“L’AVARO” DI MOLIERE

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Dopo l’avvio delle stagioni musicali, al via la Stagione di
Prosa del Teatro Comunale di Vicenza: un appuntamento importante, molto atteso
dal pubblico che dimostra di aver gradito le nuove scelte   artistiche; sono infatti più di 1.200 gli
abbonati alla nuova  stagione,
caratterizzata da grande qualità interpretativa e una forte
matrice europea, un omaggio a cinque dei più grandi drammaturghi di tutti i
tempi: Molière, Goldoni, Pirandello, Shakespeare ed Von Kleist. A rappresentare i classici, alcuni
letti in chiave contemporanea, sono state chiamate alcune tra le più importanti
compagnie teatrali italiane. Il cartellone ospita inoltre in gennaio un
outsider del teatro italiano, Marco Paolini, per la prima volta al Teatro
Comunale con lo spettacolo “Itis Galileo”, già un tutto esaurtito.
 

 

 

 

La trama è quella classica del
vecchio taccagno che, pur di tenere per sé tutti i suoi soldi, impone scelte di
interesse nei matrimoni dei figli e vuol tenere invece per sé una bellissima e
giovane ragazza, seppur senza dote. Una commedia, quella rappresentata dal
Teatro delle Albe, in cui tutti i personaggi sono una cosa, ma ne rappresentano
un’altra, in cui tutti desiderano lo scettro delpotere  , in cui tutti
vorrebbero sostituire il cupo signore della casa, o accomodarsi a fianco del
nuovo padrone. Arpagone è un piccolo sovrano con la
sua corte popolata di larve, in cui la sua voce troneggia; il finale
della commedia non può che essere lieto, e qui è fin troppo di maniera, con
modi che echeggiano i finali avventurosi di tanta tradizione e che rimandano, quasi
a “modelli” televisivi dei giorni nostri.

Arpagone ci parla del suo
denaro come un innamorato, e così estrae dalla sua perdita, dalla sua ferita,
degli accenti toccanti. Chiede al buio della platea di essere “resuscitato”.
Ed è questo, anche, il miracolo della scena.

 

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