Teatro dell’Opera di Roma, Serata Preljocaj, l’omaggio in un dittico

I costumi Dior per la prima assoluta di Nuit Romaine sul palcoscenico, la ripresa di Annonciation. Successo per l'omaggio a Preljocaj

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Tanti gli applausi per la prima della Serata Preljocaj, omaggio del Teatro dell’Opera di Roma (repliche fino al 18 settembre) al percorso artistico del coreografo francese Angelin Preljocaj, che ha visto sul palco alternarsi étoiles, primi ballerini, solisti e corpo di ballo del Teatro capitolino, e la preziosa presenza di Eleonora Abbagnato, direttrice del Corpo di ballo accanto al guest Friedemann Vogel.
Nell’inedito dittico proposto al Costanzi, composto da Annonciation e dalla prima assoluta di Nuit Romaine, è facile non solo capire, ma anche essere letteralmente catapultati nel mondo di Preljocaj, coreografo attento, come pochi, alla profonda analisi del corpo e alla sua mutazione. Esemplare è in questo senso la ripresa di Annonciation, pluripremiata creazione per due danzatrici ideata nel 1995 coglie in modo inedito n momento cruciale della religione cristiana, l’incontro fra l’Arcangelo Gabriele e Maria: Preljocaj costruisce una storia intorno a un istante bloccato da un’immagine, catturata per millenni dall’iconografia cristiana cogliendo le emozioni trattenute sulla tela. Alterna alle solenni note del Magnificat di Antonio Vivaldi, in apertura e in chiusura, la pungente musica contemporanea Crystal Music di Stéphane Roy, come accompagnamento di una coreografia che coglie l’avvincente incontro, scontro fra due danzatrici, eliminando la dicotomia uomo-donna. Da una parte l’incedere maestoso dell’Archange, interpretato con solennità da Annalisa Cianci, in austera tunica azzurra e dall’altra la presenza quasi remissiva e sottomessa di Marie, l’eterea e minuta Rebecca Bianchi, di celeste vestita.
L’arcangelo è imperioso nei gesti secchi, quasi sferzanti, la Vergine titubante nel suo turbamento e nella gentilezza del suoi movimenti: una creazione sempre affascinante che attinge dalla pluralità di emozioni dell’iconografia cristiana e che punta via via sulla diversa personalità delle due danzatrici in scena.
Dopo un rapido cambio di scena segue Nuit Romaine, in prima assoluta assoluta al Costanzi, vive una genesi sui generis: nasce come film e approda un palcoscenico. Nuit Romaine nasce come film commissionato al coreografo in tempo di pandemia, come nuova creazione pensata per il Corpo di Ballo Capitolino, un film girato all’interno dei sontuosi spazi di Palazzo Farnese a Roma che s fregia dei meravigliosi costumi di Maria Grazia Chiuri per la Christian Dior Couture. Un film già apprezzato questa estate durante Cinema Opera, ma che adesso si trasforma in una creazione dal vivo. Con risultati piuttosto diversi.
Ho accolto come impegnativa la proposta di trasformare il mio film in un balletto per la scena – il commento di Preljocaj – di solito avviene il contrario: prima nasce lo spettacolo e poi si pensa di filmarlo, anche per mostrarlo a chi a teatro non può vederlo. Il lavoro è davvero molto interessante, benché complesso. È un’esperienza diversa per me e anche il risultato sarà diverso”. Il risultato infatti è decisamente diverso: nel film, Eleonora Abbagnato interpreta Nox, dea della notte, che attraversa le stanze di Palazzo Farnese incontrano i personaggi che l’hanno popolata nel corso degli anni. Nuit Romaine in teatro diventa una creazione eterogenea composta da 16 suggestivi tableaux vivants che richiamano le suggestioni e le diverse anime di Preljocaj e che riecheggiano l’avventura di una notte della misteriosa Nox, interpretata dalla regale Eleonora Abbagnato, sulle note di musica sacra, suoni elettronici, fra Handel e Beethoven, Rossini e Wagner, Schubert e Bach senza dimenticare i Daft Punk. Dalla suggestiva combinazione degli angeli sonata, che strizzano l’occhio a Raffaello, agli angeli neri e bianchi, alle figure di corpi seminudi, i tableux sono conturbanti (Le jarres dorees) e suadenti (Les perles, in coppia con la bravissima Alessandra Amato), ironici (Le grand corde) e storici (i papi), romantici (adagio con Vogel – Adone). Fino al forte impatto visivo dei tableux finali, con Les flemmes e Les Grande Robes, con i protagonisti schierati sul palco. Ad accendere l’immaginario di questa rutilante e misteriosa notte romana avvolta nel mistero, i 90 costumi, variazione del classico chitone, creati da Maria Grazia Chiuri per Dior, in colori che vanno dal grigio al rosa poudre, ricchi di frange e drappeggi, fino ai bustini o alle lunghe e femminili, sontuosissime gonne in leggiadro tulle (ma indossate anche dagli uomini), fra leggerezza, intarsi e giochi di colori per un affascinante disegno che si dipana sotto gli occhi degli spettatori. Tanti applausi e grande successo anche al coreografo presente alla prima per un dittico che entrerà nel repertorio del teatro. Lo spettacolo replica anche stasera giovedì 15 (20.00), venerdì 16 (20.00), sabato 17 (18.00) e domenica 18 (16.30).  Info e dettagli su operaroma.it.

Fabiana Raponi