Intervista telefonica a Bea Zanin, musicista polimorfa

Il 10 aprile, alle ore 21, la musicista porterà sul palco del Café Müller di Torino, il concerto intitolato "Polimnia_Primo studio"

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Ffoto di Andrea Macchia

Sabato 10 aprile alle ore 21 Bea Zanin porterà sul palco del teatro Café Müller di Torino, il concerto intitolato Polimnia_Primo studio. È un’operazione archeologica-creativa, che porta alla luce nuovi mondi espressivi. Lo spettacolo per musica elettronica, violoncello e voce…

La curiosità è il motivo principale che mi spinge a chiedere alla responsabile stampa Elena Andreasi di poter dialogare con questa artista che tocca mondi e concetti a me sconosciuti. La breve presentazione della sua attività risveglia in me antichi concetti: “Bea Zanin, attraverso il campionamento, manipola elettronicamente brani musicali facenti parte della memoria collettiva e li trasforma, portandoli ad un nuovo status espressivo. La presenza del violoncello suonato dal vivo agisce come ulteriore richiamo all’antica sacralità, che si rinnova nel presente nella sua unione con la musica elettronica, ma che al contempo si proietta nel futuro, rappresentato visivamente dall’altare/consolle di Polimnia. Passato, presente e futuro si incontrano e si intrecciano sul palcoscenico, sia musicalmente che spazialmente, fino alla creazione di un vero e proprio remix set.”

Intervista-chiacchierata (ovviamente telefonica) ad un’ora per lei e per me congeniale, le 10 di Giovedì 8 Aprile. Mi presento e le dico che solitamente amo fare questi dialoghi davanti ad un cappuccino ed una brioche, è oramai quasi un rito che mi senta in obbligo di spiegare che ciò che avverrà non è la classica intervista dove ad una domanda in neretto segue una risposta in corsivo ma un incontrarsi in modo amichevole dove sia lei che io parleremo di cose che comprendano anche la sua attività, ma non solo. Per l’esattezza cercherò le cose che ci accomunano perché solo così potremo davvero capire ciò di cui parliamo. Le chiedo se ha mai letto mie interviste, mi dice di no e dentro di me penso sia meglio così. L’idea della colazione risveglia in lei la voglia di dolci, in questo periodo mangia al mattino cose sopratutto salate. E’ Vicentina, è venuta a Torino nel 2008 per seguire i corsi universitari a Palazzo Nuovo di Storia e Filosofia. Mi parla del Professor Vattimo e qui non posso esimermi dal dirle che anch’io, qualche anno prima, ho frequentato la stessa Università e come lei sono rimasto colpito da questa figura così importante. Sono come lei veneto e mi porto dietro questa sensazione di essere sempre straniero ovunque. Anche lei ha provato le stesse sensazioni ma aggiunge anche di averle usate come ricchezza sopratutto quando si è spostata a Milano. Vorrei approfondire ma siamo già oltre. Mi regala un’immagine cinematografica che spiega molto di lei, prima di venire a Torino andava alla stazione di Vicenza a studiare, binario n°3 ed ascoltava la colonna sonora del film “Tutti giù per terra” girato nella nostra città e sentiva forte l’attrazione verso questo luogo ricco allora, ma forse anche oggi, di importanti fermenti artistici e culturali. Beatrice è sopratutto una violoncellista che viene dal Conservatorio di Vicenza, già con un notevole curriculum ricco di esperienze diverse ed importanti, come testimonia l’elenco a fine articolo. Padre e madre musicisti, flauto dolce e fisarmonica, ha respirato e mangiato musica da sempre. Mi spiega come funziona la sua tecnica, di come estrapola da melodie conosciute che fanno parte della nostra memoria collettiva battute e spezzoni per poi riutilizzarle con il campionamento. Ovviamente questo permette nuove esecuzioni e nuove improvvisazioni che danno la possibilità al musicista di entrare in mondi inesplorati ed affascinanti. Alla mia domanda sul perché non abbia continuato il percorso classico della brava violoncellista mi risponde che questo è molto più divertente. Le mie domande sono finite anche se sono pieno di curiosità verso questa ragazza con le idee chiare su cosa le piace e su cosa vuole sorvolare. Le dico che ulteriori domande vorrei fargliele dopo che avrò sentito la sua proposta, e magari in quell’occasione potremo fare una colazione vera.

Polimnia, una delle Muse figlie di Zeus e di Mnemòsine, Dea della Memoria, è la musa degli inni sacri e delle danze rituali. La memoria è essenziale per l’arte, per la formazione dell’identità attraverso il tempo. Si può individuare un’affinità strutturale tra gli inni sacri del passato e la musica elettronica: il procedere ossessivo e “mantrico” suggerisce un parallelismo tra le danze rituali e la dancefloor. Il concerto che Bea Zanin porterà sul palco del teatro Cafè Müller di Torino, sabato 10 aprile alle ore 21, intitolato Polimnia_Primo studio, è un’operazione archeologica-creativa, che porta alla luce nuovi mondi espressivi. Lo spettacolo per musica elettronica, violoncello e voce, che rientra nella stagione Solo in Teatro, ideata dalla regista e coreografa Caterina Mochi Sismondi e prodotta da Fondazione Cirko Vertigo, sarà visibile in live streaming il 10 aprile e successivamente on demand su www.niceplatform.eu al prezzo di 3,50 euro il singolo ticket (è anche possibile scegliere le formule Pacchetto o Abbonamento, con le quali vedere anche altri spettacoli in cartellone).”

La mitologia degli antichi greci mi ha sempre incuriosita e affascinata: le Muse specialmente hanno sempre avuto un particolare ascendente sugli artisti – racconta la musicista –. Nel periodo della pandemia ho approfondito il tema della percezione del tempo, a seguito anche della lettura del libro di Carlo Rovelli L’ordine del tempo, e da questo background ho elaborato l’idea di Polimnia_Primo studio. In scena, campionerò alcuni frammenti di brani appartenenti alla memoria collettiva e li ricomporrò per dare vita a qualcosa di nuovo. Quei frammenti, tuttavia, è come se avessero già in sé le attuali possibilità di utilizzo, poiché nella grammatica elementare delle cose non vi è differenza tra causa ed effetto”. Per Bea Zanin, laureata in filosofia, l’assenza di gerarchia fra passato, presente e futuro non può non rimandare al concetto di eterno ritorno dell’uguale di Nietzsche. “In scena – conclude – voglio mostrare un processo, desidero portare la storia di un’evoluzione artistica. Il tutto nel mio primo concerto da sola davanti a un pubblico virtuale”.

Musicista polimorfa, Bea Zanin comincia il suo percorso con lo studio classico del violoncello, approdando successivamente all’esplorazione dell’indie e dell’underground, per poi dedicarsi alla produzione di musica elettronica e alla scrittura di musica per il teatro. Dal 2011 al 2018 in veste di violoncellista “pop”, affianca numerosi cantautori (Celona, Morino – Mau Mau, Spaccamonti, Bianco, Mao, Jaselli, Dellera) sui palchi italiani e nelle loro esibizioni televisive e radiofoniche. Il violoncello viene proposto sia nelle sue sonorità naturali sia nella sua trasfigurazione rock: il suono è processato con effetti tradizionalmente riservati alla chitarra elettrica. Parallelamente l’artista si dedica allo studio e alla programmazione di musica elettronica. Nel 2016 pubblica il suo disco d’esordio A Torino come va (Libellula/Audioglobe) che le frutterà un’intensa attività live e segnalazioni sui più importanti magazine cartacei nazionali (Rolling Stone, Rumore, D-La Repubblica delle donne). Dal 2018 esplora altri ambiti, collaborando con il Museo Nazionale della Scienza di Milano, per il quale rielabora alcuni brani settecenteschi in chiave elettronica, e partecipando come ospite al programma televisivo Rai Nessun Dorma, condotto da Massimo Bernardini. Il crescente interesse per la musica elettronica influenza la sua produzione artistica conducendola a sonorità vicine alla house-music. Questo filone espressivo si concretizza con la produzione di un EP con uscita prevista per l’estate del 2021. Dalla primavera del 2018 è collaboratrice musicale stabile della regista e coreografa Caterina Mochi Sismondi (co-founder di Superbudda) della compagnia blucinQue di Torino. La ricerca che sta conducendo si concentra prevalentemente sull’uso sincretico di violoncello, manipolazione elettronica e sound design. Il primo risultato di questo studio, il brano Vertigine di Giulietta, reinterpretazione di alcune musiche di Sergej Prokofiev, è stato trasmesso dal critico musicale Sandro Cappelletto su Radio 3.

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