”Il teatro del lunedì” con Anna Paola Bonola e Maurizia Calusio

Lunedì 14 marzo alle ore 18.30 | Teatro Oscar

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con Anna Paola Bonola e Maurizia Calusio

 progetto diretto da Gianmarco Bizzarri e Mattia Gennari

con il patrocinio di Gabriele Allevi, Luca Doninelli e Giacomo Poretti

in redazione Bernardo Archidi, Gianmarco Bizzarri, Gabriele Bravi, Benedetta Broggi, Pietro Cantù, Sebastiano Colaluce, Mattia Gennari, Michela Invernizzi, Nicolò Riccardo Lastrico, Giovanni Milillo, Caterina Rota, Maddalena Savorana, Giulia Villa, Giorgia Zuntini

in collaborazione con SPES

dal vivo e in diretta streaming sul canale YouTube di deSidera Teatro Oscar:

https://youtu.be/NYcgUdH_QIs

 

«Cosa ci resta da fare? Pregare? Pentirsi? Sperare, supplicare, esigere, protestare, avere fede? Probabilmente tutto quello che non abbiamo fatto finora: amare l’altro, perdonarlo come perdoniamo noi stessi, non credere al male e non confondere il male con il bene». (Lev Dodin)

Come non succedeva da tempo, la realtà è tornata a scuoterci, a stanarci, con una violenza che non avremmo potuto immaginare. Il contraccolpo è stato immediato: si è visto nel fervore mediatico, nel sorgere di numerosissimi incontri, testimonianze, analisi, approfondimenti; nelle tante manifestazioni, pubbliche o individuali, grandi o piccole; nell’invasione dei social da parte di foto, video, immagini che riportano l’orrore di quello che sta accadendo in Ucraina. Eppure, l’impressione è che questa tensione al reale corra il rischio di risolversi in un’ansia morale che ci toglie il sonno, ma che in fondo ci lascia uguali a prima.

In un articolo del 2015 intitolato “Ucraina, c’è bisogno di Dostoevskij”, Elena Mazzola (docente, traduttrice e presidente della ONG Emmaus) scriveva: “Dostoevskij è stato un maestro di realismo non perché ci ha mostrato scene morbosamente crudeli ma perché è riuscito a trafiggere l’alienazione con cui facilmente ci difendiamo da quello che, turbandoci, ci pone domande scomode”.

L’assurdità della guerra pone una domanda di senso che nessuna riflessione geopolitica, per quanto intelligente, potrà mai tamponare. Allora ci siamo chiesti: di fronte a questa assurdità, cosa ci consente di recuperare uno sguardo libero, realista? Come insegna Primo Levi nell’XI capitolo di “Se questo è un uomo”, in momenti di dolore come questi la bellezza e le testimonianze che ci offre la letteratura possono tornare ad essere urgenti come il pane. Da qui il desiderio di incontrare due professoresse, docenti di lingua e letteratura russa all’Università Cattolica del Sacro Cuore, chiedendo loro di aiutarci a guardare quello che sta accadendo.

 

 

INGRESSO LIBERO

 

 

 

INFORMAZIONI

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