Gli innamorati di Goldoni

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Ritmo ed eleganza per una produzione Synergie Teatrali del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno

con Isa Barzizza alla ribalta

Il Teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo (PU), che da vent’anni ospita gli artisti più prestigiosi della lirica col Premio Mario Tiberini, ogni tanto ha in cartellone anche noti attori della prosa.

Con la commedia goldoniana Gli Innamorati abbiamo avuto la possibilità di vedere da vicino la nota attrice Isa Barzizza, una delle “bellissime” del teatro leggero e musicale del dopoguerra che lavorò con attori e registi di fama internazionale, come Ruggeri, Macario, Totò, De Filippo, Garinei e Giovannini, Monicelli, Proietti ecc ecc.

Nel ruolo della zia Fabrizia la Barzizza, vestita di rosso, ha sfoderato tutta la sua classe con una presenza da prima donna raffinata e non debordante, con una recitazione fluida e composta, con un timbro vocale giovane ed accattivante. Al suo fianco un cast di giovani attori ben preparati e padroni dell’arte scenica, a cominciare da Selvaggia Quattrini, degna figlia di Paola Quattrini, nel ruolo di Eugenia, nobile ragazza milanese decaduta, sincera e di buon cuore, ma puntigliosa e gelosissima del suo innamorato Fulgenzio, ragazzo impulsivo della ricca borghesia, impersonato da  Stefano Artissunch che è anche il regista della pièce. I due bravi attori esprimono con varietà d’accento e d’espressione gli umori altalenanti dei due giovani innamorati sempre sul piede di guerra per orgoglio e gelosia, dando vita a esilaranti battibecchi, che hanno come argomento fisso la di lui cognata Clorinda, interpretata brillantemente da Laura Graziosi la quale si cala con camaleontica versatilità anche in altri ruoli come quello del servitore e, sulla linea di Arlecchino servitore di due padroni, porta la maschera, saltella ed ha la gestualità caricata della commedia dell’arte. Elemento moderatore della situazione è la saggia vedova Flaminia, sorella maggiore di Eugenia, figura ibrida impersonata con studiato equilibrio dal bravo attore Stefano De Bernardin in abiti femminili rigorosamente neri e castigati. Di Eugenia è innamorato anche il ricco conte romano Roberto, interpretato da Stefano Tosoni, che con padronanza scenica e attoriale ricopre anche altri ruoli. Il ritmo della recitazione è serrato, la ripetitività dei gesti rende tutto estremamente caricaturale, tutti sono agitati. Il linguaggio goldoniano è forbito e, come in Shakespeare, non si può perdere neanche una parola.

La trama è molto semplice (gli innamorati con le loro inutili inquietudini da una parte, personaggi caricaturali con alcuni tic o manie dall’altra, al centro la saggezza di Flaminia e lo sprint della zia Fabrizia), ma ricca di situazioni comiche tipiche della commedia dell’arte e, come nelle opere rossiniane, ad un certo punto scoppia il temporale.

Il regista Stefano Artissunch è molto attento ai dettagli, cura l’espressività del gesto, il ritmo della parola, gli ingressi e le uscite dei personaggi a passo di danza su musiche d’epoca.

E le musiche scelte, insieme ai bellissimi costumi settecenteschi, alla raffinatissima scenografia semovente e al preciso disegno luci, danno un tocco di prestigio a questo spettacolo che riesce a mescolare nella macchina teatrale il serio e il faceto con effetti di sicura comicità e con un risultato di esilarante piacevolezza.

Musica colta quindi, di compositori del 700 come Bach (Preludio per violino),  Vivaldi (concerto in do magg), Mozart (movimenti di Sonate: Andante, Rondò, Allegretto), Haendel (Trionfo del tempo e del disinganno) e di compositori contemporanei come Philip Glass con Metamorphosis 2.


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