Anfitrione

Dal 19 al 24 febbraio al Teatro Fontana, Milano

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AnfitrioneSCRITTO E DIRETTO DA TERESA LUDOVICO
CON MICHELE CIPRIANI, IRENE GRASSO, DEMI LICATA, ALESSANDRO LUSSIANA, MICHELE SCHIANO DI COLA, GIOVANNI SERRATORE
MUSICHE DAL VIVO M° MICHELE JAMIL MARZELLA
SPAZIO SCENICO E LUCI VINCENT LONGUEMARE
COREOGRAFIA ELISABETTA DI TERLIZZI
COSTUMI TERESA LUDOVICOCRISTINA BARI
ASSISTENTE ALLA DRAMMATURGIA LORETA GUARIO
CONSULENTE LETTERARIA LUCIA PASETTI
TECNICI DI TOURNÉE GIANVITO MARASCIULO, GIUSEPPE LA TORRE, GAETANO CORRIERE
CURA DELLA PRODUZIONE SABRINA COCCO
DISTRIBUZIONE SIMONA SPECCHIA
STAMPA MICHELA VENTRELLA
COMUNICAZIONE ANNA MARIA GIANNONE
ASSISTENTE ALLA PRODUZIONE DOMENICO INDIVERI
SARTA KARIN GASSER
FOTO VALENTINA PAVONE
VIDEO ZEROTTANTA PRODUZIONI
PRODUZIONE TEATRI DI BARI

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Il Teatro Fontana ospita, dal 19 al 24 febbraio, Anfitrione prodotto dai Teatri di Bari per la regia di Teresa Ludovico.

Quella di Anfitrione è una storia che ci appartiene, oggetto, nei secoli, di numerose riscritture per il teatro ma anche per la letteratura e per il cinema. È una vicenda che, infatti, si presta facilmente a contaminazioni e parallelismi con la realtà contemporanea. E lo sa bene la regista Teresa Ludovico che per questo allestimento si chiede proprio chi sia oggi il nostro Anfitrione e quale sia il contesto sociale in cui la sua storia potrebbe essere collocata. Traslocando il fascino mitico della vicenda tebana in un’atmosfera bollente e schizofrenica del Sud, la regista pugliese sviluppa questo tema affidandosi a diversi immaginari che dialogano anche la fiction e il cinema contemporaneo, in modo particolare con quello di Matteo Garrone da Reality a Gomorra. Il risultato è un’opera in cui la fortissima drammaturgia spodesta lo spettatore, continuamente travolto dalle azioni degli attori che danno vita all’apoteosi del divino che si incarna nell’umano, mentre la città celeste si trasforma in una misera e ben più terrena metropoli che può essere, di volta in volta, Napoli, Palermo, Bari.

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L’ALLESTIMENTO

Lo spettacolo parte da alcune domande fondamentali che tormentato sia i protagonisti di Anfitrione sia molti di noi, oggi:

Chi sono io se non sono io? Quando guardo il mio uguale a me, vedo il mio aspetto, tale e quale, non c’è nulla di più simile a me! Io sono quello che sono sempre stato? Dov’è che sono morto? Dove l’ho perduta la mia persona? Il mio me può essere che io l’abbia lasciato? Che io mi sia dimenticato? Chi è più disgraziato di me? Nessuno mi riconosce più, e tutti mi sbeffeggiano a piacere. Non so più chi sono!

Il doppio, la costruzione di un’identità fittizia, il furto e la perdita dell’identità garantita da un ruolo sociale, sono i temi che Plauto ci consegna in una forma nuova, da lui definita tragicommedia, perché gli accadimenti riguardano dèi, padroni e schiavi. In essa il sommo Giove, dopo essersi trasformato nelle più svariate forme animali, vegetali, naturali, decide, per la prima volta, di camuffarsi da uomo. Assume le sembianze di Anfitrione per potersi accoppiare con sua moglie, la bella Alcmena, e generare con lei il semidio Ercole.
Il tema del Mito, pur conservando l’integrità del suo nucleo, è qui dissacrato, portato sul terreno comune della contemporaneità, traslato, tradito, scomposto, disossato. La regista pugliese riesce a creare un pastiche dai tanti sapori ben amalgamati in un impasto felice e feroce, dove le parole di Plauto si fondono e confondono con quelle di Molière e di Shakespeare in un gioioso concentrato che tesse una fitta tela di relazioni attraverso i secoli.
In scena sei attori e un musicista per creare una coralità multiforme e tragica che agisce, però, come un contrappunto grottesco e farsesco in uno spazio che disegna doppi mondi: divino e umano. Un andirivieni continuo tra un sopra e un sotto, tra luci e ombre. Realtà e finzione, verità e illusione, l’uno e il doppio, la moltiplicazione del sé, l’altro da sé e il riflesso di sé, si alterneranno in un continuo gioco di rimandi, attraverso la plasticità dei corpi degli attori, le sequenze di movimento, i dialoghi serrati e comici.

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INFORMAZIONI E BIGLIETTERIA

Dalle 09:30 alle 18.00
da lunedì a venerdì

+39 02 6901 5733

biglietteria@teatrofontana.it

Inizio spettacoli: mar-sab ore 20.30 dom ore 16.

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PREZZI

Intero 19 euro

Ridotto convenzionati 15 euro

Ridotto over 65/under 14 9.50 euro

Prevendita 1 euro

Biglietti disponibili su vivaticket.it

Ritiro Biglietti

dalle 15:00 alle 18:00
da lunedì a venerdì

La biglietteria apre due ore prima dell’inizio dello spettacolo. Ritiro entro 45 minuti prima dell’inizio dello spettacolo.

Quartiere Isola

VIA GIAN ANTONIO BOLTRAFFIO, 21
20159 MILANO
+39 02 6901 5733

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COME ARRIVARE AL TEATRO FONTANA:
METRO: M3/M5 Zara – M2/M5 Garibaldi
TRAM: 2 – 4 – 7 – 33
BUS: 60 – 70 – 82 – 90 – 91 – 92
PARCHEGGIO: il Teatro Fontana si trova fuori dall’AREA C in un’area dotata di parcheggi con strisce blu, a pagamento fino alle 19:00. Essendo il quartiere Isola molto frequentato (soprattutto la sera), consigliamo vivamente di raggiungerci con i mezzi.

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PARCHEGGIO CONVENZIONATO: parcheggio Farini in via Carlo Farini 30 ang. via Porro Lambertenghi, a 500 metri dal teatro. Sconto del 30% sulla tariffa oraria presentando il biglietto del teatro. Aperto da lunedì a sabato dalle 7.30 alle 00.30

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