Farfalle, quando il gioco impedisce di volare

recensione di Erika di Bennardo

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Farfalle, quando il gioco impedisce di volare

Andato in scena all’Arena del Sole di Bologna dal 9 al 14 settembre

Il testo vincitore del Premio Hyistrio nel 2015 finalmente in scena per la prima volta in Italia (dopo il debutto newyorkese del 2019) con la regia dello stesso autore, Emanuele Aldrovandi.

Bruna Rossi e Giorgia Senesi. Una mora, l’altra bionda. Entrambe con lo stesso vestito rosso, lo stesso taglio a caschetto con la frangetta, due facce di un’unica esistenza che con il tempo si scinde con risultati inaspettati.

Farfalle è “la storia di due possibili donne”, come la descrive lo stesso autore. Due sorelle, due vite legate indissolubilmente dall’abbandono dei genitori. La madre morta suicida, il padre fuggito all’estero con un’altra donna. L’una non ha che l’altra al mondo, e viceversa.

Per sopravvivere alle brutture della vita, le sorelle inventano un gioco. Quando una delle due ha al collo la collana a forma di farfalla, può far fare all’altra qualsiasi cosa.

Questo appartenersi, questo vivere a strettissimo contatto le porta quasi a scambiarsi, a non sviluppare vite e personalità individuali. Almeno fino a quando il matrimonio entra a spada tratta come possibilità (guidata dai loschi traffici del padre) e questo segna l’inizio della scissione del rapporto di “esclusiva sorellanza”.

Ma la tossicità della dipendenza reciproca non cessa con la separazione, geografica e temporale. Pur intraprendendo strade diametralmente opposte, nei momenti di ricongiungimento la dinamica ludica della collana le obbliga nuovamente a cadere in un loop via via più feroce e pericoloso che le incatena l’una all’altra.

Il rosso che avvolge la scena simboleggia l’infinito amore fra le due sorelle, ma si fa portatore anche di un senso di costrizione che non lascia via di fuga. Così come il gioco del “far fare all’altra quel che si vuole” impedisce alle due di fare scelte individuali, consapevoli.

Pur segnate da altre persone, mariti, figli, medici e vicini di casa, le vite delle due sorelle restano però chiuse nella dipendenza reciproca, in un’escalation che giunge al tragico finale non regalando sorprese. Separate nel corpo ma unite nell’anima, le due non possono che essere quindi unite nella vita così come nella morte.

Nella cultura giapponese, la farfalla shinigami accompagna le anime nell’aldilà concedendo loro un degno riposo.

       Erika Di Bennardo