Intervista a Alessandro Ruvio

Classe 1985, calabrese. Il giovane cantautore si racconta a pochi giorni dall’uscita del suo primo album

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Alessandro Ruvio
Foto di Miriam Alé

Quali sono i tuoi primi passi nel mondo della musica? Sul web si trovano video dove interpreti delle cover. La scrittura è arrivata prima o dopo la passione per la chitarra e il canto?

Ho sempre scritto canzoni fin dai tempi del liceo, ma ho avuto un certo timore a cantarle in pubblico e così mi sono nascosto dietro le cover. Amo soprattutto le canzoni anni ’60, quelle di Little Tony in particolare. Ora sono diventato grande, forse, e ho ben pensato che finalmente fosse arrivato il momento di uscire allo scoperto.

Ingegnere e ricercatore universitario, come concili quest’attività con la musica?

Ci sono cose che si fanno di giorno e altre che si fanno di notte, basta dividere democraticamente il tempo, certo con qualche sacrificio. Del resto il detto dice «dove c’è gusto non c’è perdenza» e poi in un certo qual modo la musica è matematica.

Alla fine dello scorso anno è uscito il singolo Concedetemi un giorno interpretato con Eleonora Tosto, voce dei Baraonna. Com’è nata questa collaborazione?

In fase di scrittura pensavo già di fare un duetto su questo brano, poi ho sentito la voce di Eleonora, così potente e graffiante, perfettamente abbinata al testo. C’è stata un’intesa immediata, il resto è venuto incidendo insieme il brano.

Quanto è stata importante la partecipazione al concorso di scrittura di canzoni su committenza Non è mica da questi particolari che si giudica un cantautore?

È stata un’esperienza di piena condivisione svolta in un clima di sana, spensierata e robusta competizione. Mettersi alla prova scrivendo canzoni su committenza non è stato semplice, ma certamente molto stimolante. La sfida è divenuta sempre più incalzante di mese in mese, al punto da avvertire anche una certa stanchezza negli ultimi appuntamenti.

Ruvio, il 22 marzo è uscito il tuo primo album che è anche la prima produzione di Non è mica dischi, etichetta nata dall’omonimo concorso. L’album, presentato in concerto la scorsa domenica a ‘Na cosetta, contiene otto tracce, tutte interamente composte da te. Quanto è durato il percorso creativo delle canzoni?

È un percorso durato circa un anno, durante il quale ho sperimentato diversi stati d’animo. Da qui sono nate otto canzoni, diverse fra loro perché legate ad un momento ben preciso, ma unite tutte dallo stesso carattere.

La tracklist di Ruvio suggerisce una naturale concatenazione narrativa prima che musicale fra gli otto brani. Ti va di dirci un aggettivo per ognuno di essi?

Ti saresti aspettato qualcosa di più – sincera

Come sarebbe bello – semplice

A qualcuno importa – diversa

La festa di ferragosto – nostalgica

Perbenisti e giovani eroi – incazzata

Ci vuole entusiasmo – dolce

Sconosciuti a Milano – energica

Concedetemi un giorno – mozzafiato

L’album gode di un insieme di sonorità differenti tra un brano e l’altro. A quale corrente o genere della musica contemporanea senti di appartenere di più come cantautore?

Adoro cantautori come Fossati, Jannacci, Graziani. Un genere? Scrivo canzonette più o meno serie…semplicemente pop!

La copertina ti raffigura in occhiali da sole, aria spavalda e maglietta bianca mentre reggi un segnale stradale con il tuo cognome scritto sopra. Come mai questa scelta?

Lo stop è un segnale che obbliga a fermarsi anche con la strada libera, a bloccarsi qualunque cosa stia accadendo. Credo che oggi ci sia una grossa difficoltà a darsi uno stop di tanto in tanto. Il mio è un invito alla riflessione, a prendersi il proprio tempo e a gustarsi comodamente ciò che viene (si spera) con entusiasmo.

Dopo Ruvio, freschissimo di pubblicazione, hai già in programma progetti futuri o concerti?

Suonare!

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