Kavakos-Beethoven, a Santa Cecilia, Roma

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In attesa dell’inaugurazione ufficiale della stagione sinfonica con Bruckner e Verdi con Sir Antonio Pappano (il 13-14-15 ottobre) Santa Cecilia offre una settimana decisamente interessante con il Focus Kavakos, una serie di concerti e appuntamenti interamente dedicati al famoso violinista, uno dei maggiori interpreti della scena musicale internazionale. Ateniese, figlio in una famiglia di musicisti, Kavakos sembra l’antidivo per eccellenza, ma capace di regalare emozioni non comuni alla platea. Apprezzatissimo solista, nel corso della settimana (fino a lunedì 8 ottobre) si misurerà anche nella veste di direttore d’orchestra, attività che ha intrapreso con successo da qualche anno a questa parte e sarà protagonista di un incontro con il pubblico. Pochissimi i posti vuoti in una Sala Santa Cecilia quasi completamente piena (anche in concomitanza con la parata di starlette televisive al Roma Fiction Fest) per la serata inaugurale del 2 ottobre. Per l’occasione Kavakos ha scelto un programma di musica da camera con tre Sonate di Beethoven per violino a pianoforte (accompagnato dal fidato pianista Enrico Pace con cui le ha registrate proprio con la Decca) optando per due fra le più celebri, la Primavera (1801) e la Kreutzer (1803). Kavakos, che suona il prezioso Stradivari Abergavenny (1724), ha aperto con la Sonata in Re maggiore op.12 n.1, una sonata concertante tradizionale, ma assolutamente piacevole all’ascolto con tocco leggero, suonando con fare composto e discreto, poi ha regalato una Primavera (in forma ampia dei quattro movimenti) dal timbro assolutamente brioso e fresco nell’Allegro, indugiando su un Adagio espressivo di infinita, sussurrata dolcezza fino alla grazia del Rondò di chiusura. Gran parte dell’attesa era però per la Sonata a Kreutzer, op.47 che Beethoven dedicò al virtuoso Rudolph Kreutzer (che pure la giudicò ineseguibile) e che fu consacrata dall’omonimo romanzo di Tolstoj (1889) anche nell’immaginario collettivo. E nella Kreutzer Kavakos (soprattutto in apertura) sembra cambiare quasi atteggiamento e appare trasformato per regalare una musica di sconvolgente espressività emotiva, in cui gli strumenti si rincorrono l’uno con l’altro dando vita a una tensione quasi sanguigna. La seraficità dell’Andante con eleganti variazioni serve solo a contenere almeno apparentemente una drammaticità a stento contenuta che riesplode nel Finale. La serata è un successo e Kavakos torna sul palco, non per uno, ma per ben due bis. Questa sera e domani sera (4-5 ottobre, ore 21) secondo appuntamento del Focus Kavakos con il violinista impegnato anche come direttore dell’Orchestra di Cecilia, per il Concerto per violino n.4 K218 e la Sinfonia n.34 K388 di Mozart e la Sinfonia 9, La grande di Schubert.

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