Il misantropo (ovvero Il nevrotico in amore)

Dal 13 al 23 dicembre al Teatro Carcano, Milano

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Il misantropo
Foto di Tommaso Le Pera

Coprodotto da TPE-Teatro Piemonte Europa, Centro D’Arte Contemporanea Teatro Carcano, LuganoInScena, giunge al Teatro Carcano di Milano dal 13 al 23 dicembre il nuovo spettacolo di Valter Malosti IL MISANTROPO (ovvero Il nevrotico in amore) di MOLIERE, dopo le anteprime al Teatro Lac di Lugano e il debutto al Teatro Astra di Torino.

Facendo seguito al grande successo della sua rilettura de La scuola delle mogli, Malosti torna ad affrontare Molière proponendo un Misantropo del tutto inedito. Il suo Alceste è un filosofo, un nero buffone, un folle estremista del pensiero, che assume in sé anche risonanze più intime e strazianti, senza rinunciare alla sottile linea comica, al fuoco farsesco che innerva il protagonista.

In scena anche Anna Della Rosa (Célimène), una fra le attrici più talentuose della sua generazione, ammirata anche al cinema nel film premio Oscar La grande bellezza di Paolo Sorrentino, insieme ad un cast di altissimo livello: perché Il Misantropo è un testo di grande coralità, che si riscrive in scena con gli attori e pertanto richiede interpreti di grande finezza per far risaltare i chiaroscuri della scrittura molieriana.

C’è l’infelice che possiamo definire astratto. Egli è infelice e basta. C’è il più infelice, che odia se stesso. Infine c’è l’infelice assoluto, che odia immediatamente se stesso e mediatamente l’altro. Costui è il misantropo. Non si è considerato abbastanza, però, il misantropo che unisce in sé l’infelice e il più infelice. Chiediamoci allora quale sia il suo scopo. Se la misantropia ne ha uno, è questo: rendere l’infelice il più infelice. Perché infelici si è, più infelici si diventa.

Nel 1666 Molière debutta con il suo Misantropo: una commedia amara e filosofica, anomala e profetica, secondo molti il suo capolavoro – «un classico del Novecento», scrive Cesare Garboli, «scritto tre secoli fa».

Il Misantropo è oggi un testo totalmente “al presente”, violento, potente, perturbante. Una commedia tragica, venata di una forma di umorismo instabile e pericolante, che porta in sé, appena al di sotto della superficie comica, le vive ferite e il prezzo altissimo costato al suo autore: in essa emergono le nevrosi, i tradimenti, i dolori di un personaggio capace di trasformare tutto il proprio disagio e la propria rabbia in una formidabile macchina filosofica, esistenziale e politica, che interroga e distrugge qualunque cosa incontri nel suo percorso. Ma questo capolavoro è allo stesso tempo anche il dramma di un essere inadeguato alla realtà, l’allucinata tragedia di un uomo ridicolo, che si scontra con un femminile complesso e modernissimo, rappresentato come un prisma dalle tre figure di donna presenti nel testo, una sorta di misteriosa trinità.

Una commedia di confine, che coglie Molière al momento di farsi buffone del Re: infatti il grande autore nello stesso anno del Misanthrope collabora intensamente alle feste di Saint-Germain, e da quel momento in poi si adopererà sempre più ad organizzare i divertimenti reali. Molière, come scrive acutamente l’autrice e studiosa di letteratura francese Fausta Garavini, “abbandona la propria intima spoglia al suo personaggio”, forse il più autobiografico, se appunto si pensa anche al rapporto di servitù o servilismo nei confronti di Luigi XIV. “Alceste non può vivere nel mondo e fugge nel deserto; Molière deve sopravvivere e si costituisce prigioniero, si dichiara sconfitto.” Ma allo stesso tempo dichiara, nel suo fallimento, la forza insuperabile ed eversiva della sua ribellione.

Nel costruire insieme al regista la lingua di questo nuovo Misantropo, il giovane autore Fabrizio Sinisi si confronta con alcuni grandi autori del Novecento, soprattutto Thomas Bernhard. Il testo classico viene qui messo a reazione con un altro grande capolavoro molieriano: quel Don Giovanni di cui il Misantropo diventa la tavola rovesciata e complementare, l’immaginario prologo della dissoluzione: Alceste e Don Giovanni diventano i due volti di una lotta totale e disperata contro l’ipocrisia e il compromesso su cui è costruita la civiltà. Lo spettacolo viene a proporsi quindi come un lucido saggio sul desiderio e l’impossibilità di esaudirlo, sul conflitto tra uomo e donna, uomo e società, uomo e cosmo. Il rapporto di Alceste e Célimène diventa quindi un violentissimo agone, una resa dei conti la cui posta in gioco è – per citare proprio Lacan – la Verità come “ciò che sempre resiste all’intelligenza”.

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Al Teatro Carcano di Milano da giovedì 13 a domenica 23 dicembre 2018

MOLIÈRE / IL MISANTROPO (ovvero Il nevrotico in amore)

Uno spettacolo di Valter Malosti

Versione italiana Fabrizio Sinisi e Valter Malosti

Con Valter Malosti, Anna Della Rosa, Sara Bertelà, Edoardo Ribatto, Roberta Lanave, Paolo Giangrasso, Matteo Baiardi, Marcello Spinetta

Luci Francesco Dell’Elba | Costumi Grazia Materia | Scene Gregorio Zurla

Cura del movimento Alessio Maria Romano | Drammaturgia Fabrizio Sinisi

Assistente alla regia Elena Serra |Canzone Bruno De Franceschi

Produzione TPE-Teatro Piemonte Europa|Centro D’Arte Contemporanea Teatro Carcano|LuganoInScena

Personaggi e interpreti: Alceste/Valter Malosti; Célimène /Anna Della Rosa; Arsinoé/ Sara Bertelà; Oronte/ Edoardo Ribatto; Eliante/Roberta Lanave; Philinte/Paolo Giangrasso; Clitandre/Matteo Baiardi; Acaste / Marcello Spinetta

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ORARI: martedì e venerdì ore 19,30 | mercoledì, giovedì e sabato ore 20,30 | domenica ore 16,00

DURATA: 1 ora e 35 minuti. Lo spettacolo non ha intervallo

PREZZI: poltronissima € 34,00 |balconata € 25,00 |over 65 € 22,00/18,00/17,00/14,50 | under 26 € 15,00/13,50

È valido “Invito a Teatro”.

PRENOTAZIONI: 02 55181377 | 02 55181362

PREVENDITE ONLINE: www.ticketone.it | www.happyticket.it | www.vivaticket.it

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TEATRO CARCANO – corso di Porta Romana, 63 – 20122 Milano

info@teatrocarcano.com | www.teatrocarcano.com

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