston Pops e nel 1987 la prima tournee in Giappone. Alla fine del 1993 lascia la carica e diventa direttore emerito, mantenendo un’attiva collaborazione con l’orchestra.

Nel 1984 viene chiamato a scrivere il tema ufficiale delle Olimpiadi di Los Angeles (Olympic Fanfare and Theme), iniziando una lunga collaborazione con il Comitato Internazionale Olimpico: nel 1987 scrive We’re Looking Good per le Paralimpiadi; nel 1988 Olympic Spirit per i giochi di Seul, e nel 1996 il tema ufficiale del centenario delle Olimpiadi moderne (Summon the Heroes). Nel 2002, nel giorno del suo settantesimo compleanno, dirige in mondovisione Call of the Champions, per le Olimpiadi invernali di Salt Lake City. Williams è stato insignito dell’Ordine Olimpico.

Nel 2006, è candidato all’Oscar per due film – cosa non inusuale per lui – e sorpassa così le 43 nomination del compositore Alfred Newman, diventando la seconda persona con più candidature nella storia – dopo Walt Disney. Ad oggi, Williams ne ha accumulate 50.

Prolifico compositore anche di musica concertistica: Just Down West Street…On the Left è la più recente di molte commissioni ricevute negli anni da importanti orchestre e istituzioni musicali, eseguita nel luglio 2015 a Lenox (Massachusetts, U.S.A.), per il 75° anniversario del Tanglewood Music Center.

Nel 2016 realizza le musiche del nuovo film di Steven Spielberg Il grande gigante gentile (The Big Friendly Giant), tratto dall’omonimo libro di Roald Dahl. Viene insignito del “Ordre National des Arts et Lettres”, la più importante onoreficenza del governo francese nel campo delle arti. Riceve il premio alla carriera dell’American Film Institute, la prima volta per un musicista.

Oggi, a 85 anni, è ancora attivissimo, al lavoro sull’ottavo capitolo della saga di Star Wars (The Last Jedi, Rian Johnson, 2017) e sul nuovo film di Spielberg Ready Player One (2018). In estate, al Festival di Tanglewood (Massachusetts, U.S.A.), ci sarà la première di Markings, pezzo da concerto commissionato dalla violinista Anne-Sophie Mutter.

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Ernst van Tiel, direttore. Durante gli studi di percussioni e pianoforte al Conservatorio di Utrecht, ha diretto diverse orchestre radiofoniche, tra cui Radio Philharmonic Orchestra e Metropole Orchestra. Instaurando con queste orchestre una proficua collaborazione, ha potuto dirigerle in numerose registrazioni di musica classica e jazz.

Dopo il diploma, ha studiato Direzione d’orchestra con Gary Bertini, Franco Ferrara e Jean Fournet, dirigendo quindi alcune delle più importanti orchestre olandesi. Tra di esse ricordiamo la Rotterdam Philharmonic Orchestra, con la quale ha lavorato in qualità di direttore assistente di Valery Gergiev nelle produzioni delle Sinfonie n. 6, 7 e 8 di Bruckner, Pellias und Melisande di Schoenberg, il Castello di Barbablù di Bartòk, La mer di Debussy e Frau ohne Schatten di Strauss.

Dopo il felice debutto al Teatro Kirov di San Pietroburgo con Lucia di Lammermoor di Donizetti e Rigoletto di Verdi, è stato invitato a dirigere Elektra di Strauss nel 2008, poi ancora nel 2009, 2010 e 2011. In seguito a questa meravigliosa collaborazione, è stato chiamato a collaborare in molte produzioni, tra cui Rigoletto, Elektra e Frau ohne Schatten.

Recentemente ha diretto la Brussels Philharmonic e il Coro del Teatro Mariinsky in una acclamata tournée alla Cité de la Musique a Parigi, ad Antwerp e alla Philharmonie di Lussemburgo. Direttore ospite della Polish Baltic Philharmonic Orchestra dal 2007, nel 2012 è stato nominato direttore principale dell’orchestra.

Ha diretto la Brussels Philharmonic nella registrazione della colonna sonora, composta da Ludovic Bource, del film The Artist: vincitrice di 5 Premi Oscar, 7 premi BAFTA, 3 Golden Globes e 6 Premi Cèsar, la pellicola sta girando il mondo con l’accompagnamento dell’orchestra dal vivo, diretta da van Tiel.

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PROSSIMI APPUNTAMENTI

Giovedì 14 settembre, ore 20.30 
Venerdì 15 settembre
, ore 20.30
STAR TREK (2009) 

Giovedì 16 novembre, ore 20.30 
Venerdì 17 novembre
, ore 20.30
NOSFERATU (1922)

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