Mariti e mogli

Al Teatro Quirino di Roma fino al 17 dicembre 2017

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Foto di Manuela Giusto

Adattato e diretto da Monica Guerritore che lo interpreta insieme a Francesca Reggiani, il tema del film di Woody Allen approda sul palcoscenico con il suo carico di tensioni e conflitti coniugali che si cumulano ed esplodono in una notte di pioggia, in un luogo che assume le sembianze adatte alle singole circostanze. Così, in un unico contenitore, la regista immagina il crogiuolo di relazioni, rotture, riconciliazioni, attrazioni momentanee e pruriginose distrazioni, tradimenti, crisi di mezza età, desiderio di evasione e paura di perdere il proprio status che si svelano nelle vite di otto personaggi debordando dagli schemi di esistenze borghesi.

Nella sala in cui provano una coreografia, Sally e Jack comunicano che hanno deciso di separarsi senza tensioni e sofferenze, gettando nell’angoscia l’amica Judy che inizia a percepire il malessere nel rapporto col marito Gabe: in realtà Jack ha una relazione con la prosperosa Sammy esperta di burlesque e ciò farà naufragare l’altra coppia, apparentemente salda. Bloccati dal maltempo, decidono di trascorre la notte insieme ballando e svelando il loro lato segreto, estraniandosi dalla realtà. Imprigionati nella sala da ballo, si fanno trasportare dalla musica sciogliendo i loro lacci a passo di danza, poi ciascuno si rivolge al pubblico chiedendo comprensione e complicità.

Secondo le parole di Woody Allen, è “un girotondo di piccole anime che sempre insoddisfatte girano e girano intrappolate nell’insoddisfazione cronica di una banale vita borghese”.

La Guerritore condensa in un’unità di luogo, tempo e azione le dinamiche da cui scaturiscono verità profonde e meschinità, facendole veleggiare sulle musiche di Louis Armstrong e Etta James. Un unico luogo simbolo della coppia e del suo disfacimento ma anche amalgama unificante delle molteplici sfaccettature dei sentimenti e dell’attrazione, oltre che delle insoddisfazioni, che travagliano i perbenisti. Abbattendo i veli dell’ipocrisia, fa esplodere coppie consolidate, cosicché nessuno è quello che sembra e, dopo tanto trambusto, nulla sarà come prima.

Il jazz di Louis Armstrong precipita il pubblico immediatamente nel clima di Woody Allen, Strindberg e Bergman (riferimenti altissimi di Allen) vengono evocati nelle dinamiche tra mariti e mogli, la danza e il vino e la notte sganciano il corpo e liberano le energie. Il resto è l’eterno racconto dell’amore” afferma Monica Guerritore.

Il palcoscenico pullula di molte anime, complice il nubifragio, così nella sala da ballo appaiono il bancone di un bar, due poltrone che si trasformano in alcova, dei tavoli per mangiare insieme, in un via vai di rivelazioni pubbliche e private, fino all’alba, per placare le liti e nobilitare gli amori clandestini. Al lampeggiare dei fulmini si sonnecchia sulle poltrone e ci si abbraccia nell’oscurità.

Alla fine Gabe rivelerà che la commedia è un suo romanzo, quindi tutto è stato deciso dall’autore, che fa emergere la sua storia con maggiore evidenza.

Dal cinema al teatro, passando attraverso i modelli televisivi, come afferma Rain giovane allieva di Gabe “la vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione”.

Interessante l’operazione effettuata dalla Guerritore, che dirige se stessa e i compagni di scena con piglio vivace. Gli interpreti tratteggiano a tutto tondo i profili dei protagonisti: oltre alla Guerritore che interpreta Sally, Francesca Reggiani è Judy, Cristian Giammarini è Gabe, Ferdinando Maddaloni è Jack, Enzo Curcurù è Michael, Malvina Ruggiano è Rain, Lucilla Mininno è Sammy e Angelo Zampieri è Paul.

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