Merce Cunningham in 3D!

Il documentario su uno dei coreografi più visionari del 20 ° secolo è stato proiettato il 13 dicembre 2019 al Film at Lincoln Center, New York

0
987
Cunningham
Theatrical one-sheet for “Cunningham”, a Magnolia Pictures release. Photo courtesy of Magnolia Pictures

I’m a dancer. That’s sufficient for me. Merce Cunningham

Lo scorso aprile, la Merce Cunningham Trust ha condiviso sulla sua pagina Instragram un video di “Assemblage” (1968), un film sperimentale diretto da Richard Moore e girato nella Ghirardelli Square a San Francisco. Sempre in anticipo sui tempi, superando i confini della sperimentazione, il film è stato un esempio di come si possa prendere del materiale a sé stante e combinarlo in un “Evento” in modo che possano accadere più cose in un unico spazio.

Più tardi, nello stesso mese, il 16 aprile, il giorno ufficiale del Merce Cunningham Day, ha avuto luogo qualcosa di simile: “La Notte dei 100 Solos” si è svolta rispettivamente a Londra, New York e Los Angeles. Poco dopo molti balletti e compagnie di danza moderna di tutto il mondo hanno iniziato a rendere omaggio al Maestro della Danza Moderna: Merce Cunningham.

L’anno dei festeggiamenti si chiude con l’uscita del film “Cunningham“, un documentario che incorpora filmati d’archivio e riprese moderne, sullo schermo, 14 delle sue pietre miliari in 3D. Alla Kovgan, regista del film, si cimenta con il suo primo lungometraggio, che utilizza il 3D per creare un effetto da brivido, seguendo le orme di un altro grande documentario di danza, Pina (2011) di Wim Wenders. “Cunningham” non è una spiegazione accademica di un’opera di un maestro moderno; in linea con il credo e lo spirito del suo soggetto visionario, è un’esperienza. “Noi non interpretiamo qualcosa”, ha detto Merce Cunningham. “Noi facciamo qualcosa”. Un lavoro di successo da festival, come quello di Toronto, New York, Amburgo, Zurigo, Londra e altri.

Cunningham
A scene from “Cunningham”, a Magnolia Pictures release. © Martin Miseré. Photo courtesy of Magnolia Pictures

L’uso del 3D avvicina lo spettatore alla danza e mette in evidenza la fisicità dei ballerini – il peso muscoloso dei loro corpi, ma anche la loro duttilità e leggerezza che sfidano la gravità. Più di una dozzina di ambientazioni colpiscono per la loro varietà e per l’impatto visivo: un tetto di New York, un auditorium vuoto, un parco pieno di luce solare e il canto degli uccelli, immagini che hanno sempre inspirato il lavoro stesso di Cunnigham. Il direttore della fotografia Mko Malkhasyan utilizza occasionalmente riprese aeree che enfatizzano la geometria delle danze di gruppo, e il suggestivo design sonoro fa sì che il rumore dei piedi nudi su assi di legno non abbia un impatto minore di quello dei rumori della strada o delle sirene in lontananza.

Non ci sono commenti che offrono analisi; le uniche voci che si sentono sono quelle del coreografo stesso, di alcuni dei membri fondatori della Merce Cunningham Dance Company, e di altri artisti che hanno collaborato nella sua vita. Tra questi vi sono il compositore John Cage, compagno di vita di Cunningham, il pittore Robert Rauschenberg e Andy Warhol. Le fotografie, le registrazioni audio e i filmati delle interviste e delle prove che la regista Kovgan ha selezionato con la supervisione di Robert Swinston.

Prima della sua scomparsa improvvisa, l’astro nascente, Rauschenberg creò i costumi e le scenografie per le coreografie di Cunningham, in particolare lo sfondo puntinista per il pezzo del 1958 Summerspace, (che all’inizio di quest’anno il New York City Ballet ha portato in scena al Lincoln Center) un lavoro che sconcertò il suo primo pubblico. Qui invece è sorprendente, soprattutto per il modo in cui Kovgan inserisce le foto in bianco e nero della produzione originale contro la profusione di colori pastello del set attuale 3D. Ci regala anche un Warhol sopra la luna che entusiasma per i cuscini in Mylar argento da lui disegnati per galleggiare e rimbalzare attraverso il RainForest del 1968 (i cui costumi sono stati creati da un altro gigante del mondo dell’arte, Jasper Johns, ancora oggi all’opera a 89 anni).

Cunningham non andò mai in pensione, fino all’ultimo si recò in studio a dettar classe; è morto a 90 anni nel 2009 lasciandoci la sua enorme eredità artistica. Grazie al documentario della Kovgan possiamo immergerci nelle coreografie del grande maestro.

Dopo il grande successo americano, aspettiamo con ansia l’arrivo nelle sale anche in Europa e in Italia.

——–

CREDITI

SCRITTO E DIRETTO ALLA KOVGAN

SUPERVISIONE E DIREZIONE COREOGRFAICA ROBERT SWINSTON

COREOGRAFO JENNIFER GOGGANS

PRODOTTO DA HELGE ALBERS, ILANN GIRARD, ALLA KOVGAN

PRODUTTORI ELIZABETH DELUDE-DIX, KELLY GILPATRICK, DERRICK TSENG

DIRETTORE DI FOTOGRAFIA MKO MALKHASYAN

CONSULENTE ANDREW BIRD

SUPERVISIONE 3D SERGIO OCHOA

EDITORE ALLA KOVGAN

DIRECTORE GRAFICO JOSÉPHNE DEROBE

DESIGNER DI SEQUENZE D’ARCHIVIO MIEKE ULFIG

COSTUMI JEFFREY WIRSING

SUONO E MIX FRANCIS WARGNIER

INGENIERE SONORO OLIVER STAHN

MUSICA ORIGINALE VOLKER BERTELMANN (HAUSCHKA)

PRODUTTORE ESECUTIVO STEPHANIE DILLON, ANNA GODA, OLI HARBOTTLE, LYDA E. KUTH, ANDREAS ROALD

CO-PRODOTTO DAN WECHSLER, SILVANA BEZZOLA RIGOLINI, ANNIE DAUTANE, GALLIEN CHALANET QUERCY

PRODUTTORE ASSOCIATO LAURA WEBER

CON: ASHLEY CHEN, BRANDON COLLWES, DYLAN CROSSMAN, JULIE CUNNINGHAM, JENNIFER GOGGANS, LINDSEY JONES, CORI KRESGE, DANIEL MADOFF, RASHAUN MITCHELL, MARCIE MUNNERLYN, SILAS RIENER, GLEN RUMSE, JAMIE SCOTT, MELISSA TOOGOOD

LEAVE A REPLY