Norma alla Oper Frankfurt

Straordinaria Elza van den Heever

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Norma Oper Frankfurt
Elza van den Heever (Norma) ©Barbara Aumüller

Nel 50 avanti Cristo tutta la Gallia è occupata dai Romani… Tutta? No! … No! Non ci sono druidi e querce à la Asterix in questa Norma. Tutt’altro. Christof Loy trasporta l’azione dalla Gallia al ventesimo secolo, in un tempo attorno alla seconda guerra mondiale. Norma non è una veggente, ma il leader di un gruppo di resistenti che si oppongono all’invasore. Una banda di partigiani. Loy confeziona per l’Oper Frankfurt una Norma buia e carica di emozioni, per un nuovo allestimento non senza difficoltà. Al regista tedesco, alla sua prima esperienza col capolavoro belliniano, è stato infatti affidato lo spettacolo a poche settimane dalla prima, dopo che la prevista co-produzione con la Norske Opera di Oslo (dove ha debuttato a gennaio) è stata cancellata per “motivi artistici”.

Norma Oper Frankfurt
Elza van den Heever (Norma) e Gaëlle Arquez (Adalgisa) ©Barbara Aumüller

Il colpo d’occhio su scene e costumi è piuttosto disadorno. Minimalista. L’azione si svolge in gran cassoni di legno scuro, tra arredi di vita quotidiana. Questi spazi anonimi sono funzionali al taglio registico di Loy che mette in secondo piano i risvolti storico-politici ed esplora i turbamenti e le tragedie private degli esseri umani che muovono la storia. A partire da Norma, una donna sensibile con sentimenti e pensieri forti, in piena crisi esistenziale. Una madre single che da anni conduce una doppia vita, una vita troppo complicata che adesso sta arrivando al punto di rottura. Ha due figli da una relazione segreta con Pollione, il capo degli occupanti. Lei lo ama ancora, ma lui si è invaghito della giovane Adalgisa e intende sposarla e portarla a Roma. Mentre il suo mondo va progressivamente in pezzi, Norma è confrontata con continue scelte morali che aggiungono stress al soffocante carico emotivo che si porta sulle spalle. Anche le pulsioni che animano gli altri protagonisti risaltano in questo spettacolo e le “melodie lunghe lunghe lunghe, come nessuno ha fatto prima” (come disse Verdi) di Bellini si riempiono di contenuti psicologici. Un approccio senza dubbio interessante quelle di Loy, che ha avuto tuttavia un’accoglienza controversa alla prima, in cui si è registrata qualche contestazione dalla platea. Se si può muovere un appunto allo spettacolo, si può evidenziare che la prima parte della recita è già troppo buia e claustrofobica, in un tempo in cui in fondo c’è ancora speranza di una felice conclusione. Si uccidono le illusioni fin dal principio.

Oper Frankfurt
Elza van den Heever (Norma) ©Barbara Aumüller

Serata di grazia per cast e orchestra. La Norma di Elza van den Heever domina la scena dall’inizio alla fine con una fisicità potente e magnetica. Impossible staccare lo sguardo dalla sua figura, sia che sieda pensosa su un tavolo sia che spinga spiritata il suo popolo alla guerra e alla strage. In effetti, la riuscita di questa Norma un po’ particolare deve molto alla recitazione della protagonista, così capace di rimandare i sentimenti estremi di una donna che sta crollando sotto il peso dei drammi privati. A tratti potrebbe anche non cantare, i movimenti e gli occhi già trasmettono tutto. Ma fortunatamente canta e restituisce con classe la dignità e le esplosioni emotive di una parte vocalmente complessa e ampia. Casta Diva parte sommessa e poi riempie l’aria di vibrazioni e colori accorati. La sua voce si amalgama bene con quella di Adalgisa, il terzo lato del triangolo amoroso, fin dal duetto del primo atto “Sola, furtiva, al tempio” in cui la giovane scatena l’ira della protagonista rivelandole la sua relazione con Pollione. Gaëlle Arquez usa il suo bel timbro da mezzosoprano lirico per restituire gli accenti confusi di una fanciulla semplice alle prese con passioni che non sa maneggiare. Robusto quanto basta il Pollione di Stefano La Colla al suodebutto a Francoforte.

Oper Frankfurt
Stefano La Colla (Pollione) e Elza van den Heever (Norma) ©Barbara Aumüller

Il basso canadese Robert Pomakov tratteggia un Oroveso invasato, sembra quasi il commissario politico del gruppo dei resistenti, che solo alla fine si scioglie davanti ai nipoti abbandonati. Antonino Fogliani, uno specialista del repertorio belcantistico, tiene assieme palcoscenico e orchestra, lasciando il giusto spazio ai cantanti e muovendosi con naturalezza fra accenti classici e espressioni più romantiche. Impeccabile e potente, al solito, il coro istruito da Tilman Michael.

Grandi applausi per tutti. Festeggiatissima la strepitosa Elza van den Heever.

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Oper Frankfurt
Elza van den Heever (Norma) e due comparse (Figli di Norma) ©Barbara Aumüller

SCHEDA

NORMA

VINCENZO BELLINI 1801-1835

Tragedia lirica in due atti, libretto di Felice Romani

Prima rappresentazione il 26 dicembre1831, Teatro alla Scala, Milano

In italiano con sottotitoli in tedesco e inglese

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Direttore Antonino Fogliani

Regia Christof Loy

Scene Raimund Orfeo Voigt

Costumi Ursula Renzenbrink

Luci Olaf Winter

Maestro del coro Tilman Michael

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CAST

Norma Elza van den Heever

Pollione Stefano La Colla

Adalgisa Gaëlle Arquez

Oroveso Robert Pomakov

Clotilde Alison King

Flavio Ingyu Hwang

Coro della Oper Frankfurt

Frankfurter Opern- und Museumsorchester

https://www.oper-frankfurt.de/de/mediathek/?id_media=158

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