“Pour un oui ou pour un non”, parole al di là di tutto

Recensione di Erika Di Bennardo

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 Andato in scena all’Arena del Sole di Bologna dal 06 al 09 gennaio

Umberto Orsini e Franco Branciaroli. Due mostri sacri del teatro italiano insieme in Pour un oui ou pour un non, commedia francese di Nathalie Sarraute. A dirigerli un altro grande nome, Pier Luigi Pizzi, anche traduttore della pièce. 

Due uomini legati da un’amicizia di vecchia data si rincontrano dopo tempo e scoprono l’immenso, pesante e invadente potere delle parole, di quel detto o peggio ancora non detto che può creare allontanamenti, equivoci e distanze. 

I personaggi quarantenni previsti dall’autrice sono qui ottuagenari con il peso di una vita vissuta addosso, nel bene e nel male segnati da esperienze, eventi e cambiamenti che portano stampati sul volto. Così il testo si colora di una maggiore complessità, delineando un rapporto stratificato, imbevuto di conoscenza e fiducia e modellato dal tempo. Questo essere strano e birichino che si diverte a giocare non solo con gli uomini, ma con le relazioni che essi instaurano, rendendole fragili e suscettibili. 

Non servono grandi fatti o tragedie bibliche per modificare l’assetto di un’amicizia stabile e duratura, bastano le parole. O meglio basta, per l’appunto, “un sì o un no”. Parlando di Verlaine, di esistenza, di poesia e di fallimenti, intonazioni e pause diventano altissime montagne dietro cui celare vecchi rancori e ferite più o meno dolorose.  

Lo spettacolo è un’ora e dieci di puro godimento, Orsini e Branciaroli sono interpreti virtuosi singolarmente e in coppia, in una messa in scena semplice ma efficace. Del resto, quando si ha un buon testo e due animali da palcoscenico a recitarlo, non si ha bisogno di molto altro.