Intervista all’attrice Angela Vuolo

Intervista a cura di Francesco Roma

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L’appuntamento con Angela Vuolo è dalle 9,30 alle 10 in un bar di Piazza Di Robilant, a Torino. È il 31 Gennaio, ultimo giorno della Merla, il periodo più freddo dell’anno. Da domani è Febbraio e, come cantava il poeta: “Nei primi giorni di malato sole, la primavera danza la primavera danza”. Siamo in una zona molto vivace della città, a pochi passi dal Teatro Araldo, spazio storicamente importante, soprattutto per il Teatro Ragazzi, a qualche chilometro la Fondazione Mertz e la Fondazione Sandretto Rabaudengo, eccetera eccetera. Per dire, una zona molto verde ma anche ricca di spazi interessanti e molto trafficata.

Questa intervista doveva avvenire almeno 2 anni fa, ma per una serie di «accadimenti» riusciamo a farla solo ora. Ci conosciamo da molti anni, avevamo partecipato entrambi ad un intenso laboratorio del Teatro del Lemming e, come spesso accade, di lei so pochissimo. Ce lo diciamo mentre ordiniamo cappuccino e brioche per me e caffè Ginseng per lei. È un’attrice che ho già avuto modo di vedere in scena più volte ed ho sempre apprezzato in lei la serietà e la capacità di entrare in ruoli, anche molto diversi tra loro, in modo totale e convincente.

Il suo prossimo spettacolo in calendario è il 21 Marzo alle Carceri Nuove di Torino, portano «Il Lato Opposto» testo che le ha permesso di vincere, tra l’altro, il “Premio Speciale per la Migliore Attrice Raffaella de Vita” nel 2009. Lo dice senza enfasi, quasi vergognandosi di essere stata premiata per il suo lavoro. Una delle prime cose che mi racconta è che, esattamente un mese fa, il 31 Dicembre, era in una spiaggia Indiana, Palolem mi pare, a 30 gradi di temperatura e faceva il bagno. Quasi tutti gli anni fa un viaggio per il suo compleanno e quest’ultimo è stato davvero importante per molti aspetti. Fa parte di quel folto gruppo di persone, decisamente la maggioranza, di attrici ed attori, che non campano facendo Teatro. Debbono fare altri lavori, ed a volte più di uno, perché ciò che amano fare non paga. È ovviamente un discorso che non coinvolge solo il teatro, ma tutto ciò che è arte, e altro. Insomma è la dura legge del mercato, solo se chi è davvero pronto a grandi sacrifici ed ha anche una buona dose di fortuna, può avere qualche possibilità. Certo il talento conta ma da solo non basta. E mi piace pensare che, come diceva Gian Renzo Morteo nelle sue memorabili lezioni di Storia del Teatro, il vero teatro lo fanno i non professionisti, coloro che, per puro amore di palcoscenico sacrificano tempo, energie e parte della propria vita privata. Angela dice che già a 4 anni aveva questa smania. Gestiva l’angolo del travestimento all’asilo ed è cresciuta con la convinzione che quello era il suo destino. In famiglia, però, non è mai stata aiutata nelle sue scelte. Il padre sopratutto, insisteva per un certo percorso. Ricorda di essere stata fulminata da giovanissima da una messinscena del “Fu Mattia Pascal”, l’aveva sconvolta. Ha fatto laboratori e stage in Italia ed all’estero sul teatro e tutti i suoi dintorni, ma sopratutto al Teatro Araldo dove ha frequentato la scuola, praticamente sotto casa. Si è laureata con Graziano Melano su “L’Animazione Teatrale e l’importanza del teatro a scuola”.

Ha rischiato di intraprendere la strada penale come avvocato/essa, insegna da molti anni nelle scuole professionali di Torino e Provincia dove può applicare, finalmente il contesto della sua laurea. Con grande soddisfazione, sopratutto degli allievi. Ed è una che non demorde. Sta lavorando ad un nuovo spettacolo sul tema dell’emigrazione negli anni ‘20 con il suo gruppo “Lontani dal Centro” e che, già dal nome, si intuisce come la loro scelta sia di toccare temi originali e di portarli in realtà non di giro, di quelli che si vendono a fatica. Ha anche in ballo una collaborazione al Carcere delle Vallette, realtà che conosce bene per passate collaborazioni con il gruppo Teatrale che fa capo a Claudio Montagna.

È stata una chiacchierata intensa, entrambi sappiamo qualcosa di più sull’altro. Forse è servito anche a lei per capire di fare, nonostante tutto, la “cosa giusta”.

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