Festival “Attraverso la Tendenza”

Articolo di Paolo Verlengia

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Andato in scena dal 24 al 26 Giugno 2022, Florian Espace, Pescara

Chiusura in crescendo per la prima edizione di “Attraverso la Tendenza”, festival dedicato alla contaminazione tra linguaggi artistici prodotto da Florian Metatearo.

Un crescendo coerente quanto naturale, se consideriamo la linea editoriale del progetto, che inquadra la dimensione della tendenza secondo una prospettiva ben precisa. Nelle parole delle curatrici Chiara Sanvitale e Sibilla Panerai, il concetto di tendenza viene infatti colto nel suo sostrato di tensione, di movimento, ancora irrisolto in termini di esito o destinazione ma già vettore di energia e di direzione, rese forse più pure da questo stadio iniziatico del loro processo di germinazione.

Uno sguardo focalizzato, inoltre, sulle intersezioni tra i linguaggi artistici che si agitano nel panorama dell’oggi, trovando nel dialogo continue rimodulazioni di sé. Un panorama irrequieto, che non rifugge i quesiti stringenti dell’attualità, partecipandovi con energia totale e fattiva, senza freni di fronte all’eventualità di un fallimento che appare categoria superata.

Dalla videoarte alla fotografia ed all’installazione. Dal teatro alla danza ed alla musica. Tre serate di immersione nel colore instabile, cangiante della live art come elemento unificatore.

Non mancano i momenti di confronto e di scambio, grazie ai consueti “salotti” post spettacolo con gli artisti o alle pause aperitivo in foyer, anch’esse omai tipiche dello stile Florian.

Da parte sua, la scena si moltiplica e si trasforma conseguentemente, trasgredendo i confini disciplinari: uno spazio plurimo, modulare, esperenziale, in cui lo sguardo (ma anche il corpo) dello spettatore si sposta nel giro di pochi minuti da un ambiente all’altro, riadattando continuamente le funzioni della fruizione. Nel foyer adiacente al teatro, sulle colonne portanti, cariche di locandine, da quelle storiche alle più recenti, fanno ora capolino i colori vivaci di disegni ed acquarelli che sembrano voler raccontare più che mostrare. Poco più in là, in alto, l’ampia parete di fondo diviene di colpo il quadro macriscopico su cui prendono forma e vita le visioni intuitive degli artisti di videoarte. Allo stesso modo, in teatro, il palcoscenico si rinnova linguisticamente ogni sera: ora laboratorio pop per evoluzioni corporee, ora camera drammaturgica dove il dialogo fisicizza lo spazio, ora infine golfo mistico elettrificato per un concerto video-musicale che ha la grandezza della cerimonia.

Le performance che si alternano nelle tre diverse serate utilizzano infatti codici diversi, che non producono una somma, non attivano una osmosi e neanche una interlingua, stratificando un intrico di materiali che conservano la loro piena riconoscibilità.

Anna Basti e Chiara Caimmi procedono nella costruzione del loro specifico linguaggio scenico, tra performance e teatrodanza. Il loro “Unlock mostra la consistenza di un lavoro calibrato, costruito e limato nel tempo lungo che spesso manca – per vocazione prima che per necessità – al campo della performance. La verticalità di uno spazio scenico espanso abbraccia la gravità dei corpi, ne esalta la precarietà d’equilibrio. Il disagio, oggettivizzato dall’evidenza corporea, trova una veicolazione contrastiva nello sviluppo dell’azione: il bianco compatto che inizialmente l’avvolge scarta bruscamente in un rosa shocking sensuale quanto posticcio, in un impasto duale che si replica nei costumi (due corsetti neri, icone culturali dell’erotizzazione consumistica, nonché strumento di naturale, fisica costrizione del femminile). Lentamente, come ghiaccio, la performance si scioglie, liberando i diversi codici compressi al suo interno: il suono si fa ritmo e musica, il corpo libera la voce, il colore esplode, trasfmormando il palcoscenico in un dance floor iridescente.

Natura e Cultura che tornano in dialettica tanto nei video di Goga Mason e Giulia Giannola, quanto in Romantic Disaster, performance-concerto dei Madalena Reversa. Lavoro immersivo, che trascina lo spettatore in un caleidoscopio di suggestioni e di canali espressivi plurimi, tutti estremamente curati. Il materiale letterario, selezionato ed indagato con acume, viene elaborato musicalmente dando vita ad un album di canzoni performate dal vivo, unitamente a monologhi dove l’incastro tra base musicale e testo viene ricercato sul terreno del ritmo della parola. Lo stupore e l’attenzione verso la Natura, indicati profeticamente dai poeti romantici inglesi quasi due secoli orsono, apportano la rivelazione di una poesia da riscoprire come arma. Tramite questo passaggio è l’intera dimensione della parola che viene riscoperta nel suo potenziale magmatico, come strumento per l’interiorizzazione di un cambiamento effettivo.

Il disegno di una struttura ibrida viene perseguita anche da Francesca Zerilli, in scena assieme a Marco De Bella nel suo Marco se n’è andato e non è Francesca. Uno studio che mira a completarsi nel prossimo futuro lungo tre fasi di lavorazione, in cui il dialogo teatrale è solo il codice d’ingresso. Una composizione tripartita dettata dal tema indagato: il tempo, ed in particolare il ricordo, tramite cui il passato fa breccia nel presente e lo condiziona, producendo rifrazioni fortemente soggettive. Così, le discrepanze della memoria separano i due personaggi ma non chiariscono la natura del loro rapporto, sospendendoli in un tempo presente ambiguo che il dialogo teatrale fotografa. Una indeterminatezza che diventa possibilità artistica, demandando il compito del chiarimento ai prossimi due stadi del progetto, che verranno sviluppati utilizzando due linguaggi diversi artistici: la sintassi cinematografica per ricostruire l’antefatto ed il gameinterattivo per costruire insieme al pubblico l’esito (o gli esiti) della vicenda.

Una menzione speciale merita il Progetto Mir (Residenze per la Pace), cui il Florian Metateatro ha aderito ospitando le artiste ucraine Anna Stativa (artista visiva e graphic designer, autrice della collezione di disegni ed acquarelli in esposizione durante le serate del Festival) ed Asya Romanova, regista del documentario NEVER AGAIN?, uno spaccato originale ed insolito sul dramma della guerra in Ucraina, incentrato sul ruolo dei giovani artisti e sull’importanza della collaborazone internazionale come strumento di futuro possibile.

Paolo Verlengia

CREDITS:

“Attraverso la Tendenza (dove si muove quello che ci muove)”

Festival di teatro, danza, performance, musica, illustrazione e videoarte

a cura di Chiara Sanvitale, Sibilla Panerai

Direzione Florian Metateatro: Giulia Basel, Massimo Vellaccio

Staff organizzativo: Cecilia Buccioni, Emanuela D’Agostino, Umberto Marchesani, Ilaria Palmisano, Flavia Valoppi, Alessandro Vellaccio, Anna Paola Vellaccio

Direttore tecnico: Renato Barattucci

Comunicazione e social media: Isabella Micati

Responsabile video: Alessio Tessitore

Progetto grafico: Clarice

2022 – Prima Edizione:

“UNLOCK (indagine sull’azione dei dispositivi di controllo sui nostri corpi)”

di e con Anna Basti e Chiara Caimmi

disegno luci: Maria Elena Fusacchia

musiche originali: Iva Stanisic / Iva and the toy george

manipolazioni sonore: Lukas Wildpanner

con il sostegno di Muta Imago

“MARCO SE N’E’ ANDATO E NON E’ FRANCESCA”

con Francesca Zerilli e Marco De Bella

regia e drammaturgia: Francesca Zerilli

collaborazione artistica: Gabriele Paupini

viceo: Irem Tasdan

“ROMANTIC DISASTER”

di Madalena Reversa

regia: Richard Pareschi

drammaturgia: Maria Alterno

con: Maria Alterno, Richard Pareschi (voce), Marta Lucchesini (synth/manipolazioni audio-elettroniche), Lorenzo Tomio (chitarra-violino/manipolazioni audio-analogiche)

visuals: Giulio Boato

con il sostegno di Motus e il supporto di Santarcangelo Festival, Short Theatre 2021

La messinscena delle performance è stata precedute dalla proiezione delle opere:

Goga Mason, “My Beloved Brontosaurus“, “The King

Giulia Giannoia, “The Lipstick Cycle”, “Tinker Tailor Soldier Sailor”

Asya Romanova, “Never Again?