“Quartet”. Come affrontare la vecchiaia con leggerezza

Al Teatro Quirino di Roma fino al 21 ottobre 2018

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QuartetApre la stagione Quartet, commedia arguta e malinconica di Ronald Harwood dalla quale è stato tratto nel 2012 il film con la regia di Dustin Hoffman e un cast di attori capeggiato da Maggie Smith attorniato da autentici musicisti in pensione, e ha ispirato l’indimenticabile scena di “Amici miei” di Mario Monicelli.

In una casa di riposo per anziani cantanti d’opera fervono i preparativi per celebrare il 10 ottobre l’anniversario della nascita di Giuseppe Verdi. Il distinto Rudy sistema le sue carte inframmezzando scatti di irascibilità verso la cameriera che gli nega la marmellata di cotogne a colazione, Titta si lascia andare in una logorroica disamina della condizione presente che vorrebbe vivacizzare con qualche guizzo di virile prorompenza mentre Cecy mimetizza la sua incipiente amnesia rifugiandosi nell’ascolto in cuffia della musica di Wagner che la induce in un’estasi mimica.

Malumori, esuberanze, civetterie si incanalano in una nostalgica quotidianità, in cui si confrontano e si scontrano le passioni e i caratteri di ciascuno con veloci e caustiche battute, al limite della crudeltà e dell’irriverenza.

A turbare questo apparente equilibrio giunge la notizia dell’arrivo di una nuova ospite. Cecy, svolazzando civettuolamente per carpire informazioni, porta la notizia che si tratta di Giulia. Rudy è percorso da un fremito: è la donna altera e volubile con cui è stato sposato per poco tempo e lo ha lasciato per inseguire i suoi sogni. Dopo le prime tensioni e i successivi chiarimenti che sciolgono l’antica ruggine, i quattro progettano di cantare il quartetto “Bella figlia dell’amore” per le celebrazioni verdiane che contribuiranno a sostenere economicamente la casa di riposo, riproponendo i ruoli che hanno dato gloria alle rispettive carriere artistiche: il tenore Rudy come Duca di Mantova, il contralto Cecy nelle vesti di Maddalena, il soprano Giulia come indimenticabile Gilda e il baritono Titta nei panni di Rigoletto.

Ma l’emotività gioca i suoi scherzi, i temperamenti seguono dinamiche differenti e il progetto rischia di fallire per l’intemperanza di Giulia che teme per le sue corde vocali, essendosi da tempo ritirata dalla scena avendo perso al voce.

Cosa fare? Tra la senescente esuberanza di Titta, l’algida compostezza di Rudy e il malizioso disincanto di Cecy, Giulia abbandona ogni resistenza, riconciliandosi col suo Duca, con i compagni e con il pubblico al quale il quartetto si presenta intrecciando le voci nel celebre brano del Rigoletto con una forte carica di sentimenti privati e scenici. E sarà un trionfo!

Nostalgia di un passato glorioso e amore per la vita caratterizzano questi artisti a riposo che, con sornione sarcasmo stemperano le nequizie della vecchiaia, amalgamando le differenze caratteriali con vaporosa versatilità.

Eccellenti gli interpreti che rendono frizzante lo scambio di battute suscitando empatia per questi anziani artisti, deliziosi come bambini nel descrivere i loro malanni. Giuseppe Pambieri ha l’imperturbabilità elegante di Rudy, Paola Quattrini la naturale svagatezza di Cecy, Cochi Ponzoni dà a Titta la spudorata eloquenza di un Don Giovanni d’antan, Erika Blanc è l’altera e fragile Giulia.

La regia di Patrick Rossi Gastaldi valorizza le caratteristiche interpretative di ciascun attore che coincidono con quelle del personaggio.

Le scene di Fabiana Di Marco creano una idilliaca veranda luminosa che allieta i giorni di un nostalgico crepuscolo.

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