Così fan tutte sulla Opera di Berlino

Dirige Daniel Baremboim

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Foto di: Matthias Baus.
Foto di: Matthias Baus.

Così fan tutte alla Oper unter den Linden

Dirige Daniel Baremboim

Per la nuova produzione della Staats Oper under den Linden di Berlino Daniel Barenboim e il regista francese Vincent Huguet riadattano la trilogia Mozart-da Ponte, connettendo temi e situazioni, e la trasformano in un ciclo narrativo che attraversa il tempo dall’inizio dei 70 ai nostri giorni. Una saga con al centro un personaggio, Guglielmo, che si sposa alla fineuesto Così fan tutte, si trasforma nel Conte di Almaviva nelle Nozze e infin di qe si reincarna in Don Giovanni, dopo aver abbandonato la quiete della famiglia. Lo accompagna in questo percorso la giovane Fiordiligi, che diventa prima la Contessa e poi, ovviamente, Donna Elvira. Così fan tutte, in realtà l’ultima opera della trilogia a essere composta, diventa il primo capitolo di questa nuova epopea. Fine anni 60, inizio anni 70. Estate piena. Tempo di vacanze e di scoperte. Due coppie di ventenni di buona famiglia, piuttosto inibiti, atterrano su una spiaggia mediterranea. Sullo sfondo incombe un vulcano (Vesuvio? Stromboli?). I quattro ragazzi vengono accolti da una coppia più matura e ben più disinibita e dalla piccola comunità di hip py che la circonda. Don Alfonso e Despina, due rivoluzionari dismessi e disillusi?, si occuperanno di svezzare i giovincelli e ad iniziarli alle gioie e ai patimenti dell'amore (libero, vista la stagione in cui si svolge la vicenda). Agli ordini di Don Alfonso i due ragazzotti si trasformano in due hippy e, in una notte stellata del Mediterraneo,
seducono le opposte fidanzate, nel frattempo ben istruite da Despina. Una vera e propria Scuola degli Amanti.

foto di: Matthias Baus.

Sorprende l’immediatezza con cui le vicende amorose della premiata ditta Mozart-Da Ponte si calano in quella stagione. Nello spettacolo creato dal Huguet e dal suo team tutto francese i temi, mai in fondo risolti, del dramma giocoso emergono con naturalezza. Il conflitto fra la necessità dell’amore e la lealtà. Fra le convenienze sociali e il diritto a giudicare le debolezze altrui. Tutto viene presentato con naturalezza allo spettatore, fino alla gran lezione finale di Don Alfonso sulla tolleranza.
Alcune dissonanze fra la narrazione e la scena fanno anche sorridere, come la marcia militare cantata a piena voce da una combriccola di capelloni (ottimo il coro istruito da Martin Wright), prima che i due eroi partano per la guerra … in canotto giallo da spiaggia! Curate le scene vintage di Aurélie Maestre, in cui spiccano alcuni tocchi deliziosi come la sedia Ball Chair di Eero Aarnio. Assolutamente appropriati i costumi flower power di Clémence Pernoud che sembrano uscire da una scena di Hair. E se qualcuno avesse qualche dubbio sull’operazione narrativa, l’eccellenza vocale e la gestalità delcast, molto italiano, e la  direzione di Barenboim mettono tutti d’accordo.
Risplende la Fiordiligi di Federica Lombardi, non a caso soprano mozartiano fra i più richiesti. Vocesolida come Scoglio … contro i venti e la tempesta, aria che padroneggia con maestria, e poi piena di dolenti quando si nega all’amore per dovere di costanza. Al suo fianco il mezzosoprano Marina Viotti è una Dorabella convincente, che restituisce gli accenti civettuoli della sorella. Il baritono ungherese Gyula Orendt impersona Guglielmo con slancio giovanile e istintiva espressività; lo rivedremo nelle altre puntate della saga firmata da Vincent Huguet. Lirico il Ferrando di Paolo Fanale di cui spicca la suadente interpretazione di “Un’aura amorosa”.

foto di: Matthias Baus.

Barbara Frittoli dà consistenza e spessore al ruolo di Despina, di solito affidato a giovani soprani soubrette, elevata in questa produzione a compagna di Don Alfonso. Il soprano milanese è una presenza che spesso domina la scena per forza della recitazione e del canto. Davvero un valore aggiunto di questa produzione. Il Don Alfonso del baritono tarantino Lucio Gallo è un vero filosofo, non un personaggio da demi-monde come spesso lo si ritrae, che si impone fin dall’inizio perl’autorità della figura e della voce. Da rimarcare la  dizione eccellente di tutti gli interpreti.
Raffinata la concertazione di Barenboim, applaudito calorosamente fin da quando sale sul podio per guidare la Staatskapelle Berlin. Tempi e colori perfetti. Ineccepibile l’unione fra di palcoscenico e orchestra, che ben risalta nei concertati.
Grandi applausi finali del pubblico in cui si nota con sollievo una quota importante di giovani.