Fernando Arrabal: l’incarnazione dell’arte contemporanea

Il 1° giugno, ore ore 21.30, a Villa Duodo, Monselice (PD)

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Fernando Arrabal, drammaturgo, poeta e regista cinematografico spagnolo, sarà straordinario ospite dell’Etnofilmfest di Monselice.

Considerato uno degli autori più importanti del XX secolo, Arrabal è considerato l’incarnazione dell’arte contemporanea; è infatti l’unico ad aver collaborato con tutte e tre le icone dell’arte contemporanea: André Breton per il Surrealismo, Tristan Tzara per il Dadaismo e Andy Warhol per la Pop Art. Le sue opere teatrali sono tra le più rappresentate al mondo. Si tratta di un teatro che porta spesso all’estremo le tematiche del realismo, dell’assurdità dell’esistenza, della patafisica e dell’impegno civile e politico. Fece parte per tre anni del gruppo surrealista di André Breton; per questo motivo, Mel Gussow lo definisce l’unico sopravvissuto delle “tre reincarnazioni della modernità”.

Ha diretto sette lungometraggi. Ha pubblicato quattordici romanzi, circa ottocento libri di poesia, vari saggi tra i quali si evidenziano i testi dedicati al gioco degli scacchi.

Nel 1963, con Alejandro Jodorowsky fonda il Movimento Panico. Dal 1990 è Trascendent Satrape del Collegio di Patafisica.

Fernando Arrabal è autore di un teatro geniale, brutale, sorprendente e gioiosamente provocatorio. Un potlatch drammatico in cui i rottami delle nostre società “avanzate” si carbonizzano nel festoso recinto di una rivoluzione permanente. Eredita la lucidità di un Kafka e l’umore di un Jatrry; per la sua violenza viene paragonato a Sade e ad Artaud. Ma probabilmente è l’unico ad aver portato lo scherno così lontano. Gioiosamente ludica, ribelle e boema, la sua opera è la sindrome del secolo del filo spinato: una forma di rimanere in guardia.

Venerdì 1 giugno alle ore 21.30 a Villa Duodo, Monselice, va in scena lo spettacolo teatrale Preghiera di Fernando Arrabal. Lo spettacolo è ideato e diretto da Fabio Gemo e Viviana Piccolo

PREGHIERA (Oracion) è stata scritta nel 1957 e riflette la noia di una coppia che ha appena assassinato il loro figlio. Progettano di assumere i precetti etici della Bibbia. Arrivano all’enorme apatia della vita e, per dargli una ragione, si appoggiano alle Sacre Scritture per trovare un contenuto per una vita piena di azioni fatue e, quindi, distinguere un motivo per l’apprendimento del trascendente. Le opere di Fernando Arrabal hanno sempre ruotato attorno al dubbio metafisico su quale sia la convenienza delle forme etiche o pratiche cercando il messaggio di ciò che cerchiamo, come il contenuto delle utopie, come unica ragione per andare avanti.

Fabio Gemo. Antropologo, documentarista, attore e regista, fondatore del Centro Studi sull’Etnodramma si occupa di antropologia applicata al cinema e al teatro. Sin dal 1988 ha compiuto frequenti viaggi di ricerca in Messico, Norvegia, Cuba, Ecuador, Colombia, Canada e India, collaborando con diversi centri teatrali sul teatro rituale e d’innovazione.

Studioso di sciamanismo e di tecniche dell’estasi, è direttore artistico dell’ETNOFILMfest, mostra del cinema documentario etnografico e di ETNOFILM – Scuola di Cinema Documentario Etnografico.

Viviana Piccolo. Attrice e regista, laureata in Filosofia, studiosa delle sperimentazioni vocali e degli Stati di trascendenza e meditazione, insegnante di teatro. Ha lavorato al Teatro stabile d’Abruzzo con il regista Claudio Di Scanno. Tra i suoi lavori più importanti si segnalano le collaborazioni con varie Università italiane assieme al Maestro Fernando Arrabal mettendo in scena due suoi testi teatrali (Fando e Lis e Il Castello dei Clandestini). Con lo scrittore Rocco Familiari ha messo in scena una sua drammaturgia (Ritratto di spalle) per il teatro stabile di Messina.

Ha lavorato con il regista Leone d’Oro Krizstof Zanussi.

A seguire lo straordinario intervento del maestro Arrabal dal titolo: “CUERPO Y ALMA EN ORACIÓN”, ovvero: corpo e anima in “Preghiera”, una sua conferenza sul dramma che porta in scena dal 1957.

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Note biografiche su Fernando Arrabal:

Fernando Arrabal, drammaturgo, poeta e regista cinematografico spagnolo (n. Melilla, Marocco spagnolo, 1932). Segnalatosi giovanissimo a Madrid con due lavori teatrali, Los soldados e Los hombres del triciclo, si trasferì a Parigi nel 1954, dove finì per stabilirsi. Della sua copiosa produzione teatrale va ricordato Le cimitière des voitures (1958; trasposizione nel film omonimo del 1983), messo in scena nel ’66 da V. García, che fuse in un unico spettacolo altri testi di A. come Oraison, Les Deux Bourreaux, La Communion solennelle. Tra il 1960 e il ’62 fondò assieme a A. Jodorowsky e R. Topor il Movimento Panico. Critico del surrealismo e tipico rappresentante della neoavanguardia degli anni ’60, Arrabal si interessò ben presto al cinema come mezzo particolarmente idoneo alla libera espressione delle ossessioni personali. Realizzò la sua prima regia con … Et ils passèrent des menottes aux fleures (1969), seguita da Viva la muerte (1970; tratto da un suo romanzo autobiografico del 1959, Baal Babylone), nel quale rievoca, in un alternarsi di realismo crudele e di allucinazione, la guerra civile, la tragica morte del padre e la figura della madre. Dopo questo film, che resta la sua prova più convincente, girò J’irai comme un cheval fou (1974). Con L’arbre de Guernica (1976) A. è ritornato sul tema della guerra civile.

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Informazioni e programma completo sul sito
www.etnodramma.it

L’Etnofilmfest è diretto da Fabio Gemo e organizzato dal Centro Studi sull’Etnodramma, con il contributo del Comune di Monselice – Assessorato alla Cultura. Con il Patrocinio de La Nuova Provincia di Padova.

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