Le bal. L’Italia balla dal 1940 al 2001

Al Teatro Sala Umberto di Roma fino a 27 maggio 2018

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Uno spettacolo di musica e ballo per raccontare sessant’anni di storia italiana.

La balera è il luogo di una varia umanità, in cui fanno capolino alla spicciolata diversi tipi di donne e uomini che si scrutano di sottecchi e sfoderano le armi della conquista: la vamp, la romantica, la pudica, la bruttina si misurano con lo snob, lo sbarbatello, l’impacciato, il seduttore.

Il gioco della vita vira tra corteggiamento e rifiuto, attrazione e antipatia. Le otto coppie si annusano, si respingono, si abbracciano e si mescolano in un vorticoso girotondo dal disordine apparente, dove ogni coppia muta e si racconta con la mimica, ballando ritmi diversi sulle stesse note, dando vita a godibili e movimentati siparietti.

Cambiano i ritmi, cambia il contesto storico e sociale, le coppie sostituiscono a vista i vestiti, la guerra incombe chiedendo l’obolo delle fedi d’oro, gli uomini intabarrati nelle divise fasciste partono per il fronte, le mogli indossano le tute per lavorare in fabbrica. Con la liberazione, una ventata di vitalità apporta nuovi passi: tiptap, rock, twist. Il mondo corre veloce mentre i ballerini continuano a danzare, nelle piazze i movimenti femministi e pacifisti propongono nuove prospettive, le droghe offrono fantastiche visioni. Il bikini, le minigonne e le feste scatenate segnano i decenni del benessere economico, poi la musica volge verso suoni metallici ed elettronici mentre clientelismo e corruzione attraversano la società edonista e consumista.

Nel buio delle coscienze in cui balugina la luce di qualche torcia, il mondo si interroga sulle guerre di religione e i catastrofici attentati, poi piovono dall’alto fagotti di vestiti che ciascuno indossa ritrovandosi, all’accensione delle luci, abbigliato come all’inizio delle danze nella balera. Un sogno? Una proiezione nel futuro? Una catarsi?

Lo spettacolo è emotivamente toccante, esteticamente raffinato, evocativo ed intenso, poetico e sincronicamente perfetto.

Le canzoni tessono una drammaturgia di musica, danza e mimica facciale e posturale per raccontare storie personali sul canovaccio della Storia.

Il Trio Lescano, Fred Bongusto, Domenico Modugno, Rita Pavone, Gianni Morandi, Adriano Celentano, Mina, Gino Paoli, Peppino di Capri, Franco Battiato, Ornella Vanoni, Luigi Tenco, Alan Sorrenti, Marlene Dietrich, i Pink Floyd, inni fascisti cadenzano i passaggi temporali con canzoni che appartengono alla memoria collettiva.

L’allestimento, derivato dal format di Jean-Claude Penchenat cui si ispirò Ettore Scola per il film Ballando Ballando del 1983, è stato trasposto sulle nostre scene da Giancarlo Fares che firma la regia e balla insieme ad altri quindici giovani attori-ballerini in questo lungo excursus storico dal tango al rock and roll, dal boogie woogie al chachacha, dalla disco music al twist nelle prorompenti e calibratissime coreografie di Ilaria Amaldi.

Colorato, raffinato, variopinto, incandescente veicola emozioni e speranze, amori e tragedie sull’onda di un’energia dinamica e pulsante tra flirt estivi, guerre, voglia di libertà, bombardamenti, tragedie umane legati da un sottile fil rouge che dipana tutti gli avvenimenti senza soluzione di continuità.

La rappresentazione corale è sostenuta dall’affiatamento di una cast instancabile dotato di passione e professionalità, che tocca il cuore ed è una meraviglia per gli occhi.

I versi di Franco Battiato suggellano lo spettacolo: “Di voi che resta? antichi amori, giorni di festa, teneri ardori, solo una mesta foto ingiallita fra le mie dita. (…) Solo un motivo risento ancora d’un fuggitivo disco d’allora e a un luogo penso dove non so se tornerò”.

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