Thanks for vaselina

Andato in scena al Teatro di Rifredi, Firenze

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Il perché di questo originale nome per un titolo di una drammaturgia viene quasi subito suggerito dai dialoghi e dalla vicenda che il pubblico vede in scena: un carlino vestito da Hallo Kitty risulta disperso; il cagnolino è un animale preziosissimo per Fil e Charlie, due trentenni all’apparenza senza arte né parte, poiché gli sono stati inseriti nel suo piccolo didietro numerosi ovuli contenenti Marijuana. Incredibile ma vero, gli USA, insieme ad altri paesi loro alleati, hanno bombardato il Messico per distruggere tutte le piantagioni di erba. L’economia illegale del Messico è in ginocchio, ma questi due strambi coinquilini, Fil e Charlie, hanno un loro piano per salvare i consumatori di droga leggera del Messico e del mondo: produrla in quantità massiccia nel loro appartamento e, attraverso il corriere coraggioso impersonato da un insospettabile carlino, portarla al di là dell’Oceano.

Il piano va subito a rotoli, il carlino è stato smarrito, ma questo è solo l’inizio di un’esilarante vicenda scritta da uno degli interpreti e cofondatore della compagnia Carrozzeria Orfeo, Gabriele di Luca, che vedrà protagonisti i due giovani, la madre di Fil, Lucia, una cinquantenne uscita da un centro di recupero per la sua dipendenza dalle macchinette da gioco, il padre, ora Annalisa, e una giovane donna obesa di nome Wanda, patologicamente insicura che vive in un mondo tutto suo.

In scena questi personaggi si confideranno, si maltratteranno, si odieranno e si ameranno, tutto in un intreccio non lineare e scontato, ma molto complesso, come lo sono i rapporti reali. E infatti se all’apparenza lo spettatore è catapultato con grande energia e carisma degli attori in una storia grottesca e spassosissima, dalle tinte esagerate, questa non risulta priva di momenti intensi; sulla scena è ben delineata una verità che riesce a mettere a confronto l’intimo dei personaggi con il vissuto reale di ogni individuo. Lo spettacolo infatti termina lasciando allo spettatore l’amaro in bocca, anche se un senso di soffusa disperazione e disillusione verso gli uomini lascia lo spazio a una più intima tenerezza.

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