Otello

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A distanza di quindici anni dal suo primo Otello per il Balletto di Toscana e dopo averne anche affrontato la lettura verdiana in una regia d’opera, Fabrizio Monteverde è tornato a esplorare i temi della tragedia shakespeariana con una novità per il Balletto di Roma.
Tra i cambiamenti sostanziali rispetto alla prima versione la bella scelta musicale, questa volta caduta su languide pagine di Anton Dvorak, a partire dalla sensuale Ouverture Otello. E poi l’ambientazione evocativa, caratterizzata da un pontile marittimo, orizzonte che limita l’estraneo e l’ignoto, illuminato da un crepuscolo dai colori accesi, caldi, sensuali anch’essi. Un porto dove gli incontri sono dettati soprattutto dalla percezione dell’instabilità, dell’aleatorietà del qui e ora, che infuoca le passioni e la fame di vivere, e domani, chissà.
Sono infatti tutti esposti al mutare degli istinti i personaggi dell’Otello pensati da Monteverde: la sensualità, soprattutto, che domina ogni legame e ne determina i destini. Una sensualità che ha come fulcro Otello e l’attrazione che il suo ruolo di capo esercita sui suoi accoliti, Jago e Cassio in testa, che se ne contendono il favore e la vicinanza, cercando di primeggiare ai suoi occhi, per avvinghiarlo a loro in un inespresso sodalizio che va oltre la militanza.
Una sensualità, ancora, che con Desdemona, si trasforma in una passionalità che lascia intravedere le dialettiche di un rapporto che alterna dominio e sudditanza tra gli amanti e fa della donna non più la creatura angelicata del mito ma una creatura volitiva pronta ad asserire il primato nelle grazie del compagno attraverso atti di seduzione espliciti.

Fissati questi elementi drammaturgici e delineati i caratteri dei personaggi del suo Otello, Monteverde insinua attraverso numerose danze maschili, ora atleticamente baldanzose ora maliziosamente avvolgenti, l’idea dell’ambiguità che sta alla base del sodalizio tra il generale e i suoi sgherri; così come nelle dinamiche nervose, a tratti violente, eppure sempre dominate da un’attrazione fisica potente e primaria, la conflittualità recondita ma sempre presente dei legami tra uomini e donne.
La trama originale, insomma, è solo il filo rosso che lega le situazioni erotiche e sentimentali tra i vari personaggi – tanto che a tratti le numerose danze di insieme tendono a mettere in secondo piano la vicenda shakespeariana e a diluire l’assunto narrativo. Non di meno tutto confluisce nel tragico finale, nel quale la violenza deflagra nell’omicidio della donna, vittima sacrificale di intrighi, giochi di prevaricazione erotica e di subdoli legami psicologici.

Suggestionato anche da atmosfere cinematografiche (nel caso, l’esplicito omaggio è a Querelle de Brest di Fassbinder) Monteverde si conferma capace di creare forti suggestioni visive e caratterizzazioni potenti anche con pochi dettagli gestuali – le mani danzanti ed espressive hanno grande importanza drammatica – e padroneggia un linguaggio di danza dove dominano le linee classiche, in una ricerca estetica che, seppure apparentemente “raggelata”, non abiura al teatro e al racconto. Il Balletto di Roma, si conferma compagnia di livello più che buono, con giovani e bravi solisti come la bella e brava Claudia Vecchi, Desdemona e l’affascinante José Perez, Otello. Il pubblico della “prima” ha decretato un caloroso successo, viatico per la lunga tournée nazionale della imminente stagione teatrale.

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