Dove gli dei si parlano

Il 7 giugno, ore 21.30, alla Casa Laboratorio Ca’ Colmello di Sassoleone (BO)

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Foto di Monika Bulaj

Immagini, racconti e suoni per restituire frammenti di mille viaggi e scoperte in tutto il Pianeta. Lo spettacolo è parte della sesta edizione di S.I.A – Sottili Innesti Amorevoli, a cura dell’associazione culturale Baba Jaga.

«Questo lavoro è cambiato negli anni. All’inizio documentavo le piccole e le grandi religioni nelle ombre delle guerre antiche e recenti. A un certo punto sono state le mie immagini a cercarmi, a parlare da sole, raccontando delle preghiere e dei sogni, dell’acqua e del fuoco, della memoria, del teatro della festa dei morti, della via dei canti»: la celebre fotografa e giornalista polacca (naturalizzata italiana) Monika Bulaj introduce Dove gli dei si parlano, performing reportage che proporrà giovedì 7 giugno alle ore 21.30 alla Casa Laboratorio Ca’ Colmello di Sassoleone sulle colline in provincia di Bologna.

Continua Monika Bulaj in merito allo spettacolo proposto nell’ambito della sesta edizione di S.I.A – Sottili Innesti Amorevoli, rassegna curata dall’associazione culturale Baba Jaga: «Le ultime oasi d’incontro tra fedi, zone franche assediate dai fanatismi armati, patrie perdute dei fuggiaschi di oggi. Luoghi dove gli dei parlano spesso la stessa lingua franca e dove, dietro ai monoteismi, appaiono segni, presenze, gesti, danze, sguardi. In una parola: l’uomo, la sua bellezza, la sua sacralità inviolabile, ostinatamente cercata anche nei luoghi più infelici del Pianeta, seguendo il sole, la luna, le stagioni, i culti e i pellegrinaggi, in una “mappa celeste” che ignora gli steccati eretti dai predicatori dello scontro globale. Un mondo parallelo e poco raccontato che va dall’Asia centrale all’America Latina, dalle Russie al Medio Oriente, e ti riconsegna la bellezza nella contaminazione: i riti dionisiaci dei musulmani del Maghreb, il pianto dei morti nei Balcani, i pellegrinaggi nel fango degli Urali, l’evocazione degli dei in esilio oltremare, sulla rotta degli “scafisti” di un tempo, a Haiti e Cuba, dove la forza spirituale della terra madre diventa rito vudù, santeria, rap mistico, samba, epitalamio e mistero. E ancora il cammino dei nomadi dell’Asia, che si portano dietro le loro divinità, come gabbiani dietro a una barca da pesca nel deserto. Dall’ 11 settembre 2001 a oggi».

Fotografa, reporter e documentarista, Monika Bulaj (Varsavia, 1966), svolge la sua ricerca sui confini delle fedi, minoranze etniche e religiose, popoli nomadi, migranti, intoccabili, diseredati, in Europa ed Asia, in Africa e nei Caraibi. Ha ricevuto diversi premi per la fotografia e il reportage letterario. Nel 2014 le è stato consegnato il Premio Nazionale Nonviolenza, per la prima volta assegnato a una donna. Ha pubblicato libri di reportage letterario e fotografico con Alinari, Skira, Frassinelli, Electa, Feltrinelli e Bruno Mondadori. Il suo ultimo libro Nur. La luce nascosta dell’Afghanistan è stato scelto da Time come uno dei migliori libri fotografici del 2013. In uscita volumi con Contrasto e National Geographic. Ha prodotto circa sessanta mostre fotografiche tra l’Europa, New York e Il Cairo. Svolge una costante attività didattica.

La Casa Laboratorio Ca’ Colmello si trova in via Gesso 21 a Sassoleone, in provincia di Bologna.

Info e prenotazione (obbligatoria): 349 2826958, 340 7823086, info@babajaga.it, www.babajaga.it.

Info su Monika Bulaj: http://www.monikabulaj.com/

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