Così parlò Bellavista

Al Teatro Quirino di Roma fino al 3 febbraio 2019

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Così parlò BellavistaIl libro di Luciano De Crescenzo negli anni ’70 è stato un caso letterario nazionale e non solo. Nell’84 lo porta nelle sale, col contributo alla sceneggiatura dell’indimenticato Riccardo Pazzaglia, con un film cult che consacra la visione filosofica del professor Bellavista.

A settembre scorso è stata presentata al San Carlo di Napoli la versione teatrale per le celebrazioni del novantesimo compleanno dello scrittore con l’adattamento e la regia di Geppy Gleijeses, cooptato dallo stesso De Crescenzo. Lo spettacolo adesso è in scena a Roma, con Gleijeses nel ruolo di Bellavista (nel film era il fidanzato della figlia).

Il sipario si apre sulla facciata del palazzo Ruffo di Castelcicala in via Foria (stessa ambientazione), che con la doppia rampa di scale stringe in un abbraccio la variegata umanità che vi abita e nel cui cortile si susseguono scenette esilaranti.

Tutto inizia con l’arrivo a Napoli dell’ingegner Cazzaniga, nuovo responsabile del personale all’Alfasud, a bordo di un taxi giallo condotto da un surreale autista che sciorina battute spiazzanti per il malcapitato milanese, come l’impossibilità di districare il traffico a croce uncinata. Portata via a spalle la sagoma del taxi, il cortile si anima di personaggi singolari: il netturbino, il portiere e il suo vice-sostituto, la moglie del professore, la figlia e il fidanzato, la cameriera, il poeta e tutto l’universo dei vicini.

I momenti topici del film si susseguono efficacemente, come la preparazione delle bottiglie di pomodori con Bellavista che discetta con la moglie (Marisa Laurito) della cura maniacale con cui debbono essere tappate o la Fiat 500 tappezzata di giornali che diventa alcova gravida di conseguenze per i giovani fidanzati. Nunzia Schiano si esibisce in un assolo irresistibile contro la lavatrice malfunzionante che, in un impeto di rabuia, scaglia in platea, dove Salvatore Misticone arringa la gente con la scenetta del cavallino rosso. Benedetto Casillo è, come nel film, il vice-sostituto portiere.

Tutto inframmezzato dalle riflessioni del professore sulla differenza antropologica tra meridionali e settentrionali dato che i primi preferiscono la vasca che è luogo di meditazione mentre i secondi sono pragmatici e scelgono la doccia; gli uni nel solco della tradizione preparano il presepe e bevono caffè, gli altri si ispirano agli usi nordici dell’albero di Natale e sorseggiano tè.

Bellavista istruisce il suo uditorio, sotto l’egida di un busto di Socrate e con l’ausilio di una carta geografica, con un distillato di saggezza e veraci teorie sulla natura umana, dividendo gli esseri umani in “uomini d’amore” e “uomini di libertà”. I napoletani appartengono alla prima categoria mentre i settentrionali alla seconda, come Cazzaniga (Gianluca Ferrato) che, pur essendo un direttore, ogni mattina esce presto per recarsi in ufficio e beve tè.

Questo preconcetto resiste finché il professore e l’ingegnere, intrappolati in ascensore, dissertano su gusti e opinioni scoprendo affinità inaspettate. Il milanese, contro lo stereotipo, beve caffè, non mangia il panettone e non ama i tedeschi. Bellavista ne deduce che “tutti siamo meridionali di qualcuno” e anche un milanese può essere “uomo d’amore”, tanto più che Cannaziga offre la possibilità di un lavoro al genero taglieggiato dalla camorra nell’azienda del cognato tedesco a Milano.

Il cast è eccellente: Gleijeses ha tutta la bonomia di Bellavista e la silhouette di De Crescenzo, Marisa Laurito, amica storica dello scrittore, esprime in toto l’anima ironica della moglie. Vittorio Ciorcalo, Patrizia Capuano, Elisabetta Mirra, Gregorio De Paola, Agostino Pannone, Gino De Luca, Ester Gatta e Brunella De Feudis creano un scoppiettante fuoco d’artificio di battute e situazioni che animano la vita del cortile.

La scenografia di Roberto Crea è evocativa e diventa poeticamente suggestiva nel finale con la cabina dell’ascensore sospesa a mezz’aria circondata dalle tremolanti fiammelle delle candele di tutto il vicinato.

Un grande affresco, vivace e coinvolgente, della magica atmosfera napoletana, sottolineata dalle musiche originali del film di Claudio Mattone.

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