Uscita di emergenza di Manlio Santanelli per la regia di Pierpaolo Sepe

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Beati i senza tetto perché vedranno il cielo

“Uscita di Emergenza” è un testo dall’indiscutibile valore che ha segnato la storia della drammaturgia teatrale sul finire del novecento. Siamo in una Napoli irreale, quasi inesistente, dove due uomini vivono rinchiusi in una casa pericolante e bloccati nelle buie angosce del loro passato. Vittime di un bradisismo che è superficiale, capace di far crollare interi palazzi. Un bradisismo che logora e sfinisce le loro anime fino a rendere la vita insostenibile, vita che crolla insieme a questi palazzi. Eppure stiamo parlando di una commedia, dal riso amaro e dai risvolti inaspettati. Se “Aspettando Godot” di Samuel Beckett – testo simile per le aspettativa deluse e per i meccanismi di incomunicabilità – è fondato sull’attesa, l’opera di Santanelli si basa sull’immobilità dei personaggi incapaci di uscire dalla loro cucina e di mutare la propria vita.

Rino Di Martino e Ernesto Mahieux interpretano questi i due naufraghi del bradisismo, Pacebbene e Cirillo, dimostrando grande padronanza della scena e vengono apprezzati con un caloroso applauso del pubblico a fine spettacolo. I loro non sono personaggi facili perché devono riuscire a scavare nell’intimità di piccole manie quotidiane, in rituali buffi e disperati, senza rinunciare alla vena comica del testo. La loro interpretazione, come la regia affidata a Pierpaolo Sepe, risulta essere costruita in maniera geometrica. In particolare si è voluto evidenziare il confronta tra la devozione ecclesiastica di Pacebbene (ex sacrestano) con il background artistico di Cirillo (ex suggeritore di teatro). Quindi, il regista inserisce i due attori in una griglia solida e raffinata. Il risultato è uno spettacolo molto lineare che viene esaltato da una scenografia, di Tonino Di Ronza, essenziale e scarna ma ben curata nei suoi elementi e adatta alla rappresentazione dell’opera. Peculiare è funzione del soffitto mobile che è lì pronto a crollare fisicamente sui tormenti di Pacebbene e Cirillo, sovrastandoli sempre di più fino a soffocarli del tutto.

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