L’urgenza di agire di “May B”

Andato in scena all'Arena Shakespeare di Parma

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May BNella cornice en plein air dello spazio estivo Arena Shakespeare della Fondazione Teatro Due di Parma e presso l’area estiva del Cinema Astra, la coreografa franco-spagnola Maguy Marin – nata a Tolosa, in scena con la celebre opera teatrale May B, insieme alla proiezione del docu-film “Maguy Marin” et “L’urgence d’agir” del regista David Mambouch (suo figlio) – ha impreziosito la rassegna con particolari e dovizia d’intenti.

La Marin – Premio Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale Danza di Venezia nel 2016 – propone May B, creazione senza tempo, con all’attivo oltre 750 rappresentazioni in tutto il mondo. Attualmente ancora nel circuito del repertorio della Compagnia da circa 37 anni, il contenuto e il significato del Progetto coreografico risuona alle nostre orecchie ed ai nostri occhi, come un monito per non dimenticare.

Ricordare quanto l’umanità intera sia collegata in un corpo unico simbolico della memoria collettiva che muove e vibra le emozioni più profonde di un vissuto corporeo mentre agisce nel quotidiano e riflette i cambiamenti culturali e sociali delle proprie epoche.

Un fil rouge ancestrale che da sempre contraddistingue la matrice stilistica della coreografa, icona e simbolo della danza contemporanea francese nel mondo. Maguy Marin pone le sue radici e i suoi esordi nel prestigioso ensemble di Maurice Béjart, anche a fianco di Jorge Donn.

«May B nasce dal mio incontro, un po’ per caso, con Samuel Beckett e il docufilm, per quanto io abbia ancora pudore nel fare vedere una parte della mia vita intima, non fa parte del passato, da lasciare ai posteri…è un vivo presente, una traccia, un segno da lasciare molto forte che fa parte della vita e del quotidiano di grande attualità ancora oggi» Maguy Marin

Una cifra stilistica, quella della Marin, che è stata fischiata prima ancora di essere apprezzata, compresa ed amata. Un percorso non facile e di indubbio avanguardismo. Pioniera, suo malgrado, senza averlo cercato di un linguaggio comune anche ad un’altra icona recentemente scomparsa, Pina Bausch, capaci entrambe di scuotere gli animi e guardarti dentro profondamente, destrutturando la tecnica del balletto e rendendo codice il gesto comune del vissuto corporeo.

May B, attuale ancor oggi più di ieri, commuove, si radica sotto pelle, scava e mette in luce con grottesco sarcasmo da comédie française, la disumanizzazione dell’uomo, la paura di rimanere soli e la presa di coscienza di appartenere ad una solitudine collettiva.

May BMaguy Marin – nata, cresciuta e vissuta in una famiglia di origine spagnola – assapora gli anni delle conquiste rivoluzionarie per i diritti a favore dell’emancipazione femminile, e comprende l’importanza di comunicare con il gesto, la parola e il movimento attraverso l’espressione della rappresentazione teatrale, per raccontare il tempo urgente del presente, partendo dalle piccole cose, senza edulcorare la realtà per compiacere alcun tipo di palato benpensante.

Il documentario – filmato e disegnato con dovizia e delicatezza nei fotogrammi più intimi dal regista Mambouch – ritrae con delicata e tagliente verità il percorso della Compagnia, e l’importanza della condivisione all’atto creativo dell’autrice Marin, fin dal principio all’unisono con un pensiero collettivo, vivendo in comunità, per dare testimonianza in scena di ogni attimo del quotidiano nell’allure poetica del gesto-movimento in danza.

Un sentimento di aggregazione che ancor oggi, nel terzo millennio, le generazioni anelano e ricercano con un velo di malinconia e amarcord, incapaci spesso di costruire spazi per potersi esprimere, contenitori di accoglienza in cui ri-trovarsi scambievolmente.

Un plauso di gratitudine e commozione a tutti i danz-attori di questa produzione di May B: Ulises Alvarez, Kais Chouibi, Laura Frigato, Françoise Leick, Louse Mariotte, Cathy Polo, Agnès Portié, Rolando Rocha, Ennio Sammarco, Marcelo Sepulveda.

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Musica: Franz Shubert, Gilles de Binche, Gavin Bryars

Costume: Louise Martin

Luci: Alexandre Béneteaud

Appuntamento con “L’Istruttoria”, capolavoro di docu-teatro di Peter Weiss, per non dimenticare l’Olocausto.

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